Impianti di trattamento rifiuti: Prevenzione incendi, norme e misure queste sconosciute!!!!

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San Vitaliano, 3 lug. – La piattaforma ecologica piu’ innovativa in Europa già proiettata nell’Industria 4.0 inaugurata l’11 aprile 2016 a San Vitaliano in provincia di Napoli è andata a fuoco e al momento non è chiaro se il rogo sia di origine dolosa oppure per cause accidentali.

NARDONE

Soffermandoci sulle cause accidentali, di certo c’è che se gli impianti rispettassero alla lettera le norme in materia di tutela ambientale e di sicurezza sui luoghi di lavoro le fiamme sarebbero solo un evento eccezionale, si proprio così, solo un evento eccezionale, visto che circa 300 Impianti sono andati in fumo negli ultimi due anni. Il loro sprigionarsi, invece, fa pensare quanto meno a gestioni parzialmente se non completamente illegali, agevolate dalla pochezza dei controlli, con le Arpa perennemente a corto di risorse e le forze dell’ordine impegnate su altri fronti.

Se da una parte serve intensificare e razionalizzare i controlli, dall’altra serve prima di tutto l’impegno da parte del mondo produttivo, anche nel campo dei rifiuti, di rispettare le regole del gioco. Nel caso contrario si alimenterà – come già sta avvenendo in queste ore – l’ennesima campagna di demonizzazione nei confronti di tutti gli impianti di gestione dei rifiuti, visti come seminatori di morte e di odio.

Di seguito vengono indicati alcuni requisiti normativi imprescindibili in stabilimenti industriali compreso Piattaforme Ecologiche ad elevato rischio incendio. Vi consiglio di leggere attentamente.

Le attività soggette 
Si tratta di attività soggette per le quali dovranno essere attivati i procedimenti di prevenzione incendi disciplinati dal DPR n. 151/2011.
Le attività soggette, ricomprese nell’Allegato I al DPR 151/11, sono facilmente individuabili in caso di lavorazione di monomateriale (es. carta, plastica ecc.). In presenza di materiali diversi (es. rifiuti solidi urbani), si fa riferimento al materiale presente in maggiore quantità.
La attività principali da considerare sono:
Attività n.12: Depositi liquidi infiammabili e combustibili;
Attività n.34: depositi per la cernita della carta usata con quantitativi superiori a 5000 kg;
Attività n. 48: Centrali Termoelettriche;
Attività n.36: depositi di legnami con quantitativi superiori a 50.000 kg;
Attività n.43: Impianti per la lavorazione della gomma con quantitativi superiori a 5.000 kg; Depositi di prodotti della gomma, pneumatici e simili, con quantitativi superiori a 10.000 kg;
Attività n.44: Stabilimenti, impianti, depositi ove si producono, lavorano e/o detengono materie plastiche, con quantitativi in massa superiori a 5.000 kg.
Sono singolarmente individuabili altre attività secondarie (Centrali termiche, gruppi elettrogeni, distributori carburante ecc.).

Le normative e criteri tecnici applicabili
Per l’attività in questione si applicano le normative ed criteri tecnici di prevenzione incendi, ed in particolare:

  • Il DM 03/08/2015 (Approvazione di norme tecniche di prevenzione incendi, ai sensi dell’articolo 15 del D.Lgs 8 marzo 2006, n.139), denominato Codice di Prevenzione Incendi, che consente di raggiungere i previsti standard di sicurezza antincendio, utilizzando un insieme di soluzioni tecniche più flessibili ed aderenti alle peculiari esigenze delle diverse attività.
    La norma prevede la determinazione dei rischi al capitolo G.3, in cui  viene considerato il profilo di Rambiente (rischio ambiente).
    Per gli interventi di adeguamento, si utilizza la Sezione S-Strategia antincendio, con la applicazione dei seguenti punti:
    Resistenza al fuoco
    3.Compartimentazione
    4.Esodo
    5.Gestione della sicurezza antincendio
    6.Controllo dell’incendio
    7.Rivelazione ed allarme
    8.Controllo di fumi e calore
    9.Operatività antincendio
    10. Sicurezza degli impianti tecnologici e di servizio.
    Sulla base dei criteri previsti, si possono individuare soluzioni conformi, alternative o in deroga per le attività interessate.
  • I criteri previsti nel DM 10.03.98 (Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro);
  • Utilizzo di altre norme tecniche di prevenzione incendi per similitudine;
  • Utilizzo di norme tecniche, linee guida, prescrizioni dei produttori
  • Criteri estrapolabili da letteratura tecnica

