Intervista – “C’è sempre tempo per sognare”, il messaggio di ‘Ivo l’Ulivo’ nel libro di Cosimo Greco

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Napoli, 30 apr. – Una novità per la narrativa dedicata ai ragazzi. L’autore Cosimo Greco presenta il suo ultimo lavoro di scrittura, ‘Ivo l’Ulivo’, edizioni Mea. É un libro intriso di fiducia che approfondisce il senso dei valori importanti dell’esistenza attraverso personaggi, figure e simboli che rimandano al parallelismo tra viaggio e vita, ricerca e verità, sogno e desiderio. A definire la storia di Ivo, giovane alberello che intende sradicarsi letteralmente dal proprio contesto per compiere un viaggio in giro per il mondo, è la scrittura fluida e sensibile di Greco, autore già prolifico nella stesura di racconti per ragazzi.

NARDONE

Come Ivo, anche Cosimo Greco ama viaggiare e coltiva grandi passioni quali la musica, la pittura e naturalmente la lettura. Per questo ‘Ivo l’ulivo’ si presenta come un incoraggiamento alla realizzazione dei propri sogni e all’analisi diversa degli insuccessi, senza fermarsi davanti a ciò che accade.

Didascalico, illustrato ed adatto sia ai giovani che agli adulti che hanno bisogno di riavvicinarsi alla memoria di ciò che erano e desideravano da bambini, la storia di Ivo parte da un viaggio non programmato in Terra Santa. A compierlo sono tre compagni: Ivo l’Ulivo, Dillo l’Armadillo e Simon l’asinello.

Ancora una volta l’aspetto della natura racchiude il simbolico comportamento umano, divenendone allegoria così come accade per gli scenari che fanno da sostrato alla narrazione: lo YadVashem e il Giardino dei Giusti delle Nazioni. La rivisitazione della storia della Croce di Gesù, dona un valore aggiunto al racconto e spiega come un sogno possa concretizzarsi in modo diverso ed essere letto in un’ottica universale, in cui l’unico motore risolutivo è l’Amore, non verso se stessi ma per gli altri.

Cosimo Greco invita a mettere le ali al cuore con questo libro scritto prima nell’anima e poi su carta, come ci dichiara in questa intervista.

L’ INTERVISTA

– Ivo l’Ulivo è un libro rivolto a lettori trasversali per guidarli nel percorso dei sogni. Cosimo, come nasce questo libro?

ll libro è nato di getto ed è stato scritto col cuore. Inizialmente la scrittura della storia era per i miei figli, soprattutto per il mio secondogenito che all’epoca aveva 10 anni. Siccome lui è un divoratore di libri, volevo trasmettergli attraverso questo mezzo dei concetti che per me erano importanti. Quando gli ho passato tra le mani questo manoscritto lo ha letto in un pomeriggio intero. Ad un certo punto nelle parti più emozionanti, mentre guardavo la sua reazione dall’uscio di una porta, vedevo che si emozionava, rideva; in alcuni momenti aveva gli occhi pieni di lacrime. Quando ha finito il libro è venuto da me, mi ha abbracciato ed è stata un’emozione fantastica, anzi una di quelle emozioni che ti restano per tutta la vita.
Ho ereditato la passione per la scrittura da mio padre, tant’è che il libro è stato concepito in un momento particolare della mia vita: avevo perso mio padre da poco. Lui scriveva poesie, ci cantava filastrocche, ci raccontava fiabe da piccoli. All’improvviso mi sono ritrovato a non essere più figlio, ero soltanto padre e in quel momento è sorta in me l’urgenza di comunicare allo stesso modo in cui comunicava mio padre.
Il libro è costruito un po’ a scatola cinese: c’è un involucro esterno in cui parlo a me stesso, al bambino che sono stato quindi divento padre di me stesso mentre nella parte centrale c’è la fiaba vera e propria, il colloquio del padre al figlio. È il percorso di ogni uomo che poi cresce e matura nel tempo, che ho messo nero su bianco.

La vita è un lungo viaggio fatto di partenze, pit stop e riprese. In quale di queste fasi si colloca la sua esperienza di scrittore approdato ad ‘Ivo l’ulivo’?

Ritengo che la vita sia un viaggio, dici bene. Io mi ero fermato con l’esperienza di mio padre e ho dovuto ricominciare, per cui il libro trae il via da un pit stop nel mio caso; ho dovuto fare questo cambio veloce di pneumatici, rifornimento rapido per ripartire e mi sono riappropriato di quella che era la grande cura dei miei dolori, delle mie emozioni, ovvero della scrittura. Scrivo fin da bambino, ma a quei tempi cancellavo tutto ciò che producevo, perchè quando scrivi, ti metti a nudo e provi vergogna. Avevo accantonato questa mia peculiarità e poi ho preso consapevolezza di quanto fosse importante per me e sono ripartito scrivendo con la voglia di comunicare agli altri.

– La sua é una scrittura che parla di sogni e valori. Ha pertanto un importante senso didascalico. Quali simboli ha inteso collocare nel mosaico di questo libro per assolvere ad una tale funzione e perché li ritiene importanti?

