Il G5 del Sahel si riunisce a Bamako per contrastare il terrorismo nell’Africa Occidentale

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Roma, 4 lug. – Domenica due luglio a Bamako i presidenti del Mali, della Mauritania, del Burkina Faso, del Niger e del Ciad si sono riuniti per discutere dell’esigenza di accelerare la creazione di una forza multilaterale per contrastare le azioni dei gruppi terroristici legati a Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi). La “Force Sahel” comprenderà  cinquemila soldati e opererà al fianco della missione di peecekeeping dell’ONU che comprende circa dodicimila uomini.

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All’incontro ha partecipato anche il presidente francese Macron che ha confermato il suo impegno nella regione rispondendo ai sospetti che la creazione di un’operazione regionale sia strumentale a un progressivo disimpegno della Francia nella regione.

La Francia ha dai tempi del colonialismo un rapporto privilegiato con i Paesi dell’Africa occidentale e ha fatto sentire la sua ingerenza in questi Stati, sopratutto dal punto di vista militare. L’11 gennaio 2012 l’allora presidente Hollande lanciò l’operazione Serval con la quale rispondeva unilateralmente alle richieste di aiuto del governo del Mali destabilizzato dalla presenza di gruppi armati islamici nel nord del Paese. La presenza francese è continuata con l’Operation Barkhane, che ha portato, nel 2014, più di 3500 soldati in una zona compresa tra il Burkina Faso, il Ciad, il Mali, la Mauritania e il Niger con il compito di supportare e coordinare le truppe locali in uno sforzo comune per frenare l’avanzata dei gruppi terroristici. La nuova forza multilaterale dovrebbe affiancarsi all’operazione francese e al MINUSMA, la missione che l’ONU ha lanciato nel 2013 con l’obiettivo di stabilizzare il Mali.

L’Unione Europea contribuirà alla nuova forza multilaterale con 50 milioni di euro mentre Macron ne ha promessi altri 8 milioni. Inoltre ognuno dei membri del G5 contribuirà con 10 milioni.

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Marcella Esposito

Laureata in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa, si interessa di governance urbana e sviluppo locale nei paesi dell'Africa sub-sahariana, di migrazioni e questioni di genere.