Intervista – Maria Bolignano e l’ironia intelligente al ‘Profumo comico di donna’

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1E6779E0 0377 4311 BE82 3EADC5BBBAE4Napoli, 18 dic. – La comicità leggera e profonda ha il ‘Profumo comico di donna’ e reca la firma di Maria Bolignano, attrice e scrittrice ormai esperta.

Oltre al palcoscenico che per lei è casa, la Bolignano da anni si cimenta con l’esigenza di raccontare frammenti e riflessioni sul quotidiano, tradotti in racconti.

Dopo ‘Racconti in outlet’ ed ‘Anche i capitoni hanno un’anima’, arriva ‘Profumo comico di donna’, edizioni Mea e racchiude una serie di racconti tirati fuori dal cassetto del tempo dell’attrice, rinverditi e accompagnati da scritti inediti nati durante il lockdown.

Intriso di vitalità ironica, l’ultimo libro della Bolignano  autrice, si presenta come un ottimo regalo di Natale da mettere sotto l’albero per alleggerire i pensieri di un periodo storico non sempre facile.

Nel suo percorso artistico Maria ha sdoganato la comicità al femminile tra teatro, cinema e tv, lasciandole acquisire piena libertà espressiva e identitaria, scevra da qualsiasi “convinzione di genere”. La sua serie di racconti esprime a chiare lettere questo suo modo di leggere il quotidiano nella piena e nuova consapevolezza di donna e scrittrice.

In questo libro con prefazione di Maurizio Casagrande, finezza e levitá rendono arguto il punto di osservazione del lettore, mescolando l’esperienza del riso con l’analisi attenta di convinzioni, convenzioni e senso comune. L’attrice che si è calata più volte nel vissuto di tanti personaggi, ora li tira fuori dal cilindro diventando vignettista del paradosso esistenziale, che in fondo reca in sè l’umorismo come sentimento del contrario.

Nella raccolta di ‘Profumo comico di donna’ merita plauso anche un testo da ‘stand up comedy’ dedicato interamente alle donne e scritto a quattro mani, in collaborazione con l’attrice Fabiana Fazio.

Questo ed altro, raccontato da Maria Bolignano nella nostra intervista.

– Maria, ‘Profumo Comico di donna’ non è il primo libro da lei scritto. Una domanda sorge spontanea: che tipo di rapporto ha con la lettura e a chi si ispira quando scrive?

Crescendo negli anni mi sono appassionata alla lettura. Leggo praticamente di tutto: dai saggi, ai romanzi, fino a libri di giallo e poesia. La sintesi del mio rapporto con la lettura è fotografata sul mio comodino: su di esso c’è Alda Merini insieme ai Vangeli Apocrifi. La lettura è un piacere, anche se ho iniziato ad amarla tardi…non c’è un tempo per avvicinarsi alla lettura, ma quando scatta l’interesse, non si esaurisce più!

– È già al suo terzo libro! Come è cambiato nel tempo il modo di raccontare e raccontarsi?

Sicuramente oggi faccio attenzione all’evoluzione della storia rispetto al personaggio. Prima la mia scrittura era più istintiva. Ora accade l’inverso e in più ho capito che amo nella lettura e nella scrittura un modo di scrivere conciso, diretto, cosa che ho cercato di trasferire nei miei ultimi racconti. Amo lasciare spazio alla fantasia del lettore. Adoro infatti i libri in cui si racconta una storia che dà luogo anche all’interpretazione. 

– I suoi racconti si sono formati durante il lockdown. Quali riflessioni ha tirato dunque fuori dal silenzio sul mondo, traducendole nel suo libro?

Una prima parte di racconti era già esistente e chiusa in un cassetto; è stata solo rivisitata. L’ispirazione è arrivata a me nel lockdown così come le storie e i personaggi di cui leggerete. A testi risalenti ad anni fa, mai pubblicati, ho aggiunto una favola ed ulteriori  racconti inediti del libro. Ho avuto il tempo per pensare come tutti e ho compiuto la scelta di raccontare e raccontarmi con un nuovo profumo comico di donna.

