Il Pci e la sua evoluzione

Condividi
Anna Tortora
Anna Tortora

I comunisti hanno sempre guardato con disprezzo destra, democrazia cristiana, liberali, socialisti, li hanno sempre ricoperti di insulti, hanno usato per descriverli i peggiori aggettivi; per loro l’opposizione è accettabile solo se di comodo e destinata a restare minoranza.
Ebbene, alla sinistra italiana di certo non si può riconoscere né la moralità né la superiorità che vantano.
Non hanno neppure il coraggio di assumersi la responsabilità politica del loro passato, dell’adesione granitica al comunismo e ai suoi metodi, ai sui leaders e ai suoi misfatti.
Non sono affatto umani, non sono la parte sana, la parte migliore del Paese, come ancora cercano di far credere.
Non è bastata la trasformazione del Pci in Pds prima, Ds poi e Pd infine, né il trasformismo di facciata di una certa sinistra antagonista; è una protervia che affonda le proprie radici nella presunzione che quelli di sinistra siano dei ‘sinceri democratici’, gli unici, cioè, a potersi realmente fregiare di quel titolo. Eppure la storia ha scoperchiato e portato alla luce tragedie e nefandezze di una dottrina tirannica che ha preteso di poter interpretare il corso stesso delle vicende umane, di prevederne addirittura gli esiti e lo sbocco. Si pensava che in Italia fossero ormai lontani i tempi del mito di ‘falce e martello’, della redenzione degli oppressi con la costruzione di una società massificata. In epoche lontane, i sinceri democratici hanno tollerato di tutto sul loro versante politico glorificando schiere di dittatori spacciati per eroi del proletariato, fino a giustificare regimi crudeli e sanguinari. Costoro, unici e gelosi custodi della libertà e della democrazia (che poi non praticano e non conoscono), agiscono contro chi non la pensa come loro, con arroganza e supponenza. Secondo la sinistra (andiamo ad oggi) i cittadini non hanno il diritto di obiettare sulle scelte del Governo riguardo la pandemia. Appoggiati dai grillini che, per anni, li hanno definiti con i peggiori epiteti e con i quali, da un anno, governano.
Roba già nota nel secolo scorso, quando ad Alcide De Gasperi, che stava risollevando le sorti dell’Italia dopo la tragedia della guerra, i ‘compagni’ affibbiarono l’appellativo di ‘odioso Cancelliere’ mentre gli stessi tacevano sulle purghe staliniane e sugli strani silenzi-complici del loro leader Palmiro Togliatti, segretario del Comintern (il Comitato del Comunismo Internazionale), il quale non mosse un dito mentre Mosca faceva passare per le armi migliaia di comunisti. Una doppiezza che è diventata ontologica ormai e che rinnova l’abitudine di criminalizzare gli avversari di turno: in questo momento è il popolo. Quel popolo privo ormai di libertà a causa di un Virus. E da dove arriva questo Virus? Guai a ricordarlo, si viene tacciati di razzismo. Assurdo.
“Ragionano così. I provvedimenti del governo contro l’epidemia per salvare la salute esigono il sacrificio della libertà e l’adozione di un reddito di emergenza universale che si ricava dai grandi patrimoni, dai redditi alti, dai debiti per avere solidarietà e giustizia.
Si chiama comunismo”
Giancristiano Desiderio
I compagni, da difensori del popolo a grandi economisti, hanno sempre avuto un certo fiuto per gli affari.
La doppia fatturazione era il sistema utilizzato dal Pci nel dopoguerra per autofinanziarsi. A un certo numero di selezionate ditte italiane fu concessa l’autorizzazione, con l’approvazione del Pci, di vendere determinati prodotti acquistati dall’Unione Sovietica. Le ditte russe spedivano nel Liechtenstein a società appartenenti a italiani merce in transito, esente da dazi. Es. La merce costava due dollari quando il prezzo era tre. La società intermediaria rispediva a tre centesimi al kg, lasciando un margine di profitto di 80 centesimi alla ditta di comodo di proprietà del Partito Comunista Italiano.
Sono stati sempre dei banchieri, altro che Falce e Martello.
Mi chiarisce su questa faccenda Giancarlo Lehner
“Egregia Anna, il capolavoro affaristico dei nostri comunisti fu realizzato attraverso ‘Maritalia’ che per anni riuscì ad evadere contemporaneamente sia il fisco sovietico, sia quello italiano. In Italia, ovviamente, inerzia da parte della magistratura, mentre in Urss un giudice indagò col risultato di essere presto rimosso. Ma almeno provò a scoperchiare l’enorme truffa, lasciandoci documentazione sui meccanismi del doppio furto. Viene da ridere e piangere, quando i ‘maestri’ comunisti lamentano il fenomeno dei tanti evasori, loro allievi, in Italia”.
Possiamo solo augurarci che questa pandemia finisca, almeno per riavere la libertà che ci viene, giorno dopo giorno, negata.

NARDONE
loading...

Anna Tortora

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.