‘Il silenzio grande’, al Teatro Diana la commedia sulle parole non dette ruba l’anima

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Napoli 31 ott. – Gran debutto al Teatro Diana di Napoli de ‘Il silenzio grande, scritto da Maurizio de Giovanni e diretto da Alessandro Gassmann.

NARDONE

Dal 30 ottobre al 10 novembre Massimiliano Gallo e Stefania Rocca sono i protagonisti di una commedia prodotta dal Teatro Diana O.R.I.S e dedicata ai rapporti familiari, alle parole non dette e alle distanze colmate dai ricordi.

Con loro in scena Monica Nappo, Paola Senatore e Jacopo Sorbini, completano un quadro familiare complesso e aggrovigliato dalle distanze emotive.

Maurizio De Giovanni conferma la sua abilità di intellettuale dei sentimenti.

Sono i libri catalogati con cura nella scenografia, ad essere giardino del racconto.

Un silenzio piccolo cresce e invade tutto come un cancro; è l’omissione reiterata nutrita dall’incertezza, a tramutare il silenzio piccolo in silenzio grande. Le parole sono importanti, certo, ma spesso sono tutte le cose che non siamo riusciti a dire a rendere vuoti i carichi emotivi, le relazioni…soprattutto quelle familiari.

Rovesciamento di fortuna, rovina e vendita di una casa innescano uno tsunami emotivo che sfocia in scena in un gioco al rinfaccio familiare, atto a mettere alla gogna il rapporto padre e figli, con un pizzico di ilarità e tanta profondità.

Valerio Rimic (Massimiliano Gallo) è uno scrittore di gran fama, abituato a vivere da undici anni chiuso nel suo studio, circondato da libri catalogati secondo le scelte dettate da mente e cuore.

La scenografia imponente è di Gianluca Amodio e lascia intravedere addirittura il soffitto che chiude in una scatola apparentemente perfetta, la solitudine dei personaggi. La stanza dei libri è la campana di vetro di Valerio Rimic, l’ampolla intrisa di parole impresse con inchiostro su carta, per raccontare le storie che Rimic tanto aveva immaginato quando era accanto al padre, restando in silenzio insieme a lui, mentre guardava il soffitto.

Un dettaglio questo che induce alla riflessione sul ‘saper donare amore’. Se non lo si è ricevuto durante l’infanzia, difficilmente potrà essere esternato nel modo giusto.

La colpa dei padri ricade metaforicamente sui figli. A farlo notare è la bravissima Monica Nappo, domestica di famiglia, sempre attenta ad ogni piccola sfumatura.

Lei nella sua praticità vede ciò che a Rimic sfugge e cerca di fargli aprire gli occhi. La figura della Nappo è elemento importante della sceneggiatura e lo si scoprirà solo alla fine del racconto, con grande effetto sorpresa.

Rose, moglie di Rimic, è interpretata da una intensa Stefania Rocca, cui vengono affidati monologhi importanti attraverso i quali si manifesta tutta la frustrazione di una donna preoccupata per il tracollo finanziario della famiglia.

La presenza di Massimiliano (Jacopo Sorbini), appassionato di letteratura sempre in contrasto col padre, e di Paola Senatore, figlia prediletta del Rimic, tanto innamorata del padre da non riuscire a trovare un suo alter ego in amore, mostra la difficoltà dei giovani di oggi a saper comunicare con la propria famiglia.

Il loro è un disagio culturale, vissuto continuamente nel bisogno di avere tutto e di più, pur necessitando in fin dei conti sempre e solo del più genuino amore.

Le accuse che piovono su Rimic in una sola giornata, portano lo scrittore a fare un bilancio della propria vita, comprendendo se e dove ha sbagliato.

 Massimiliano Gallo diventa matita di tante emozioni. Sulla scena traccia un disegno nitido delle perplessità dei genitori di oggi. La sua arte recitativa è perfezione. Con naturalezza si destreggia tra battute e riflessioni, donando alla regia di Gassmann tutto lo smalto con cui è stata concepita.

A teatro de Giovanni insegna la vita attraverso il silenzio e una radio accesa con tutta la sua musica, crea interconnessione scenica tra realtà e fantasmi, tra rimpianti e ricordi, tra i rumori sinistri che vengono da fuori e fanno paura e il senso rassicurante dato dalla famiglia, valore preminente e nido di quell’amore che ricongiunge ogni crepa, compreso il rammarico delle cose non dette.

 

 

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Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.