Intervista – Arriva al cinema ‘Invisibili’, Daniela De Vita: “Questo film coraggioso mi ha permesso di realizzare un sogno riflettendo sul vero senso delle opportunità”

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Arriva finalmente nelle sale la pellicola indipendente ‘Invisibili’, rimasta per anni nel cassetto e finalmente diffusa nel circuito cinematografico. Il regista Federico Di Cicilia presenta in anteprima questa sera alle 20.30, al cinema Vittoria di Napoli, un lavoro importante incentrato sui sogni dei giovani e sulla macchina delle disillusioni spesso costruita intorno ad essi.

Al centro della trama c’è l’invisibilitá, in cui per un attimo tutti siamo caduti, diventando trasparenti agli occhi di qualcuno; così come la vicenda ruota parallelamente intorno alla storia di una famiglia con i suoi delicati rapporti ed intorno al tema dello sport, che sarà terreno di gioco per lo sviluppo emotivo dei protagonisti.

Nel cast vecchie glorie del cinema come Nello Mascia, Renato Carpentieri, Massimiliano Gallo, insieme ad una nuova generazione di attori in cui rientra anche Daniela De Vita, insieme a Nicola Capobianco.

Per l’occasione l’attrice veste i panni della madre del giovane protagonista Peppino, e sarà la moglie di Massimiliano Gallo.

‘Invisibili’ ha rappresentato per la De Vita, la prima vera opportunità cinematografica regalatale agli esordi della carriera, al fianco di grandi professionisti. É questo un film pieno di spietatezza e sensibilità, che ha permesso alla De Vita di mettersi alla prova come attrice, consolidando sempre più, come ci racconta in questa intervista, il desiderio di fare della sua passione, un mestiere per comunicare tutta se stessa sul grande schermo.

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LA TRAMA

In un piccolo paesino del sud Italia, tutti sanno tutto di tutti. La madre di Peppino è appena scappata di casa, abbandonando la famiglia. Peppino, appena maggiorenne, soprannominato Platini fin da bambino, e suo padre Gerardo, camionista, sono in crisi. Il talento per il calcio del piccolo Peppino, ha portato Gerardo a puntare tutto sulla sua carriera. Tra infortuni, allenamenti, provini e bugie, Peppino cresce sotto le rigide regole del padre e passa il suo tempo con il suo allenatore-mentore, Carmando, un postino in pensione che fa credere a tutti di aver giocato in serie C. Jenny, i debiti del padre con don Antonio, le difficoltà nelle squadre giovanili della capitale, e un infortunio, riporteranno Peppino alla realtà. Per non sentirsi più invisibile, Peppino deve fare qualcosa.

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L’INTERVISTA

Daniela, finalmente esce al cinema ‘Invisibili’, un lavoro cinematografico indipendente, rimasto per un po’ nel cassetto ed ora finalmente nelle sale. Cosa commenti a riguardo? È il caso di dire che c’è un tempo per ogni cosa?

Finalmente il film ‘Invisibili’ è nelle sale. É un lavoro indipendente, che rappresenta un po’ il sogno del cassetto del regista e di tutti coloro che hanno partecipato al girato ed hanno preso molto a cuore l’iniziativa. Certo che c’è un tempo per ogni cosa. Questo è un film coraggioso, che ha permesso a tanti giovani attori, me compresa, di vivere una bella esperienza. Quando l’ho girato avevo appena 22 anni. Fu il mio primo set durato un mese e mezzo ed ambientato ad Avellino. La bellezza del film sta anche negli straordinari attori che vi hanno preso parte.

Al regista va tutta la mia stima e vanno anche i miei complimenti per aver scelto personalità del teatro e del cinema per dare voce ad un’intensa storia, investendo contemporaneamente su giovani attori, dando loro la possibilità di esprimere il proprio talento.

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– Nella sceneggiatura sei la madre del protagonista. In cosa consiste la tua invisibilità sul set e come riuscirai, se ci riuscirai, ad aiutare tuo figlio ad uscire dalla penombra?

