Intervista – Boom di separazioni dal lockdown ad oggi, lo scenario attuale descritto dall’Avvocato Francesca La Montagna

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Napoli, 28 giu. – Convivenza forzata e problemi legati alla pandemia. La crisi italiana si riflette anche nella coppia. Le restrizioni anti contagio e il lockdown che speriamo esserci lasciati alle spalle, hanno indotto marito e moglie a discutere di continuo, fino a ricorrere all’avvocato chiedendo di dare il via all’iter di separazione. L’Associazione Nazionale Avvocati divorzisti alcuni mesi fa aveva lanciato mediaticamente il suo appello: “E’ boom di separazioni dovute alla convivenza forzata. Nel 2020-2021 l’aumento annuo si è aggirato intorno al 60%, dato sottostimato se si considerano le coppie che per problemi economici non possono ricorrere all’aiuto legale”.

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La pandemia ha creato dunque un’emergenza familiare, insieme a quella economica. L’amore è salito sul ring, lasciando marito e moglie all’angolo del loro rapporto, spesso sfociato anche in episodi di violenza domestica.

A confermare il dato italiano è l’Avvocato Francesca La Montagna, legale di professione e consigliere comunale della città di Acerra, impegnata negli ultimi mesi a dare assistenza a tante coppie scoppiate durante la pandemia.

Nel mio studio – afferma La Montagna – sto registrando negli ultimi mesi, un incremento di richieste di separazioni; il 90% proveniente da donne che sono stanche di sopportare il partner e per questo si dicono pronte a sbracciarsi le maniche pur di andare avanti serene nel loro percorso di vita e in nome della serenità dei figli”.

Il dato significativo induce l’Avvocato ad un’analisi complessiva di quanto sta accadendo nelle famiglie italiane, come ci rivela in questa intervista.

– Covid e separazioni, avvocato La Montagna, qual è lo scenario attuale su cui poter operare un bilancio?

Il covid e il lockdown hanno messo e stanno mettendo a dura prova la tenuta della famiglia: nel 2020 c’è stato un aumento delle separazioni, rispetto al 2019, del 60%, di cui il 40% per infedeltà coniugale e il 20% per violenza familiare. La principale causa è stata la convivenza forzata, con tutti i problemi relativi all’emergenza sanitaria, stress, mancanza di lavoro, didattica a distanza. L’input emotivo di quanto ancora sta accadendo è stato devastante e sta avendo i suoi strascichi. Ogni famiglia ha dovuto gestire un carico di lavoro e preoccupazioni raddoppiato e inaspettato rispetto al passato, cosa che ha destabilizzato i punti fermi personali e collettivi. Possiamo affermare con certezza che la pandemia ha creato non solo un’emergenza economica, ma anche familiare, frantumando le nostre certezze.

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  – Dopo il lockdown sono esplose le coppie che già vacillavano oppure la convivenza forzata e le complessità pandemiche hanno delineato la fine dei rapporti?

Anzitutto va fatta una considerazione di carattere generale, sui diversi scenari possibili: vi sono partners che avevano pensato di separarsi già prima della pandemia, ove la convivenza forzata è diventata una prigione ed ha dato il via alla scelta definitiva. Qui il partner ha maturato la consapevolezza di un rapporto al capolinea; diverso è il caso di coppie che credevano di avere un solido rapporto ma poi lo scompenso emotivo è stato causato per esempio, dalla scoperta di un tradimento. In questo periodo storico apprendere una notizia simile è stato per alcuni ancora più avvilente perchè ha bucato la cosiddetta bolla di sapone in cui si pensava di vivere. In entrambi i casi, la pandemia ha avuto il suo effetto devastante.

– Quali sono le cause più frequenti di rottura presentate come motivazioni legali sia dalla controparte maschile che da quella femminile?

Dalla mia esperienza personale di avvocato, posso dire che il 70% delle separazioni proviene su impulso di parte della donna, colei che ha coraggio nell’assumere decisioni importanti. In ogni caso, da parte sia dell’uomo che della donna, viene lamentata una comunicazione insufficiente tra coniugi, personalità ed interessi differenti, mancanza di intimità e scarso impegno nel voler mantenere saldo il rapporto.

-Si parla spesso di tentativo di conciliazione. Quanto risulta fattivo quest’ultimo nel momento in cui si avvia un percorso legale di separazione?

Il tentativo di conciliazione viene svolto dal presidente del tribunale, una volta depositato il ricorso per la separazione.
È una funzione della prima udienza presidenziale ove compaiono entrambi i coniugi, che però quasi mai va a buon fine. Quando si arriva davanti al giudice almeno uno dei due coniugi ha le idee ben chiare sul futuro personale e della coppia.

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– Mantenimento si oppure no? Le donne di oggi quanto cercano di emanciparsi rispetto a questo concetto?

Nel mio studio ho visto donne disposte a rinunciare ad ogni forma di mantenimento nei loro confronti, pur avendone diritto, purché si fosse addivenuto ad un accordo consensuale, perché l’ostacolo più grande nelle separazioni è la determinazione e quantificazione dell’assegno di mantenimento per moglie e figli. Le donne si sono emancipate, vogliono lavorare, guadagnare soldi e non dipendere né intellettualmente, né economicamente da un uomo. La libertà economica è una conquista della donna ed è ciò che oggi, sempre più frequentemente si persegue.

– La controparte maschile come si adegua rispetto al contesto, tra difficoltà economiche e nuove impostazioni di vita?

Gli uomini sono più preoccupati delle conseguenze personali e patrimoniali di una separazione e nell’intimo sono sempre più convinti che si possa tornare insieme. Molti propongono al coniuge di mantenere il rapporto di separati in casa, continuando a convivere sotto lo stesso tetto, giustificando tale richiesta con la necessità di non creare traumi alla prole. Il partner maschile si adegua con immensa fatica alla separazione dalla famiglia e ad un nuovo stile di vita…spesso occorrono anni per fargli superare il tutto.

– Alla luce di un incremento delle richieste di separazione, quale invito rivolge alle coppie?

I problemi della coppia nascono nel momento in cui la crepa, costituita tra i due partners, non viene affrontata, provocando una difficoltà di dialogo nella coppia, che se perdura nel tempo, costituisce quello che viene chiamato il ‘non ci capiamo più’. Da professionista, intendo invitare le coppie che si sentono in crisi, a riconoscere i bisogni che sottendono le manifestazioni problematiche, ad iniziare a comprendere se il bisogno personale può o non può essere soddisfatto dal coniuge, evitando le accuse continue  dell’ ‘è colpa tua’. Quando un rapporto di coppia finisce non ci sono colpevoli, ma ammissioni di errori da parte di entrambi.

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.