Intervista – ‘La Distruzione dell’amore’, l’omoaffettività che travolge e cauterizza nelle poesie di Anna Segre

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Roma, 18 feb. – L’amore come tema fondante dell’ultima raccolta poetica di Anna Segre. La scrittrice e psicoterapeuta spalanca le porte della sua esperienza amorosa al verso che diventa linea della vita, pronto a raccontare l’omoaffettività e la forza travolgente di un sentimento totalizzante, naturale, ma spesso devastante.

L’approccio alla scrittura della Segre è istintivo, obbedisce alle regole del mondo animale, multi sfaccettato come l’animo umano. Attraverso i suoi versi i sensi si avvicinano al mondo della natura, dove le percezioni, gli odori, la gestualità, definiscono l’uno per il tutto, facendone ribalzare forze e contraddizioni.

Nella raccolta ‘La Distruzione dell’amore’, la poetessa racconta l’amore omosessuale con delicatezza, profondità ed essenzialità. Ribadisce che due donne si amano mai da uguali, ma sempre da diverse, dando vita alla danza amorosa che è battaglia intrisa di tregue e passioni.

Si abbatte così un tabù, dando voce all’amore lesbico anche con la lingua ebraica. Le origini della Segre vibrano nei suoi versi e l’ebraicità li pervade tutti. Così facendo si focalizza l’attenzione sul vero significato delle emozioni, scevre da ogni preconcetto sulla diversità di manifestazione amorosa.

“In fondo alla parola – scrive la poetessa in merito all’omoaffettivitàtroverei appropriato, preciso, somigliante ed onesto che ci fosse affettività. Senza escludere la pelvi, che è solo una comparsa nella metafora gloriosa dell’anima condivisa”.

L’ INTERVISTA

-Anna, da quando si è avvicinata alla poesia, cosa rappresenta per lei questa espressione artistica?

E’ sublimazione dal solido all’aeriforme. Penso che la poesia sia parte integrante dell’individuo che si esprime tramite le parole per come è. La scrittura assurge la personalità dell’uomo. Con essa non ci si può nascondere. La mia poesia è frutto di tutti i “calcoli renali” che il mio corpo ha patito in termini di conseguenza emotiva dell’amore. Vede, esiste un punto di partenza per la scrittura che è il pensiero. La cosa più difficile è tramutare questo pensiero in espressioni, con la sua validità per come lo si è formulato. Con la poesia ci si muove in un gioco di equilibrio puro tra i due ambiti. La mia poesia è istintiva; tutta la mia scrittura lo è e da sempre è interamente pervasa da poesia. Scrivere significa essere!

– Perchè ha scelto di parlare di distruzione dell’amore e che rapporto ha con il sentimento?

L’amore è come lo starnuto: lo idealizzi, speri in esso con intensità delirante, ti fai delle prospettive assurde, ti vai ad infrangere contro i limiti dell’altro che poi finisci per amare, portandoti dietro tutte le nevrosi infantili. Entri in conflitto anche con te stessa. Il tormento è un particolare registro di tutte le emozioni che mi hanno colpito nelle relazioni amorose e che sono venute fuori tramite la poesia. Tutte le ex che ho amato fanno ancora parte della mia vita, nonostante non siamo più insieme. Rido ancora delle cose che di loro ho adorato, che poi sono le cose che rimangono vere nell’animo. Non cancello niente; ricorderò per sempre tutto delle mie relazioni amorose, tanto da commuovermi ancora per ogni minimo dettaglio. L’amore copre il male…la verità è che io il bene non lo mollo mai anche se ho sofferto. Questo è il mio rapporto con il sentimento.

– Nella sua raccolta non parla di amore omosessuale ma di omoaffettività. Provi a definire questa espressione. 

Il problema della stigmatizzazione arriva nella mia vita prima che in altre esistenze, perchè sono ebrea. Quando vieni definita omosessuale, questo suffisso è parte per il tutto; è perversione. Non puoi definirmi per ciò che faccio sessualmente. Il sesso è parte della relazione che deriva dall’amore. Ciò significa che io per essere lì con una persona devo stare nella relazione, vivere l’altro, innamorarmi dei suoi limiti, dei suoi difetti. Per questo credo sia opportuno parlare di omoaffettività e non di omosessualità. 

– Nei suoi versi compaiono molte identificazioni con il regno animale. A quale animale si sente più vicina per il modo di concepire l’amore?

Sono un misto tra l’elefante e la mucca, perchè l’elefante ha memoria poderosa, fedeltà feroce, capacità di aggregarsi tra femmine in modo fantastico; è mite ma allo stesso tempo pericoloso. Sono anche mucca nel senso bovino del termine; nello scodinzolare nell’affettività.

– Oltre ad essere una poetessa è anche psicoterapeuta. Come ci spiega dunque l’amore ed in che modo cambia la percezione del sentimento tra il maschile ed il femminile? 

L’amore è un dio e con esso si tocca l’incommensurabile. Noi abbiamo un corpo che è limitato…l’amore ci dà invece la possibilità di compiere il salto. I nostri sentimenti sono enormi rispetto a qualsiasi parte del corpo. Noi possiamo anche morire per amore quando questi sentimenti ci soverchiano e il sentimento è vissuto come dannazione. L’amore altro non è che uno stato alterato di coscienza. E’ come se le chiedessi di definirmi cosa sia la realtà. La risposta a questa domanda è sempre soggettiva. Lo stesso vale per l’amore in cui ogni ‘io’ dà la sua risposta.

Da psicoterapeuta ho compreso che il maschile vive il sentimento in modo più astruso, nel senso che gli uomini non sono educati  a cogliere il sentimento dell’amore nella sua enormità. Vero è che spetta a noi donne in primis educare al sentimento.

Esiste una parola che funga da filo rosso per ogni suo componimento? E ritiene che ogni innamorato sia un eroe?

La parola che racchiude il tutto è ingenuità. Per questo scrivo nei miei versi: “L’ingenuo si muove nella fiduciosa predisposizione che un angelo gli copra la testa. Dei rovi di complotti non sente le spine, ci passa accanto con la fede di non ferirsi senza la foia di districarli. Non ci sono trappole in cui cada perchè, anche in fondo a una fossa, è protetto dalla fiducia che nulla di brutto possa accadergli. E non si può chiamarla stupidità, visto che è ancora vivo, sorride e combatte meglio di chi dispera”.  Vivo l’amore fidandomi non solo dell’amato, ma delle persone che incontro nella vita. E si, l’innamorato è un eroe che deve cimentarsi con l’idealizzabile che spesso depista, ma è anche colui che vive l’eros come passione sfegatata.

-Cosa intende comunicare al lettore con le sue poesie? 

Non sarebbe bello se fosse il lettore a dirmi cosa gli ho comunicato? Mi piacerebbe arrivare all’inverso. Certamente la poesia mi toglie pietre e veleno da dentro, mi cauterizza perchè non esce da me pensata. Scrivo e viene fuori qualcosa che acquista significato per me e spero per chi lo legge, perchè la poesia è sigillo della vita.

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.