Ischia. Terremoti, frane e alluvioni: una storia lunga oltre sette secoli

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Napoli, 27 ago. – L’isola d’Ischia, la più grande delle isole partenopee, che chiude a ovest il Golfo di Napoli, ha una sismicità storica ben conosciuta. L’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) ha infatti catalogato nell’isola, che 21 agosto scorso è stata colpita da un sisma di 4.0. Dodici terremoti localizzati a Ischia o nel mare negli immediati dintorni. Il più antico di questi terremoti avvenne il 2 novembre 1275, il più recente risale al 23 aprile 1980. La maggior parte di questi eventi era già nota al grande repertorio descrittivo di terremoti italiani compilato da Mario Baratta alla fine dell’Ottocento e pubblicato nel 1901. Gli studi svolti nell’ultimo ventennio hanno documentato con un buon livello di approfondimento gli effetti di tutti i terremoti noti che hanno interessato l’isola. I terremoti principali sono datati rispettivamente 1275, 1796, 1828, 1881 e 1883.

NARDONE

Caratteristica di questi terremoti è che a stime di magnitudo piuttosto modeste, spiega l’istituto corrispondono effetti di intensità macrosismica molto elevata e distruttiva, come avvenne nel 1883 a Casamicciola, che però in genere interessano un’area estremamente limitata, mentre l’area di risentimento è in genere poco estesa.

Il terremoto del 28 luglio 1883 causò più di 2000 vittime perché capitò nel pieno della stagione turistica, quando gli alberghi erano affollatissimi (la stampa dell’epoca lo ribattezzò, non a caso, “il terremoto dei ricchi”). Ma non bisogna dimenticare che solo poco più di due anni prima un altro forte terremoto, il 4 marzo 1881, aveva prodotto danni altrettanto gravi, e il patrimonio edilizio dell’isola era evidentemente in pessime condizioni.

Le scosse di assestamento furono parecchie, la più forte fu avvertita il 3 agosto. Il sisma era stato preceduto da un fenomeno di minore intensità, del IX grado della scala Mercalli, il 4 marzo 1881; le località maggiormente colpite erano state Casamicciola e Lacco Ameno; la scossa, durata sette secondi, aveva provocato 126 morti e un numero imprecisato di feriti.

Tra le vittime del terremoto vi furono anche i genitori e la sorella del filosofo Benedetto Croce, il quale – allora diciassettenne – fu estratto vivo dalle macerie.

Il meridionalista Giustino Fortunato era anche presente durante l’evento sismico e, scampato al pericolo, prestò soccorso ad un villeggiante.

Per la sua violenza e drammaticità, il terremoto entrò in locuzioni come “Qui succede Casamicciola”, per dire che succede un putiferio.

Il Ministro dei Lavori Pubblici, Genala, arrivato ai primi di agosto come primo provvedimento voleva ricoprire tutto il Paese di calce valutando impossibile una ricostruzione con nuovi insediamenti.. Ma i cittadini superstiti si opposero.

Il terremoto di Casamicciola del 1883 fu la prima grande catastrofe dell’Italia post-unitaria. Il giovane Stato unitario misurò tutta la sua efficienza. La gara di solidarietà internazionale per i terremotati e la ricostruzione di Casamicciola fu incommensurabile. La storia di quel terremoto terribile e quindi della nuova ricostruzione di Casamicciola è tracciata mirabilmente nella monumentale monografia a cura del Servizio Sismico Nazionale pubblicata nel 1999 dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato ed alla quale hanno partecipato 15 studiosi diretti da Roberto De Marco, capo del Servizio Sismico Nazionale, fra i quali i napoletani Giuseppe Luogo, che ne è stato anche il coordinatore scientifico, Ilia Delizia, Ugo Leone, Ugo Vuoso, Elena Cubellis.

Nel 1884 Casamicciola aveva già il suo nuovo piano regolatore della ricostruzione ed ancora pochi anni dopo il suo regolamento edilizio. Nacquero i Rioni baraccati – due alla Marina, uno a Perrone ed un altro alla Sentinella ed il paese si spostò dalla collina alla marina.