Sono una mamma invisibile come moglie e soprattutto come donna del popolo, succube, vittima, che non riesce a partecipare alle decisioni della vita familiare, ma anche alle decisioni personali. Aveva ad esempio il desiderio di intraprendere la carriera da parrucchiera, che viene fortemente contrastato dal marito. Cerca però di aiutare il figlio ad uscire dalla penombra, dandogli tanto amore e dolcezza.
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– Nel cast con te ci sono Nello Mascia, Massimiliano Gallo e Renato Carpentieri, tre nomi una garanzia. Cosa ti hanno insegnato sul set e come li ringrazieresti?

Questi tre grandi attori mi hanno insegnato il valore dell’umiltà e della semplicità. Loro sono la prova che le persone di valore sono sempre le più umili. In particolar modo Massimiliano mi è stato molto di aiuto perché ero tanto timida ai tempi. Mi invogliava a stare serena e a viverla come un gioco, divertendomi e così fu!
Di Renato Carpentieri ricordo invece una frase che mi disse: “Nennè, a fa’ l’attore c’è vo ‘o fisico”. In realtà il primo giorno di riprese mi ammalai e rischiai di far fermare la troupe per qualche giorno. Ecco il perché della sua frase! Da quel momento in poi, prima, durante e dopo un set, prendo tanta vitamina C e seguo gli accorgimenti adeguati.

– Al centro della trama c’è comunque lo sport. Che rapporto ha il protagonista con quest’ultimo e che tipo di interesse nutri per esso nella vita reale?

Il protagonista ha un rapporto con lo sport positivo, perché gioca a calcio nella piazza del paesino in cui vive ed è attraverso lo sport che vuole uscire dalla sua invisibilità.

Quanto a me, amo lo sport, ma più che altro adoro la danza. Nell’ultimo periodo della mia vita sto facendo pesistica con un personal trainer, anche se la più grande passione è il ballo. Ho seguito la danza sportiva di coppia, ho praticato pole dance, che reputo una forma di danza sensuale e dinamica. Cerco di coltivare queste passioni, insieme alla scrittura e la recitazione che è il mio grande amore.

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– Ti sei mai sentita invisibile come attrice e donna?

Come attrice, magari in alcuni momenti in cui non sempre si riesce a dare il meglio di sé e quindi invisibile perché non si riesce ad essere se stessi mostrando la vera personalità. Come donna sicuramente mi sono sentita invisibile, anche se ora non mi viene in mente un momento preciso.

Credi che l’invisibilitá sia un punto di forza o demerito?

Penso che l’invisibilitá sia qualcosa che creiamo noi stessi, in base ad altre energie che incontriamo. Poi sta a noi decidere se queste ultime ci stimolino a reagire o ci spingano ad essere invisibili. Penso all’invisibilitá non come un punto di forza o demerito, ma come a una fase della vita. Bisogna però sottolineare che ci sono anche persone che rischiano di rimanere nell’invisibilitá per sempre, ammalandosi per certe reazioni alla vita. Questa cosa mi fa stringere veramente il cuore, se solo penso all’invisibilitá del mio personaggio, Angelina, che non ha voce in capitolo e la paragono ad una donna che potrebbe esistere realmente in tante altre case. In questo frangente soffro perché esisterebbe una donna priva di libertà e piena di frustrazioni tenute dentro.
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– Perché reputi interessante questo film e quale motivo dovrebbe spingere gli spettatori a correre in sala a vedervi?

Perché racconta la vita in generale, con tutte le sue sfaccettature; parla di sogni, di frustrazione, della rivalsa personale, dell’ambizione, del riscatto di chi vive in un paese piccolo o in un quartiere difficile, dove non si conoscono gli orizzonti, il mondo, la vita.
Io vivo in un quartiere un po’ particolare, ‘invisibile’, però ho cercato in tutti i modi di non farmi schiacciare da questo stato.
Ecco, il film permette ai giovani di interrogarsi su cosa vogliono realmente, perché il protagonista è un ragazzo che non sa ancora cosa fare da grande ed ha sulle spalle il grande peso del padre che vuole a tutti i costi che lui diventi un calciatore.

C’é inoltre un altro tema a me molto caro nel film e a tirarlo fuori è il personaggio interpretato da Nello Mascia che si finge un allenatore che fa solo promesse. Questo mi fa pensare a tutto ciò che un giovane deve affrontare per affermarsi, quando lungo il percorso di formazione può imbattersi in persone che iniziano a fargli credere di poterlo aiutare a svoltare. Anche questa è una realtà e al regista va il merito di averla raccontata.

 

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.