INTERVISTA – ‘Mamma má’, al Teatro Tram Daniela Ioia è il volto dinamico e irriverente delle donne napoletane

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Napoli, 9 nov. – L’incarnazione della resistenza alle evoluzioni dei tempi è rappresentata dalle madri, custodi dei sacri valori di protezione e dedizione, come nessuno mai.

A studiarle antropologicamente con ironia, è il monologo Mamma Má’ di Massimo Andrei, rappresentato al Teatro Tram di Napoli fino al 10 novembre.

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In scena una eccellente Daniela Ioia reduce dal successo del film ‘Il Sindaco del Rione Sanità’, interpreta la maternità letta da tre punti di vista.
Grande dinamicità sul palcoscenico, frutto dell’ottima regia di Gennaro Silvestro.
Con la Ioia sul palco, la forza ed i sogni delle madri prendono consistenza grazie alle evoluzioni sceniche dei tre personaggi da lei animati.
Gli intercalari espressivi pieni di colore, la gioia proverbiale che appartiene alle mamme che parlano dei propri figli, vive nei tre cuori delle donne interpretate da Daniela, cuori di madri annunciate, acclarate ed anche desiderose di avere presto un figlio che le chiami con la parola più dolce che esiste: ‘Mamma má’!

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Daniela Ioia è animale da palcoscenico e da napoletana d.o.c. riesce ad essere in pochi minuti Enza Amato, mamma al passo col nuovo che avanza tra personal trainer e cura dei figli, nonostante sia stata abbandonata dal marito dopo la nascita del secondo figlio, o ancora la donna che ha sposato uno spiantato, ormai disillusa, che dà consigli alle figlie e a Silvana, innamorata di Mustafà, perché non ceda subito alle facili lusinghe del cuore, ed  è anche la moglie che cerca disperatamente di avere un figlio, rivolgendosi ad un medico che per le tre madri putative e reali, diventa un confessore ipotetico con cui interloquire e dare il via a tre siparietti comici esilaranti.

Applaudita per la sua performance tutta al femminile e in solitaria da monologo, Daniela Ioia ci racconta emozioni e progetti del suo lavoro da attrice.

 

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– Daniela, hai interpretato tre spaccati di madri partenopee, cosa le accomuna a tuo avviso e quanto di te c’è in ognuna delle tre?

Anzitutto sono madre da quattro mesi ed interpretare volti di mamme mi ha consentito di dare il meglio di me. Ciò che accumuna i tre personaggi che sto portando in scena, è la determinazione e il coraggio di non arrendersi alla vita, alle sue difficoltà, resistendo ad esse con una femminilità che sogna tra colori e dolori. Lavorare con Massimo Andrei per me è stato un onore. Lo stimo tantissimo! In realtà le tre madri che vedete sul palcoscenico sono tutte donne che realmente ho incontrato nella mia vita sia con i loro accenti, che con le loro storie e il fatto che Massimo le abbia codificate nella sua scrittura così bene, mi ha permesso di donare loro quello che avevo colto da una mia realtà personale.

– Il teatro è forma che “forma” nel senso che dona ad attore e spettatore informazioni, emozioni,  riflessioni. Sei reduce dal successo cinematografico del ‘Sindaco del Rione Sanità’ di Mario Martone, rilettura del grande Eduardo De Filippo. Quanto hai pensato sul set a lui e cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Mentre ero sul set non c’è stato un attimo in cui non abbia pensato ad Eduardo, anzi, Mario Martone ci ripeteva spesso che avrebbe desiderato che Eduardo fosse ancora in vita per vedere cosa fosse stato fatto al cinema con le sue parole eterne. Lo diceva guardando al cielo. Durante la lavorazione del film, ma anche dopo la sua uscita, non ho perso occasione per ricordare quanto fosse geniale Eduardo. Con parole dell’anima, attente all’attualità delle cose, dava la sua speranza a Napoli e ai suoi abitanti.

Ringrazio Mario per avermi concesso l’onore di partecipare a questo film, soprattutto per il primo piano conclusivo che in esso mi ha dedicato. E’ stato un regalo bellissimo!

– Alle tue spalle c’è tanta gavetta e passione per il cinema. Due donne dell’arte recitativa da cui ti senti ispirata, quali sono? Se potessi scegliere di catturare una loro interpretazione per farla tua e riproporla, quale sceglieresti?

Le artiste a cui mi ispiro sono Anna Magnani, intensa e comunicativa anche senza parlare, ed Anna Marchesini, custode di un virtuosismo della comicità esilarante con i suoi  personaggi fuori dalle righe. C’è una scena di ‘Roma città aperta’ in cui la Magnani rivolge uno sguardo sulle scale ad Aldo Fabrizi. Vorrei poter emulare la Magnani per intensità espressiva, così come spero con la mia verve di avvicinarmi  alla ‘Rossana l’attrice’ della Marchesini. In me dicono ci sia questo lato ‘brillante’ che ci accomuna.

– Hai altri impegni lavorativi oltre questo spettacolo? Una curiosità: con quale regista teatrale vorresti lavorare in futuro?

Continuerò la tournée fino a maggio con ‘Mamma mà’, ma presto potrete rivedermi in una nota serie tv, di cui non parlo per scaramanzia. Il sogno teatrale che ho nel cuore? Lavorare con Toni Servillo.

 

 

 

 

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.