Il prefetto di Napoli sulla sicurezza: impegno straordinario delle forze dell’ordine e investimenti sulla videosorveglianza

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Questione aperta sull’educazione delle giovani generazioni

«La sicurezza reale, non meno di quella percepita, non può essere delegata solo agli apparati, ma occorre anche partecipazione, integrazione, coesione, rispetto, da parte di ciascuno, dei propri doveri civici e  la prefettura lavora, attraverso lo strumento del coordinamento, incessantemente in questa direzione». Lo sottolinea il prefetto di Napoli, Marco Valentini, in un’intervista del quotidiano “Il Mattino”, soffermandosi sulla complessa realtà criminale dell’area metropolitana che richiede alle forze dell’ordine un impegno quotidiano straordinario, spesso non messo in risalto dai media.

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Secondo il prefetto, infatti, «La gran parte di coloro che commettono reati, vengono individuati e arrestati, magari dopo qualche settimana di investigazioni. L’arresto successivo interessa molto meno del fatto che l’ha originato, eppure rappresenta la risposta dello Stato in termini di sicurezza pubblica».

Sulla questione delle videocamere, il prefetto spiega: siamo a buon punto, abbiamo completato il censimento, che comprende proprietari, manutentori e standard tecnologici, di tutti gli apparati riconducibili al sistema unitario di prevenzione situazionale, che vede oltre 750 dispositivi su Napoli. Abbiamo altresì mappato le aree d’implementazione, per le quali occorrono risorse da investire. Puntiamo a moltiplicare gli occhi sulla città, attraverso un sistema integrato pubblico-privato».

C’è poi una questione che riguarda l’educazione delle giovani generazioni, chiave di volta – sottolinea Valentini – per la trasmissione di valori positivi di convivenza. «Un genitore responsabile – prosegue – deve provare a proteggere i propri figli, anche dall’illusione del denaro facile. Mi dispiace che in alcuni quartieri della città sia consentito celebrare con dei murales ragazzi che sono rimaste vittime di conflitti a fuoco con le Forze dell’ordine, come se si trattasse di eroi. Per parte nostra questi murales sono un pessimo segnale, e andrebbero rimossi». Il rischio, infatti, secondo il prefetto di Napoli è «che si alimenti un disvalore, che si promuova uno stile di vita meritevole di celebrazione. Lo dico, ribadendo il dolore e la compassione per la morte di due ragazzi».

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Redazione

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