Grassi ed autismo sono connessi?

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NARDONE
Mariagrazia Devastato

L’autismo è una complessa condizione di salute non attribuibile ad una sola causa. Si parla, infatti, più correttamente, di disturbo dello spettro autistico e come tale richiede una terapia multidisciplinare. Centrale anche in questo disturbo è il ruolo dell’ intestino e dell’alimentazione. Studi evidenziano che bambini autistici mostrano una carenza di acidi grassi omega 3 di tipo DHA (PLoS One. 2013 Jun 19;8(6):e66418; Sci. Rep. 2017, 7, 9854). Il DHA è l’omega‐3 più presente a livello delle membrane cellulari del sistema nervoso. Un suo deficit renderebbe scoperta una difesa fondamentale del sistema nervoso rendendolo maggiormente suscettibile a subire un insulto senza essere in grado di reagire con efficacia. Per questo motivo il DHA  è l’omega-3 che bisogna integrare nei bambini con disturbi dello spettro autistico. Evidenze cliniche dimostrano che la reintroduzione con la dieta di acidi grassi omega 3 può portare ad una riduzione del comportamento aggressivo che spesso affligge l’autismo oltre che portare beneficio anche nei disturbi di iperattività e deficit di attenzione.

E’ l’analisi  della lipidomica che ci permette di capire se il soggetto si trova in una condizione di normalità o di carenze di grassi essenziali.  Grazie a questa analisi nel caso si evidenzino carenze possiamo intervenire in modo ancora più mirato dal punto di vista nutrizionale, colmare gli squilibri con un’integrazione personalizzata e  riportare la membrana cellulare alla normale composizione. Ricordiamoci che una cellula che non funziona è indice di un tessuto ed un organo compromesso e quindi di patologie in atto.

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Mariagrazia Devastato

Biologa Nutrizionista, Esperta in Lipidomica e Appassionata di medicina naturale. Si occupa nella pratica clinica non solo del trattamento del sovrappeso e dell' obesità, ma anche di patologie intestinali e autoimmuni. Riceve su appuntamento de visu e online. [email protected]