Tutto il mio percorso è stato quello di riappropriarmi dell’idea di avere dei sogni e della forza di poterli portare avanti nella consapevolezza che se ci si impegna si può riuscire ad ottenere degli obiettivi. Ho pensato che non è tanto determinante alla fine arrivare all’obiettivo, ma soprattutto cullarsi nei momenti più delicati della nostra esistenza con l’emozione del sogno ed è quello che ho voluto comunicare ai ragazzi e contemporaneamente agli adulti. A volte ci adagiamo in età avanzata in una sorta di confort zone in cui non dobbiamo preoccuparci di molte cose, per cui il messaggio che intendo dare è di liberare le radici dal terreno con l’immagine dell’albero (Ivo), che è piantato in terra e decide ad un certo punto di muoversi. La vita è fatta per il divenire non per restare fermi; è fatta per viaggiare con la fantasia, per conoscere persone, condividere e vivere emozioni. Il mio invito è di liberarci dai vincoli andando alla scoperta del dono dell’esistenza. C’è sempre tempo, soprattutto quando si tratta di sognare.

Ogni racconto o storia messa nero su bianco, risente di un’eco profondo in termini di conoscenza e altre letture. Chi o cosa l’ha guidata nello scegliere di dedicarsi ad un testo adatto sia per un pubblico di giovanissimi, che per un pubblico di Peter Pan?

Penso che chiunque si metta con la penna in mano abbia dei punti di riferimento nelle esperienze di lettura che ha affrontato. Io per esempio, ho dei libri che sono nel cuore come ‘Il piccolo principe’, ‘La gabbianella e il gatto’, ‘L’amico ritrovato’, ‘Il gabbiano di Jonathan Livingston’. Sono libri condensati nel numero di parole ma che generano grandi emozioni; queste sono le basi da cui sono partito. Nel libro inserisco anche il tema dell’amicizia come valore fondamentale, analizzato nella fase di delusione e ritorno del legame tra amici. Il mio scopo fondamentale era quello di trasmettere emozioni forti nei momenti in cui i personaggi evolvono. Gli stessi compagni di viaggio di Ivo l’ulivo hanno valore simbolico: Dillo l’armadillo con la corazza esterna ha un cuore tenero che cresce con il sogno di tornare indietro e rappresenta il desiderio di divulgare il Vangelo nel nuovo continente; la gazza ladra compare e scompare perchè rappresenta la libertà, l’assenza di pregiudizio e l’asinello, é simbolo di testardaggine e fedeltà al ricordo di qualcosa di grande, tanto da condurre i suoi amici allo scopo del viaggio.  

– Nel libro il senso di diversità, consapevolezza e volontà si intrecciano più volte. Come potremmo collocare il nostro approccio ad esse superando la dicotomia esistente tra percezione e verità, dubbio e fede, solitudine e condivisione?

Ivo vuole sentirsi diverso sradicandosi dal territorio in cui è nato. Penso che l’unico motore che ci può aiutare in questi conflitti è solo l’amore. Ivo ci riesce perchè ama quello che fa, ama la vita; ama conoscere, ama il suo prossimo. Il momento chiave è la parte finale del libro, scritta in realtà per prima ed ambientata nella Domenica delle Palme. Si tratta di un monologo in cui mi rivolgo ad un amico che mi sta abbandonando. A questo punto la mia razionalità viene messa in discussione dalla fede in Dio. Proprio la volontà di sognare e di pensare in maniera positiva mi induce a credere in una realtà  ultraterrena con un Dio grande che ci accompagna in modo diverso.

– Il giardino degli ulivi rappresenta il frantoio della nostra anima. Perché è importante oggi, soprattutto in questo periodo storico, lasciarsi ispirare dalla storia e dalla fantasia, per superare la nostra “notte più scura”?

Anche Gesù nel momento più duro della sua vita è in solitudine e vorrebbe allontanare il calice; allo stesso modo quando affrontiamo la vita dobbiamo avere a mio avviso la percezione che esista un disegno su cui noi andiamo a scegliere, con la possibilità di dare una direzione al vivere; quando poi subentra la consapevolezza di cosa siamo venuti a fare sulla terra, arriva l’accettazione di quello che stiamo compiendo. Ivo l’ulivo a un certo punto capisce il senso del perchè voleva viaggiare. Il suo scopo nella vita era quello di salvare altri suoi simili e si sacrifica. Con questo passaggio ho voluto far comprendere che anche un sacrificio può diventare, in nome dell’amore per gli altri, la realizzazione dei propri sogni. In questo periodo storico che ha fatto emergere l’impotenza dell’uomo, il quale languisce in un senso di sospensione, viene in soccorso la creatività, il continuare ad avere progetti accompagnati però dalla fede in qualcosa.
– La lettura é una risorsa, così come la musica e l’accettazione della nostra umanità. Volendo ridare parola qui ad Ivo l’Ulivo, quale monito rivolgerebbe ai suoi amici lettori?

Il monito è quello di insistere, di non smettere mai di dare sfogo alla fantasia, di credere in quello che pensate e dare sfogo alla creatività, dono di Dio che abbatte ogni limite. Ad un certo punto del libro uso una figura, quella del nonno albero che racconta la favola agli alberelli intorno a lui. È il simbolo della saggezza, di colui che ha raggiunto la consapevolezza di ciò che siamo e andiamo a fare. Nonno albero dice: “È importante sognare e desiderare di raggiungere degli obiettivi, perchè i sogni a volte si avverano, a volte no, ma altre vanno addirittura al di là delle nostre stesse aspettative”. Quando ho scritto ‘Ivo l’ulivo’, ad esempio, non pensavo potesse essere letto da altri padri ad altri figli e invece è accaduto. Se Ivo fosse musica sarebbe una canzone rock che parla d’amore…potrebbe essere una Stairway To Heaven dei Led Zeppelin.

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Pina Stendardo

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.