L’Associazione Senegalesi Napoli celebra la festa del Senegal

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Il 4 aprile in Senegal si festeggia l’indipendenza dal colonialismo francese; l’Associazione Senegalesi Napoli commemora questa ricorrenza ripercorrendo la storia della diaspora senegalese in Italia e confrontandosi sull’importanza dell’associazionismo.

NARDONE

Napoli, 5 apr. – Per i Senegalesi il 4 aprile è una ricorrenza importante: l’indipendenza dal colonialismo e l’inizio di una nuova fase della storia di tanti uomini e donne. Per le comunità diasporiche, però, questa festa assume forse un significato ancora più forte, un momento da condividere con tutti i propri concittadini, per celebrare il proprio Paese e rafforzare i sentimenti di unità e solidarietà che li legano. La comunità senegalese di Napoli si è riunita nella sede della CGIL di via Torino proprio per consolidare questo senso di comunità e, contemporaneamente, manifestare l’urgenza di una più attiva presenza dei suoi membri per risolvere insieme i problemi comuni.

L’incontro dal titolo “Immigrazione Senegalese in Italia: aspetti antropologici e sociologici” si è aperto con i saluti del console generale del Senegal a Napoli Idrissa Ben Sene che ha ribadito l’importanza di questo giorno sottolineando anche l’importante ruolo del Senegal, uno dei primi Paesi dell’Africa sub-sahariana ad aver aperto una sede del Consolato generale a Napoli.

Il cuore della conferenza è stato l’intervento di Aly Baba Fayeel, consigliere sull’immigrazione presso il Ministero dell’Interno, sociologo delle migrazioni e storico leader della comunità senegalese in Italia. Nel suo excursus storico sull’evoluzione delle migrazioni dei Senegalesi nel nostro Paese, il sociologo ha spiegato come le caratteristiche dei flussi migratori si siano evolute a seconda dei diversi cicli economici che viveva l’Italia.

Una prima ondata di migranti, provenienti principalmente da Paesi europei e in particolare dalla Francia, è arrivata nella seconda metà degli anni 80 a seguito dell’adesione dell’Italia ai trattati di Schengen e dell’apertura del mercato del lavoro agli stranieri. Il boom economico aveva portato a una forte domanda di lavoro che veniva assorbita della prime ondate di migranti. I Senegalesi, in prevalenza uomini, si inserirono nel settore del piccolo commercio di strada, settore che nonostante rientrasse principalmente nell’economia informale riusciva a garantire buoni guadagni.

I primi segni di stallo economico hanno portato a una crisi del commercio con conseguenti migrazioni dei lavoratori verso le fabbriche del nord. In questa nuova fase, il salario fisso garantito dal lavoro in fabbrica ha permesso ai lavoratori senegalesi di pensare a un progetto di vita di lungo periodo. Tutto ciò portò a una ricomposizione della diaspora: sempre più famiglie arrivarono in Italia e iniziò un processo di integrazione nel Paese con la nascita delle seconde generazioni che potrebbero, e dovrebbero, essere considerate a tutti gli effetti italiani.

La crisi economica del 2008 cambiò ancora una volta le carte in tavola: numerose fabbriche chiusero e i Senegalesi tornarono al piccolo commercio ambulante. Nell’attuale panorama italiano per molti Senegalesi le opportunità sembrano ben poche, questo sta portando ad un aumentano delle rimesse verso il Senegal, spesso in vista di un possibile rientro nel proprio Paese di origine dove si spera di poter investire i risparmi faticosamente raccolti in Italia.

Tra gli altri interessanti spunti offerti da Fayeel sicuramente va ricordato la sua riflessione sul ruolo politico che è stato riconosciuto alla diaspora dal Governo senegalese grazie soprattutto al lavoro dell’Associazione dei Senegalesi Italiana che negli anni 90 ha chiesto il riconoscimento del diritto di voto all’estero. Secondo il sociologo però, quello che doveva innescare un processo di empowerment delle comunità ha portato sfortunatamente a una frammentazione delle stesse, soprattutto in vista della possibilità di poter eleggere i propri deputati della diaspora. Il sociologo ha quindi rilanciato il ruolo dell’associazionismo che dovrebbe raccogliere le istanze della comunità senza divisioni partitiche.

L’invito al pragmatismo e al protagonismo (anche attraverso le proposte di progetti per accedere ai diversi fondi stanziati a vari livelli) lanciato da Fayeel è stato raccolto da molti membri dell’associazione che sono intervenuti nella parte finale della conferenza. Si è parlato della necessità di recuperare un “senso dell’impegno”, una volontà di mettere al centro il benessere dei Senegalesi in un rapporto reciproco in cui ogni persona contribuisce al raggiungimento degli interessi comuni e allo stesso tempo di una necessità di preparare la comunità in modo che sia pronta a cambiare modello di sviluppo, puntando a soluzioni diverse da quelle del piccolo commercio che, anche quando si riesce a ottenere le licenze necessarie per uscire dal settore informale, non riesce più a sostenere le famiglie.

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Arturo Favella

Arturo Favella

Fotoreporter freelance. Professionista dello scatto, racconta in immagini spaccati ed emozioni del reale. Per lui la foto è "musa" dell'informazione