Intervista allo storico Eugenio Capozzi che ci parla del suo nuovo libro ‘L’ autodistruzione dell’Occidente’ e della vicenda Gozzini – Meloni.

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Anna Tortora

Per la mia rubrica “Il Personaggio” sono lieta di ospitare lo storico Eugenio Capozzi, professore presso la facoltà di lettere degli studi di Napoli “Suor Orsola Benincasa”.

– Lei è Professore universitario come Giovanni Gozzini. Cosa pensa della triste vicenda sugli insulti all’on. Giorgia Meloni?
“Non solo sono docente universitario, ma appartengo al suo raggruppamento perché Gozzini è uno storico contemporaneista. Cosa penso? Inutile dirlo, sono espressioni indegne di un gentiluomo, di un Professore, di un uomo di cultura. Non sono solo indegne dal punto di vista personale, ma sono espressione di un tipo di arroganza politica, tipico di una certa classe dirigente intellettuale della sinistra italiana che pretende di avere una superiorità morale tale, rispetto ai suoi avversari, che quasi non li ammette alla dignità umana, e quindi crede di poters permettere di dire qualsiasi cosa. Detto questo, io trovo però sempre inquietanti le richieste di punizione, di sanzioni, di censure, nei confronti di un intellettuale che dice quello che pensa, perché per quanto indegna possa essere la cosa che si è detta, se la si dice nell’ambito della propria libera espressione – quindi al di fuori della propria attività istituzionale – ci se ne assume la responsabilità.
Se si configurano dei reati o di diffamazione, o di minacce, o di vilipendio, allora si può procedere secondo le vie legali, ma dire che un Professore non ha diritto di parlare perché è un Professore è una forma di censura. Ripeto, non ho nessuna comprensione verso quello che è stato detto, però mi fa molta paura chi vuole censurate.
Credo che sia assolutamente sbagliato quello che ha fatto l’Università di Siena sospendendo il docente. Cosa che peraltro la Meloni saggiamente non aveva chiesto. Chi dice certe cose si squalifica da solo. Molto spesso, si è fatto lo stesso a parti invertite: cioè con la scusa degli hate speech, dei cosiddetti discorsi di odio, si tende a tappare la bocca ad intellettuali che esprimono opinioni che non sono conformi a quella che è la vulgata più diffusa dei media e della classe dirigente progressista. È successo anche in molti altri casi dove non c’erano minimamente insulti di questo genere, ma c’erano semplicemente opinioni provocatorie, espresse in forma forte: si è invocata la punizione, si è invocato il licenziamento. Io credo che non si debba incoraggiare cose del genere e che la libertà di espressione sia talmente preziosa in una democrazia, talmente da salvaguardare, che è meglio rischiare che venga usata male piuttosto che non farla usare”.

– Parliamo del suo nuovo libro ‘L’ autodistruzione dell’Occidente’.
“Sì. Quando parlo di autodistruzione, intendo che l’Occidente, come tutte le altre civiltà, può avere un processo di crescita, di fulgore e di decadenza. Ma l’Occidente si differenzia da tutte le altre civiltà perché ha prodotto una concezione universalistica dell’uomo, cioè una concezione dell’uomo come centro dell’universo, una concezione dell’uomo come essere razionale e pienamente libero di scegliere tra il bene e il male; questo è dovuto alla radice ebraico – cristiana dove l’uomo si concepisce come creato a immagine e somiglianza di Dio. Minato dal peccato ma anche capace di ragione e libertà. Questa concezione universalistica è alla base di tutte le idee liberali e democratiche, di tutti i principi costituzionali delle democrazie. Se viene rinnegata, vengono meno le possibilità di instaurare una convivenza tra gli uomini fondata sul rispetto delle libertà individuali. L’ Occidente, però, oltre a produrre queste dottrine universalistiche ha prodotto anche una ideologia relativistica che tende a rinnegare la propria stessa storia: l’Occidente si auto-rinnega da quando la dottrina egemone delle sue classi dirigenti è diventata un relativismo radicale. Questo relativismo radicale distrugge l’Occidente e distrugge anche la possibilità di un universalismo come quello che è espresso nella dichiarazione dei diritti dell’uomo. Se non c’è dietro la cultura ebraico – cristiana, quella dichiarazione non ha più nessun valore. Può essere accettata da altre culture, ma se l’Occidente stesso la rinnega finisce col perdere qualsiasi fondamento.
La mia analisi tende a individuare un processo autolesionista, corrosivo, all’interno della cultura europea occidentale, che parte dallo scientismo dell’epoca moderna e termina oggi con concezioni come il transumanesimo, il post umanesimo, l’ecologismo radicale che vede l’uomo come un semplice ospite dell’ecosistema. Sono tutte negazioni della centralità dell’essere umano, che indeboliscono quindi la difesa delle libertà, dei diritti e della vita. Questa è una cosa molto pericolosa non solo per l’Occidente ma per tutta l’umanità. Siamo di fronte ad un vero e proprio collasso della civiltà occidentale”.

Della necessità di volere un “nuovo umanesimo”, come scrive il Professore nel suo libro, per un futuro migliore dell’Occidente c’è ormai più piena coscienza. È da sperare che tutti sapremo vedere i limiti che l’Occidente ha realizzato, forse troppi per essere ormai tollerabili.
Saluto il Professore Capozzi a cui vanno i miei ringraziamenti per il suo prezioso contributo.

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.