L’Ente Pio Monte della Misericordia – che era stato il protagonista della nascita del termalismo sociale in Europa – non si tirò indietro per la Rinascita di Casamicciola. Il suo stabilimento di Piazza dei Bagni del Gurgitello fu distrutto ma l’Ente costruì “in più ferma sede” cioè nell’ area della Marina il nuovo maestoso complesso termale che divenne il centro della rinascente cittadina anche per la sua attività civile e fu inaugurato 12 anni dopo il sisma cioè nel 1895 “ lo stesso giorno dello stesso mese”. Rinacquero gli stabilimenti termali e gli alberghi.

Ai primi del ‘900 Casamicciola era già risorta e già catturava l’attenzione dei fotografi Brogi ed Alinari. La “prima Rinascita” era già avvenuta.

Ma come la terra profonda, che dona l’acqua termale miracolosa, intimorisce e distrugge con i suoi movimenti anche le colline che danno alla cittadina “la più salubre aria dell’isola” che Enrico Ibsen, il grande drammaturgo norvegese che qui soggiornò nel 1867 scrivendo i primi tre atti del suo “Peer Gynt”, riferisce in una lettera all’amico Bergsoe, nascondono pericoli.

Così il 24 ottobre 1910 Casamicciola fu colpita da una terribile alluvione. Morirono 12 persone. L’ intero bacino termale di La Rita fu distrutto così distrutti furono tutti gli stabilimenti termali di Piazza dei Bagni.

Anche questa volta ci fu una gara di solidarietà e ci fu efficienza da parte dello Stato. In pochi anni furono ricostruiti tutti gli stabilimenti termali e – cosa di enorme importanza – fu avviata dal Genio Civile una vasta azione di costruzione di canali di scolo delle acque piovane nelle zone a monte di Piazza Majo e di Piazza dei Bagni affinché un evento del genere non si ripetesse perchè “i terremoti non si possono prevedere ma le catastrofi sì” come sostenne il grande vulcanologo polacco naturalizzato francese Haroun Tazieff nel corso di un convegno sul rischio sismico che si tenne a Casamicciola nel 1983 nel centenario del terremoto per iniziativa della Provincia di Napoli.

Fu avviata e completata in pochi anni una “ Seconda Rinascita” di Casamicciola.

Poi anche Casamicciola dagli anni ’60 del ‘900 non fu esclusa da quella che Ilia Delizia definisce la “mercificazione dell’ambiente” con la proliferazione dell’abusivismo edilizio al pari di tutte le altre località dell’isola d’Ischia senza avere mai un Piano Regolatore Generale “in vigore”.

Ma negli anni ‘70 chiude il complesso Pio Monte della Misericordia per la crisi finanziaria di quel Ente Morale che addirittura rischia di essere sciolto per effetto della legge 382/76 e con la nascita del “nuovo termalismo” con i giardini termali, le moderne piscine e gli alberghi dotati di beauty center chiudono anche altri 11 stabilimenti termali ottocenteschi.

Casamicciola – che dal 1956 ha aggiunto il termine “ Terme” alla propria denominazione – perde il primato di località termale per eccellenza di tutta l’isola d’Ischia.

Comunque – sulla scia del successo turistico dell’intera isola d’Ischia – la sua economia turistica, che si “trasforma” con il nuovo porto per il diporto nautico, tiene.

Oggi Casamicciola conta 67 alberghi per complessivi 3.577 posti letto ed altri 165 posti letto nei 17 esercizi di fittacamere autorizzati. Ma le “ferite” – nel suo assetto urbanistico e nel suo sviluppo sociale ed economico – restano e si incancreniscono. Il complesso Pio Monte è un ammasso di rovine che costituisce orrore al paesaggio proprio sul mare. Altre strutture termali sono dismesse a Piazza dei Bagni e nel bacino di La Rita sono chiusi i 9 stabilimenti termali ottocenteschi dove in uno di questi – quello di Michele Castagna- Arturo Toscanini nel 1953 aveva effettuato un ciclo di cure. Viene anche sottovalutata la difesa dai rischi ambientali e di quel piano di difesa dalle inondazioni messo in atto dal Genio Civile dopo l’alluvione del 1910 non vi è più traccia e memoria perfino storica nell’attuale Ufficio Tecnico Comunale dove vi lavorano due ingegneri, 3 geometri, 3 impiegati amministrativi e 3 operai.

