Il Garante dei Disabili, avvocato Paolo Colombo “Non si può vivere con 285 euro al mese”. Sentenza storica della Corte Costituzionale

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Il Garante dei diritti delle persone con disabilità della Regione Campania, l’avv. Paolo Colombo, rende noto, con grande soddisfazione, che la Corte Costituzionale, il 23 giugno u.s., si è pronunciata su una questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte d’appello di Torino.

NARDONE

La decisione riguarda il caso di una persona affetta da tetraplegia spastica neonatale, incapace di svolgere i più elementari atti quotidiani della vita e di comunicare con l’esterno.

Situazione che individua l’ipotesi di “invalido civile”, al quale il sistema assistenziale riconosce varie tutele.

La Corte ha emesso una sentenza storica in cui ha sancito, una volta per tutte, che “un assegno mensile di soli 285,66 euro sia manifestamente inadeguato a garantire a persone totalmente inabili al lavoro i “mezzi necessari per vivere” e perciò vìoli il diritto riconosciuto dall’articolo 38 della Costituzione, secondo cui “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale.”

È stato quindi affermato che il cosiddetto “incremento al milione” (in origine pari a 516,46 euro, adeguati negli anni, oggi rivalutata a 651 euro) da tempo riconosciuto, per vari trattamenti pensionistici, dall’articolo 38 della legge n. 448 del 2011, debba essere assicurato agli invalidi civili totali, di cui parla l’articolo 12, primo comma, della legge 118 del 1971, senza attendere il raggiungimento del sessantesimo anno di età, attualmente previsto dalla legge. Conseguentemente, questo incremento dovrà d’ora in poi essere erogato a tutti gli invalidi civili totali che abbiano compiuto i 18 anni e che non godono, in particolare, di redditi su base annua pari o superiori a 6.713,98 euro.

La pronuncia non ha effetto retroattivo e si applica solo per il futuro.

“La politica – spiega il Garante dei Disabili della Regione Campania, Colombo – arriva in ritardo rispetto alla magistratura che viene chiamata a svolgere un ruolo suppletivo. È auspicabile un intervento normativo che estenda gli effetti di tale sentenza, anche alle categorie di invalidi finora non coinvolte, quali: i ciechi, i sordi e gli invalidi parziali. Tutto ciò per evitare una valanga di cause, un aggravio di spese per lo Stato per violazione del principio costituzionale di uguaglianza”.

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