Heidegger, il Governo e De Luca

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Anna Tortora
Anna Tortora

Un artista, partendo dalla sua situazione, ci illustra ciò che purtroppo sta accadendo.
“A differenza che nel lockdown precedente, non starò a esortare chi è nelle mie condizioni (milioni di persone nel mondo reale, ma un’esigua minoranza fra i miei contatti facebook) a mobilitarsi.
Non intendo perdere più tempo in questo senso perché la trasformazione antropologica in atto, quantunque ancora in fase d’implementazione, già presenta i connotati dell’irreversibilità e quindi, come abbiamo visto in questi otto mesi, nessuna mobilitazione di massa è ormai possibile, se non nella forma della rivendicazione corporativo-settoriale o del tumulto occasionale e, per ciò stesso, inutile.
Gli esseri umani, aderendo al paradigma del distanziamento sociale, hanno perso ogni dignità: si sono ridotti a dei pavidi cacasotto che vivono angosciati nella paura della morte e che, in ragione di tale paura, sono disposti a rinunciare ad amicizia, innamoramento, diritti sociali, democrazia.
Dei pavidi, però, solo nei confronti del potere costituito, giacché essi non esitano, invece, a esternare la massima aggressività verso i capri espiatori di turno (come i podisti o i giovani che vanno al bar) e, soprattutto, verso chi si rifiuta di sottostare alle menzogne della narrazione politico-mediatica. Ed è così che, in questa degradazione antropologica senza fine, alla pavidità si aggiunge la vigliaccheria.
Nel momento in cui si perde totalmente la dignità, nel momento in cui la vita coincide con ciò che Heidegger chiamava essere-per-la-morte, nel momento in cui si rinuncia all’altro da sé, non siamo più di fronte a esseri umani, bensì siamo di fronte a una nuda vita larvale ch’è senza voce, senza memoria e senza avvenire.
Se la ribellione di piazza e qualsiasi altra forma della trasformazione politica sono oggi totalmente e irrimediabilmente precluse, dal canto mio continuerò a mantenere in piedi – con quei compagni d’arte di cui per fortuna ancora dispongo – una resistenza poetico-artistica che si preoccupi di conservare, per un futuro remoto e a noi postumo, il retaggio di quell’umanità che il distanziamento sociale ha oggi cancellato dall’orizzonte del tempo.
Una resistenza poetico-artistica non violenta sul piano fisico, ma al contempo volta all’insurrezione delle coscienze contro ogni enunciato, contro ogni categoria, contro ogni prospettiva etico-valoriale, che oggi sostanziano la narrazione di media e governi.
Alle persone che condividono la mia sorte di estromissione dal reddito e dal lavoro, dunque, non vado a proporre una qualche prospettiva politica giacché questa, alle condizioni attuali, non sarebbe altro che una mera velleità.
Propongo, piuttosto, di vedersi fisicamente, di creare comunità, creare connessione fisica e reale. A uno scopo immediato mutualistico che non è solo materiale, ma anche psichico ovvero inerente allo spezzare l’isolamento.
Infine, il fare comunità è un investimento per il futuro giacché, se una speranza ha ancora diritto di essere coltivata, essa risiede in un potere costituente di sottrazione allo stato di cose esistente, un piano sociale che si eriga fra le pieghe ed entro le incrinature di questo sistema dis-umano.
L’umanità deve crescere fuori dai dispositivi del controllo, come le erbacce ai margini del selciato: ovvero come la potenza irriducibile della dismisura – della vita – che malgrado tutto s’impone sulla distopia d’un mondo basato sulla misurazione e sul calcolo d’ogni singolo aspetto dell’esistenza”.
Riccardo Paccosi
Paccosi ha citato Martin Heidegger a giusta ragione. Ma come immunizzarsi quando, soprattutto in una situazione sconcertante, è necessario compiere delle scelte e quindi sottoporsi alla condizione di rifiutare contenuti, profili, aspetti dei problemi in un contesto giudicati essenziali? Oso credere che proprio per Heidegger le cose stiano, almeno in parte, diversamente.
Heidegger sfugge con naturalezza allarmante alla presa di valutazioni critiche convenzionali, anzitutto a causa di quella sua tenace volontà di negarsi alle vie larghe e riconosciute.
Malauguratamente (per il Governo) però Heidegger non ama le distanze, al contrario, sapendo di trovarsi a suo agio più solo che in compagnia, esige dai suoi interlocutori la vicinanza e persino una certa complicità.
Una complicità che ormai molti temono.
Indifesi, in balia del virus e della miseria.
“Fateci capire. Quando la pandemia era ai minimi livelli avevate voluto prolungare l’emergenza e dunque dotarvi di poteri speciali per fronteggiare il covid. A noi sembrava assurdo, in estate, nessun altro paese lo faceva, bastano i poteri ordinari per fronteggiare le eventuali necessità insorgenti; ma voi lasciavate capire che disponevate di rilevazioni, di dati, di proiezioni preoccupanti che vi inducevano all’emergenza. Poi avete ripetuto per tutta l’estate di non abbassare la guardia e che il covid ci aspettava di ritorno dalle ferie, in autunno”.
Marcello Veneziani
In Italia, come sempre, accade tutto e il contrario di tutto.
“Perché le buone notizie pubblicate sulla più prestigiosa rivista al mondo (Science) in Italia non vengono date?
In questo studio americano svolto a New York si dimostra che oltre il 90% di chi è venuto in contatto con SarsCoV-2 dopo più di 5 mesi ha anticorpi neutralizzanti forti e robusti in grado di difenderci dal virus”.
Matteo Bassetti
Le problematiche sociali a causa della pandemia sono molteplici, lo sanno tutti anche i “super fissati” del Covid che, nonostante tutto, insistono con il terrore psicologico.
E quello che fa più spavento ma anche una certa rassegnazione all’evidenza, è che questo clima di paura, restrizioni, caos, ha dato libero sfogo alla natura cattiva di soggetti repressi, frustrati e condannati all’odio, pronti a spararti addosso comunque tu la pensi o viva certe situazioni. Un egoismo di massa ma anche il desiderio, finalmente realizzabile, di il vicino tanto invidiato in difficoltà, perché la guerra è una livella è per certuni ha un suo senso di giustizia.
Basta guardare le dirette del governatore della Campania che, tra insulti ai limiti del consentito, riceve i complimenti da gente più feroce di lui. Fortunatamente anche Calenda e la ministra Bellanova hanno preso le debite distanze.
De Luca ha una paura inconscia mista ad un estremo senso di trasformazione, quel desiderio impronunciabile di voler cavalcare l’estasi, sovrastato dall’incapacità umana di essere umano fino in fondo. La scena guardata dal buco della serratura di una immaginazione codarda e votata alla più appagante insicurezza delle piccole soddisfazioni quotidiane fatte di nulla. Pretende osservanza di decreti senza avere lui stesso rispetto verso il prossimo, perdendo il contegno insieme ai centesimi che cadono dalle tasche dei pantaloni appesi nell’armadio. Chi lo ama, lo ama perché reclama la sua parte coreografica sbilenca.
Ecco Heidegger con il suo essere-per-la-morte, quando allontani l’altro da te. Quando si perde la dignità.
Una volta egli stesso ha detto proprio che come il tedesco er-fahren e il latino ex-per-ire significa andare, camminare, raggiungere.
Esperienza ed incontro alludono a qualcosa di molto diverso che il muoversi lungo le vie della passività o dal seguire percorsi controllati e controllabili.
Riprendiamoci il nostro cammino.

NARDONE
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Anna Tortora

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.