Martedì 10 novembre alle 8.05 del mattino dopo una notte molto piovosa dalle colline dell’Ombrasco e del Mortito viene giù una terribile lava di acqua e fango che invade Piazza dei Bagni, si incanala lungo la strada provinciale Pio Monte della Misericordia, dove fino a 40 anni fa c’era un ruscello chiamato “la Lava” ricoperto dalla strada, e va a sversare all’imbocattura del porto distruggendo tutto quello che incontra. E’ morta una ragazza di 15 anni, Anna De Felice, i cui genitori Aurora e Claudio stavano accompagnando a scuola, all’Istituto Alberghiero di Ischia.

Il padre Claudio dirà in Ospedale che “non me lo perdonerò mai. Forse potevo fare qualcosa per salvarla. Le ho detto di rimanere in macchina, pensavo forse più sicuro”. Poteva essere un’ecatombe.

Alle 8 o qualche secondo o minuto in meno – cinque minuti prima della catastrofe – stavo anch’io con la mia seicento accompagnando a scuola mia moglie Tullia ma al lavoro alla segreteria della scuola elementare su a Viale Paradisiello. Il passaggio per via Pio Monte della Misericordia e poi per Piazza dei Bagni è obbligato. Sotto una pioggia battente a Piazza dei Bagni mia moglie mi ha consigliato di fermarci: “Aspettiamo che spiovi un poco non si vede niente”.

“No – ho risposto- andiamo avanti – piove troppo”. Quella decisione di andare avanti in salita con la marcia in prima senza fermarmi all’edicola per comprare il giornale come faccio oggi giorno ha salvato la vita a me e mia moglie. Saremmo stati travolti dalla potenza della lava.

La decisione di andare avanti e di non fermarmi l’ho presa in pochi secondi perché in pochi secondi è giunto imperativo il ricordo della considerazione che mi diceva sempre il mio amico Giuseppe Iacono ( 1923-1991), che è stato Presidente della Provincia di Napoli dal 1975 al 1978 e poi sindaco di Casamicciola dal 1981 al 1985, che era proprietario dello stabilimento termale Lucibello a Piazza dei Bagni ed era profondo conoscitore della storia locale e che mi ha trasmesso la passione e l’orgoglio per la Storia del mio Paese.

“ Piazza dei Bagni è una bomba atomica quando piove. Sono terrorizzato ogni volta che piove. Lo scolo delle acque da Cava Fontana non è sicuro. Sotto questa strada c’è un sottoservizio che da anni non viene pulito. Non sappiamo in che condizione sta”.

“ Bastava fare la manutenzione” titola a tutta pagina l’edizione napoletana di “La Repubblica” di giovedì 12 novembre 09 ed il sommario dice che gli “alvei ostruiti a Casamicciola, le ragioni di una catastrofe” ed ancora il prof. Ugo Leone, ordinario di scienze ambientali alla Federico II, afferma nell’editoriale di apertura che se “qualcuno ha parlato di calamità naturale e di imprevedibilità dell’evento non c’è niente di più falso”.

“L’evento era annunciato – sostiene Leone – e si poteva evitare e la natura non ha alcuna colpa”.

Il pastore evangelico Leonardo Magrì sulla bara di Anna nel piccolo cimitero di Casamicciola che Edoardo Nicolardi definì nella sua celebre poesia “chiu’ nu’ ciardino che nu Camposanto” ha detto perentorio che “la morte di Anna è un dito puntato contro di noi, contro la mancanza di responsabilità che spesso muove l’umanità”.

Oggi Casamicciola piange ed è in ginocchio da ogni punto di vista: umano, sociale, economico e buon ultimo – ma non per importanza – politico.

Deve rialzarsi per una “terza rinascita” ed ha bisogno di una nuova classe dirigente della politica e dell’economia . Ha bisogno di una grande solidarietà da parte dello Stato – nelle sue varie articolazioni – come già è avvenuto nel passato, da parte del mondo culturale e civile e dei suoi affezionati ospiti.

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Emilia Criscuolo

Emilia Criscuolo

Classe 98, studentessa universitaria presso '' L' Orientale " di Napoli. Amo scrivere. Ed essere creativa. Scrivere è un atto; è qualcosa che fai . Quando lavoro a una storia, punto sulla creatività in ogni momento, per tirare fuori qualcosa di davvero originale, interessante e coinvolgente. Le mie attività spaziano in molti settori ma hanno un filo comune la narrazione.