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INTERVISTA – Minori e politiche di sostegno in Campania, Severino Nappi: “Bisogna rovesciare come un guanto la logica dei progetti”

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Napoli, 20 mag. – Indice Cesvi allarmante. L’organizzazione umanitaria che ha presentato un rapporto sui diritti dell’infanzia, vede la Campania inserita tra le regioni con tasso di povertà minorile più elevato. La maglia nera di maltrattamenti sui bambini, annessi a condizioni di indigenza, ci invita ad interrogarci sul sistema delle politiche sociali a sostegno di famiglie e bambini. 

L’ex assessore al Lavoro a palazzo S.Lucia, presidente dell’Associazione Nord Sud, vice coordinatore regionale di Forza Italia, prof. Severino Nappi, interviene sul concetto di periferie esistenziali, prima che urbane. I genitori campani non necessitano di bollino nero, quanto di comprensione e assistenza, che parta da una lettura critica di quanto sia stato o meno fatto negli ultimi anni, in risposta ai loro bisogni diffusi.

– Prof. Nappi, secondo l’Onu in Italia la povertà è la maggior causa di discriminazione sui minori. Quali sono gli indicatori di rischio di una tale constatazione per il Sud e in particolare per la Campania? 

L’indagine che denuncia le condizioni dei minori in Campania sono conseguenza di genitori costretti a vivere senza risorse, che non sono orchi, né vanno descritti come tali! I bambini sono il nostro patrimonio; la loro povertà non deve essere circoscritta all’indigenza economica, va intesa come scarsità di risorse e politiche sociali;come mancanza di opportunità, di spazi e servizi sociali. Per i nostri bambini ci sono meno asili, meno giochi, meno cose che li aiutano a vivere il proprio territorio.

Le risorse dei piccoli cittadini campani sono di fatto più esigue rispetto alla media nazionale: basti pensare che vengono destinati 50 euro a bambino rispetto alle politiche nazionali, frutto della mediocrità della classe politica del sud che per un riparto risorse si basa su un’inefficiente interpretazione della spesa storica. Se ad esempio un Comune nel 2015 non aveva asili nido, vuol dire che non ne dovrà mai avere, mentre comuni che ne avevano due o tre, possono ottenere fondi e possibilità di incrementare le strutture. Il dato illogico è emerso in un convegno su lavoro e famiglia, doppio passo per la lettura del paese sul tema asili nido. In Campania c’è un tasso di copertura molto basso, con disuguaglianze su scala nazionale. Bisogna renderli più vicini ai luogo del lavoro, semplificare informazioni e meccanismi che sono dietro la loro fruibilità; bisogna comprendere che i campani non sono un popolo di “Erodi”. Continuiamo ad avere come regione, scarsa occupazione femminile, cosa che viene letta come non necessità do costruire asili nido! Sono testimone di famiglie che cercano di garantire con dignità e fatica, una giusta quotidianità ai propri figli. La responsabilità delle condizioni minorili in Campania non è tutta delle famiglie, che hanno un peso minore rispetto a quanto deve fare la collettività. Viviamo nella stagione dell’odio, sfuggendo dal confronto col reale.

Una vera campagna a sostegno dei minori potrà esserci solo quando la politica inizierà a sfidarsi sui contenuti che oggettivamente li riguardano.

– La povertà delle famiglie priva i bambini di reali opportunità di crescita. Le politiche di sostegno, che impatto (ideale e reale) hanno sui minori?

Sto studiando attentamente il tema delle politiche sociali. Bisogna rovesciare come un guanto la logica degli ambiti di zona; la burocrazia che li gestisce non viene fatta  sui “bisogni di fabbisogni” ma per garantire la sopravvivenza del sistema. Nessuno controlla se il servizio erogato vada bene. E’ incredibile che si misurino le ore in un’assistenza designata, come se parlassimo di erogazione da slot. Immaginare disabili abbandonati dal cinismo politico come nel caso del progetto ‘La Gloriette’ destinato all’assistenza di disabili, poi bocciato o le condizioni dell’istituto per ciechi ‘ Domenico Martuscelli’ che sta marcendo con spazi enormi nonostante le risorse europee, mostra che la disabilità è il vero tema difficile da trattare. Il dramma vero della disabilità è che essere disabile costa, in ogni senso, anche da un punto di vista economico. Nella politica affarista è meno interessante occuparsi di questi bisogni, rispetto a quelli facili della maggioranza. La nostra è la terra dei bisogni diffusi, a parte la richiesta di lavoro.

