Il Sindaco De Magistris su San Carlo e Primo Maggio

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Oggi Primo Maggio ancora più lacerante appare la ferita di tutti quei lavoratori che non trovano la serenità che la nostra Costituzione pure prevede di garantire. In particolare un settore che ha sentito duramente questa pandemia è quello della cultura. Un comparto, che già prima soffriva di un precariato patologico, con il COVID ha visto chiudere i luoghi che non servono solo a ricordare il senso nobile delle nostre esistenze, ma che nelle nostre terre di “periferia” potevano dare una opportunità di emancipazione ai nostri ragazzi. Uno degli spazi più nobili della nostra città è il teatro San Carlo. Per il teatro più antico e più bello d’Italia come Sindaco metropolitano sono andato persino contro una interpretazione burocratica della legge. La norma che istituiva la Città metropolitana sottraeva a questo ente la possibilità di occuparsi di cultura. Avremmo dovuto quindi abbandonare il teatro e dedicarci ad altro. Pensai che siccome la cultura non era prevista mentre lo era lo sviluppo non può esserci sviluppo senza cultura e quindi chiesi ed ottenni dal Consiglio di applicare la Costituzione ed intendere la cultura ed i teatri quali strumenti di rinascita del nostro tessuto sociale ed economico. Non solo ho continuato a finanziare ogni anno il San Carlo, ma ho trasferito milioni di euro in aggiunta a quelli previsti da statuto pur di favorire il superamento della condizione del precariato che coinvolge gli artisti del teatro. L’ultimo finanziamento straordinario di €3.000.000 solo quest’anno proprio per le lavoratrici e i lavoratori, per combattere il precariato storico  ed assumere, non per fare altro. Ho ricevuto dal management del San Carlo rassicurazioni e strette di mano, ma non ho visto infondere la serenità dovuta agli artisti del teatro più bello d’Italia. Se quelle strette di mano e quegli impegni non verranno onorati ed i finanziamenti dati non verranno usati per i lavoratori, chiederò alla Città metropolitana di destinare ad altro comparto culturale le nostre risorse. Oggi si festeggiano i lavoratori e le lavoratrici non le élite e i dirigenti lautamente remunerati.

NARDONE
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Redazione

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