Hammamet, la pellicola di Amelio racconta la storia di Bettino Craxi

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Gianni Amelio dirige Pierfrancesco Favino in Hammamet, biopic che arriva nelle sale a 20 anni dalla morte di Bettino Craxi, il segretario del Partito socialista italiano spirato in Tunisia il 19 gennaio del 2000. Basata su testimonianze reali, la pellicola non è una cronaca o un racconto militante ma quasi un thriller. Il film è prodotto da Pepito Produzioni e Rai Cinema e 01 Distribution lo lancia nelle sale a partire dal 9 gennaio 2020.

NARDONE

La pellicola di Amelio racconta la storia di Bettino Craxi, l’ex presidente del Consiglio e leader del Partito Socialista Italiano che, dopo l’inchiesta di Mani Pulite, va ad Hammamet, in Tunisia. Il suo nome, una volta sulla bocca di tutti, rimbomba in un silenzio assordante.

Bobo Craxi, il figlio di Bettino, ha detto in un’intervista a Repubblica: “Ho visto ‘Hammamet’ e inizialmente ho avuto uno scazzo con Amelio e la produzione, perché l’elemento romanzato prevale su quello politico. Mentre scorrevano le immagini mi dicevo continuamente ‘ma Bettino non parlava così’. Oppure mi arrabbiavo per certi fatti non veritieri”, ma “me ne sono fatto una ragione. C’è un elemento di libertà dell’artista che non può essere sindacato da nessuno. Credo che Amelio avesse in mente la stessa operazione che fece Carlo Lizzani sugli ultimi giorni di Mussolini. Ricordo che mio padre mi portò a vederlo, ero bambino, mi fece grande impressione perché si apre con l’immagine del vilipendio del cadavere del Duce”.

E della interpretazione di Favino dice: “In certe pose è in stato di grazia”. Il figlio dello statista socialista sostiene anche che il film “non analizza le ragioni profonde su cosa accadde in Italia dopo la fine della Guerra fredda. Bisognava ristabilire un nuovo ordine, In economia e in politica. E mio padre si rifiutò di guidare una rivolta nazional-capitalistica del sistema, perché come disse in un famoso discorso al congresso socialista di Bari, citando Ugo La Malfa: ‘Io sono un uomo del sistema’.

Allo stesso tempo il nuovo ordine mondiale non poteva più tollerare eccessivi elementi di autonomia nazionale. E siccome non erano più tempi di golpismo militare si scelse l’arma del golpismo giudiziario o della purificazione morale”, “da chi aveva vinto la Guerra fredda, dagli americani”. “Mi auguro – aggiunge – che si apra un dibattito politico su quanto accadde dopo la fine della Guerra fredda e sul ruolo di Bettino Craxi nella storia d’Italia, ricordando finalmente il suo apporto non indifferente alla modernizzazione del Paese. E che i socialisti tornino in piedi, pronti a battersi”, “una storia finita male”. E le tangenti? “Erano finanziamenti illegali ai partiti.

I partiti si finanziavano così”, “e quella era una democrazia poggiata sui partiti”. Non arricchimento personale? “Mah! La mia casa a Roma è finita all’asta perché non riuscivo più a pagare il mutuo, ancora adesso sono alle prese con le tasse giudiziarie per i processi di mio padre, c’è in corso un contenzioso. Vivo facendo delle consulenze. Il politico è una nobile professione intellettuale”. E aggiunge che la gente “da qualche tempo mi ferma per esprimere rimpianto per i tempi della Prima Repubblica. Del resto cosa ha prodotto Tangentopoli? Un capitalismo liberista senza regole. Una destra populista, che è una forma rinnovata di neofascismo. Perfino il procuratore Borrelli alla fine fece autocritica sul mondo emerso dopo la sua inchiesta. Come vede, la ruota gira”.

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