Per gli impianti in questione, oltre al rispetto di norme e criteri tecnici sopra indicati, devono essere considerati alcuni aspetti peculiari:

  • La valutazione dei rischi incendio connessi alla quantità e lavorazione del materiale (movimentazione, cernita ecc.)

La quantità di materiale stoccato (all’aperto, in copertura o all’interno di fabbricati) è spesso ingente e richiede modalità di gestione e controllo ai fini di sicurezza antincendio (es. sorveglianza continua).

  • La movimentazione e selezione di materiali combustibili (plastica, carta, legno ecc.) soprattutto in presenza di altri materiali pericolosi (es: bombolette spray, liquidi corrosivi, materiali soggetti ad autocombustione) può determinare surriscaldamenti e/o inneschi che vanno valutati nel processo di identificazione dei rischi incendio.
    Pertanto occorre intervenire sul processo produttivo e valutare le lavorazioni che determinano rischio incendio.
  • La compartimentazione finalizzata alla limitazione dell’estensione dell’eventuale incendio
    L’incendio non deve propagarsi tra il materiale. Tale obiettivo si raggiunge principalmente mediante sistemi di protezione passiva, consistente nella compartimentazione mediante strutture (murature ecc.) e separazioni mediante corsie e corridoi.
  • Sistemi e vie di esodo 
    Si tratta spesso di impianti complessi, con la possibile presenza di numerosi addetti presenti in varie parti dell’impianto (cabinati, passerelle ecc.) per i quali devono essere valutati con attenzione i sistemi di vie di esodo.
  • Gli impianti di controllo ed estinzione
    E’ fondamentale e strategico il rapido controllo dell’incendio: 
    deve essere prevista la installazione di attrezzature ed impianti di estinzione manuale ed automatica (estintori, impianto idranti, impianti estinzione a schiuma e diluvio), da realizzarsi secondo norme di buona tecnica.
    Principalmente dovrà essere previsto un impianto idranti secondo norme UNI 10779 (Impianti di estinzione incendi – Reti di idranti – Progettazione, installazione ed esercizio), con livello di pericolosità 3 (idranti interni ed esterni), la cui distribuzione deve essere articolata in tutte le zone dell’impianto. Inoltre deve essere considerata la estensione della protezione con la installazione di impianti estinzione all’aperto, che consentano di controllare incendi di materiali all’aperto da posizione protetta, con erogazioni di acqua importanti (lance antincendio ad alta capacità, spingarde).
    Il riferimento normativo di tali impianti, oltre alla già citata UNI 10779 è la norma UNI/TS 11559:2014 (Impianti di estinzione incendi – Reti di idranti a secco – Progettazione, installazione ed esercizio). Dovrà essere prevista anche la installazione di impianti automatici di controllo ed estinzione. I più idonei sono gli impianti automatici a diluvio conformi a norme UNI CEN/TS 14816 (Sistemi spray ad acqua – Progettazione, installazione, manutenzione) ed impianti a schiuma media/alta espansione conformi a UNI EN 13565-2 (Sistemi a schiuma – Progettazione, costruzione e manutenzione).

Raffaele De Falco

Consulente Ambientale

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Raffaele De Falco

Collaboratore freelance, convinto assertore del giornalismo moderno, fatto di social, notizie in tempo reale attraverso i più svariati mezzi di comunicazione attualmente in circolazione ed in continua evoluzione. Adoro il mare, amo viaggiare e scrivere: la cultura è la risposta alla vita quotidiana.