– Indigenza e flessione alla micro e macrocriminalitá. È inevitabile soffermarsi su un tale concetto. Una sua analisi a riguardo?

Se vivi in un posto in cui lo Stato non lo vedi, neppure nella banale quotidianità, hai difficoltà a non mettere in discussione la legalità. Occorre prevenzione del controllo, che non c’è; nella nostra città l’annuncio consuma il fatto. E non è un problema di forze dell’ordine che fanno quello che possono, la verità è che le condizioni in cui versiamo vengono pagate dai ragazzi. La formazione è grande assente in Campania, dove si scoprirà che non si è fatto nulla riguardo la scommessa alla formazione tecnico-professionale per gli adulti del domani. Quando ero assessore al Lavoro ho costituito 100 poli formativi in tal senso. La Campania è stata la prima regione a partire con questa progettualità, ponendosi come vero modello per le altre regioni, rispondendo all’esigenza di aziende che non riescono a trovare qualifiche professionali adeguate alle proprie esigenze. Ho fatto in tempo a finanziare 25.000 euro per la loro realizzazione; è un modello in base al quale gli studenti delle scuole professionali campane possono affacciarsi nel mondo del lavoro, ancor prima del diploma; la beffa è che è stato strappato tutto. Il tema della legge regionale sull’artigianato non è una chicca o cineseria, comprende tutto. L’artigianato campano è tutto. E’ una macro categoria che impatta sull’intero territorio, è un percorso fondamentale per far emergere un contratto di apprendistato con cui hai regolarizzato cento mila irregolarità, ma hai donato altrettante opportunità…un progetto a cui ho lavorato, ma che è stato da altri abbandonato.

– Malatrattamenti sui minori e mancanza di reti di assistenza o intervento capillare sui quartieri a rischio. Quale garanzia per l’infanzia nella nostra Regione?

Si ragiona ancora su percorsi sperimentali, su bandi per fare progetto in tal senso. Le persone non sono “progetti”, sono esigenze, storie, che non possono essere trattate come stato occasionale; sono espressione di un dato oggettivo di necessità da gestire stabilmente. Dovrebbero essere attivati percorsi in cui il cittadino stesso abbia la possibilità di scelta accedendo ai servizi, costruendo una consapevolezza non solo dell’oggi, ma soprattutto del domani della sua sorte, della sua nuova possibilità.

– Gli adulti disegnano il futuro dei bambini. Alla luce dell’agguato in ospedale avvenuto in piena notte a Napoli, dove un ragazzo armato di pistola ha sparato alcuni colpi d’arma da fuoco nel cortile del Vecchio Pellegrini, che esempio dona la nostra città ai suoi piccoli cittadini?

Mi ha colpito che in questa circostanza fossero coinvolti ragazzini di 16 anni, scappati quando il medico in attesa di ricoverarli li ha sollecitati a chiamare i genitori. Siamo nella condizione di degrado più ampia del clima di omertà. Viene naturale non additare questi ragazzini, ma chiedere: “Dove sono i tuoi genitori?”. La politica dovrebbe partire dalla base, dalla dispersione scolastica; deve predisporre una task force di intervento, che offra sostegno e supporto all’educazione familiare.

– Lavoro è speranza. Di quante e quali risorse può davvero disporre la Campania per attuare la logica del futuro dignitoso dei minori?

La Campania ha un tesoro enorme. Abbiamo ricevuto dai fondi europei 12 miliardi di euro che fanno la differenza tra sole e luna. Molto più di quanto stanziato per il reddito di cittadinanza. Bisogna spenderli bene questi soldi. Sollecito un dibattito tra chi vuole restare in Regione, che assicuri rigenerazione urbana, riqualificazione, formazione professionale, revisione di logistica e trasporti (abbiamo le vie del mare intasate ad esempio), investimento su artigianato e sviluppo della Campania. Occorre una politica che accoglie, accompagna, perchè a questo punto si tratta di vivere o morire.


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Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.