Italo Balbo, un liberale autoritario

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Anna Tortora

“Con le sue trasvolate atlantiche, Balbo ha fatto fare un passo avanti all’umanità. A chi ancora obiettasse che si presentò come un fascista, occorre per forza rispondere come rispose, nel dopoguerra, il sindaco di Chicago all’ambasciatore italiano che gli chiese di cambiare il nome alla strada a Balbo: ‘Perchè non ha trasvolato l’Atlantico?’ […] Modernizzatore e innovatore, fascista passato ad un liberalismo autoritario, unico tra i gerarchi che preferiva gli Stati Uniti alla Germania, unico ad opporsi alle leggi razziali; tutto ciò non basta a mettere Balbo nel Pantheon dei grandi italiani del Novecento, zavorrato com’è dalla corresponsabilità di aver ‘inventato’, ovvero organizzato lo squadrismo fascista e di aver contribuito, più di tutti, a portare Mussolini al potere”. Giordano Bruno Guerri

Italo Balbo è certamente una delle figure più affascinanti del periodo fascista: prima legato alla Massoneria, alpino, quadriumviro, aviatore (padre dell’aviazione italiana), liberale.

La sua fama raggiunse una dimensione globale grazie alle sue storiche trasvolate atlantiche: in Brasile, poi l’acclamzione a Chicago dove fu accolto come un eroe, idolo indiscusso dei sioux che lo battezzarono ‘capo aquila volante’. Addirittura il 21 Luglio 1933 sfilò lungo le strade di Broadway: il traffico si fermò, la folla era numerosa. “Il culmine fu toccato quando Balbo arrivò al Madison Square di Long Island, lo stadio più grande degli Stati Uniti, capace di 200mila posti: era stracolmo, e altrettanti spettatori aspettavano fuori […] Balbo per mezz’ora non riuscì a parlare, tante erano le acclamazioni”. Fabio Mariano, docente di storia

Davvero un fascista anomalo, più vicino alla destra storica, a cui il Presidente Roosvelt conferì tanto di onoreficenza.

“Sto parlando di Italo Balbo che diventò un mito in America e nel mondo dopo le sue temerarie trasvolate dell’Atlantico, da Orbetello a Rio de Janeiro e poi a Chicago, a New York, dove fu accolto trionfalmente come il Cristoforo Colombo del Novecento”.

Mussolini ne aveva timore, Balbo era troppo famoso, troppo intelligente, troppo amato. Lo escluse così dai giochi di palazzo Venezia e dalle preparazioni di invasione dell’Etiopia, e per punizione lo mandò a governare la Libia. Lì, il Maresciallo dell’aria (così lo promosse il Duce), in ‘quella terra gialla’ (la Libia definita dal Duce) fece costruire scuole, uffici postali, teatri, ospedali; divenne il migliore amico dei libici, li promuoveva nell’esercito, gli donò la cittadinanza italiana, ogni domenica, in teatro a Tripoli, organizzava incontri per parlare con loro”.

“Ma anche lì, a Tripoli, Balbo si distinse chiedendo l’integrazione dei Libici come cittadini italiani nel rispetto della loro religione islamica”. Marcello Veneziani

Un ebreo, ormai molto anziano, nel 2018 in un’intervista a Rai 2, ricordava Italo Balbo come un grande amico degli ebrei “Parlavamo con lui la domenica a teatro a Tripoli. lo chiamavamo eccellenza”

Fu il meno servile dei gerarchi, il 21 Marzo 1939, a Roma, accusò gli altri membri del Gran Consiglio del Fascismo di “lustrare le scarpe alla Germania”; non tollerava Adolf Hitler.

Il suo dissenso verso il Duce si faceva sempre più forte, soprattutto quando mostrò tutta la sua avversione all’abominio delle leggi razziali. Balbo veniva da Ferrara, città sede di una comunità ebraica, aveva amici ebrei, il suo compagno di banco al liceo era ebreo con cui mantenne ottimi rapporti. In Libia evitò l’estensione delle leggi razziali.

Il 28 Giugno 1940, morì in uno strano incidente aereo a Tobruch, Libia: fu abbattuto per errore (?) dalla contraerea italiana.

Questo e tanto altro su quest’uomo straordinario, con un codice tutto suo, un uomo libero che non deve essere dimenticato ma ricordato come un eroe.

Immaginiamolo oggi: patriota convinto, liberale, autoritario, sorridente; avrebbe trovato soluzioni serie e pacifiche per la questione migratoria opponendosi a qualsiasi forma di razzismo. Non sarebbe stato un volgare urlatore e avrebbe servito con onore il Paese.

Certo avrebbe portato a termine i suoi propositi e sarebbe stato in grado di dimostrarci che la nostra visione di un futuro ricco di speranza potesse tradursi in realtà.

In un attimo di fugace innocenza sono convinta che con uomini come Italo balbo, ci saremmo incamminati sulla via delle nostre speranze prendendo un ‘volo’ che ci avrebbe portati verso un’Italia migliore.

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.