Il Covid19 e la perdita di senso

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Anna Tortora
Anna Tortora

Il Covid19 ha provocato una serie di squilibri che non possiamo negare. La crisi della ‘totalità’ è venuta così a profilarsi nella forma di una caduta di senso: lì dove la ragione emancipatoria aveva soluzioni chiare ed evidenti, organizzate all’interno di un significato onnicomprensivo e solare, il Covid19 ha riscoperto l’oscura eccedenza della vita rispetto ad ogni senso, il ceppo doloroso di una presunta morte, il travaglio non risolto, il lockdown, la perdita di lavoro di tanti, che ha spiazzato ogni tranquilla certezza di identità.
Ogni giorno arrivano i messaggi più disparati sui dati di contagi. Dati ridicoli se si pensa che la conta è soprattutto di soggetti asintomatici.

NARDONE

La perdita di senso, conseguente alla crisi che stiamo affrontando, diventa sempre più forte sull’onda del terrore, del rifiuto, perdita di gusto a porsi la domanda: ciò che ci viene contestato non è tanto la domanda, quanto la stessa legittimità dell’interrogativo e perfino la consistenza della paura da cui nasce. È possibile davvero che siamo arrivati a questo?

E allora è indispensabile che noi torniamo a pensare a questa situazione con la nostra testa, evitando omologazioni di comodo.
Non sto dicendo di essere negazionisti, ma di non farci prendere eccessivamente dal panico.
C’è un’etica costituzionale che suppone un consenso sul quale poter fondare doveri proclamati, appunto, dalla Costituzione, che diventano effettivi anche nella vita ‘spontanea’ di una comunità.

Ora che l’odio sociale ha sfogato la propria rabbia sui falsi bersagli, nessuno ha più tempo e voglia di proseguire nell’opera moralizzatrice contro la “casta”, dunque  come ho già scritto, si è passati alla caccia all’untore.
Democrazia e pluralità delle voci non interessano più a nessuno.

Per cui c’è da chiedersi se questa democrazia liberale, così come la si è concepita e praticata nei secoli scorsi, sia ancora il migliore sistema di selezione della classe dirigente, di formazione e di orientamento dell’opinione pubblica.
Non credo che la gente si stia ponendo tante domande, affaccendata come è nel rincorrere mascherine, gel e chiusure. Ma ciò non toglie che la ragione non è morta. E chi la ragione esercita, non può rintanarsi in casa lasciando che ci sia questa deriva. Questo momento non deve essere vissuto come un buon motivo per accettare supinamente il terrorismo mediatico/psicologico da parte dei politici attuali, e non mi riferisco solo ai 5stelle e al folcloristico presidente Vincenzo De Luca.

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Anna Tortora

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.