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– In questa pubblicazione figurano tre persone a lei care: Luciano Melchionna, Maurizio Casagrande e Fabiana Fazio. In che modo i suoi colleghi hanno contribuito a dare un ‘quid’ aggiuntivo al suo testo?

Credo nel valore di squadra, anche se il loro contributo è stato più che altro un atto di amicizia. Maurizio mi ha regalato una “prefazione non prefazione”, come l’ha definita lui stesso; Luciano Melchionna è stato una sorta di coach ottimizzatore e motivatore della stesura dei racconti. Si è “sorbito” tutti gli scritti, li ha letti e mi ha esortato a pubblicarli, suggerendo il titolo ‘Profumo comico di donna’. Fabiana oltre ad un’amica è anche una valente collega. Ho scoperto in lei una bravissima autrice; siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Così è nato il nostro testo dedicato alle donne, con cui amo lavorare e solidarizzare.

– L’essenza dell’umorismo risiede proprio nel legame con l’emotività, con l’interiorità più atavica ed istintuale dell’uomo. Quali istinti racconta nero su bianco?

Durante il lockdown, che poi è il periodo in cui è avvenuta la genesi di questo libro, ho scoperto a mie spese che il mio diaframma si era bloccato. Ho constatato che quello che stavamo vivendo ha avuto ripercussioni istintive sul nostro corpo; qualcuno come me ha avvertito fastidi al diaframma, altri hanno sofferto di gastrite, somatizzando i disagi che la pandemia ha portato con sè. Così ad esempio è nata la ‘Favola del diaframma bloccato e di chi lo sbloccò’, attivandolo con le emozioni. E sulla scia del legame tra istinto ed emotività ho tirato fuori l’umorismo su qualcosa di paradigmatico.

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– Empatia, riso ed esigenza sociale. Tra i tanti, c’è un racconto che a suo avviso sintetizza armonicamente questa triade?

Il testo da stand up ‘Però gli uomini sanno parcheggiare’  è quello che nel libro racchiude le tre componenti. Offre un’analisi sulla condizione che la donna in Italia ancora oggi ha, paragonando la condizione femminile dagli anni Cinquanta fino ai giorni nostri, ironizzando sull’emancipazione. Rappresenta un atto di empatia con altre donne, su cui ridiamo, pur ponendo in luce una realtà sociale. Più che di sociale, il testo mira a parlare di socialità e questa dinamica la si ritrova anche nel primo racconto in cui la protagonista è Dora, una donna dalla vita comune a molte altre donne, che trova però una sua specialità in questo mondo ed acquisisce consapevolezza e lo fa in ‘Una Data da ricordare’. Senza volere, il primo e l’ultimo racconto del libro, in una composizione ad anello, sintetizzano empatia, riso e socialità.

Nei racconti poi, ho trasferito sia umorismo che comicità. La constatazione della realtà ha resa più comica di qualcosa che semplicemente fa solo ridere. L’umorismo ha come nucleo la riflessione; è un aprire una nuova porta su un punto di vista. In questi racconti c’è istinto di conservazione: è difficile a volte restare se stessi, riuscire a convincere di ciò che si è attraverso un pensiero che da uno, una volta esternato, diventa collettivo. Ho parlato per questo dell’essere donna, non femmina, ma non l’ho fatto seguendo la contrapposizione con l’uomo, bensì la comunione con quest’ultimo. 

– Ha già pensato di poter traslitterare questo suo lavoro in una performance scenica?

Naturalmente c’è la possibilità di teatralizzare i racconti. Quando i teatri riprenderanno la loro programmazione, ho intenzione di parlare al pubblico come ho sempre fatto!

– Profumo comico di donna é soprattutto una anamnesi umoristica dello spaccato che ci circonda, letto e vissuto da una donna con una sensibilità sì spiccata, ma al contempo leggera. Cosa intende regalare ai suoi lettori sotto l’albero con questa raccolta di racconti e cosa si augura per il prossimo anno?

Ai lettori auguro di non sentirsi più soli e usare i miei racconti come “dame di compagnia”. A me e a tutti auguro di tornare alla normalità, anche se so che non sarà più quella di prima, ma auspico di riuscire a maturare un nuovo entusiasmo, lo stesso entusiasmo a cui da sempre sono attaccata.

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.