“Gli esami non finiscono mai”

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Napoli, 20 giu. – Queste sagge parole del più grande drammaturgo Napoletano di tutti i tempi, Eduardo De Filippo, dovrebbero aiutare ciascuno di noi a riflettere di continuo sulle proprie parole ed azioni quotidiane: il fatto che un libretto accademico sia completo (o meglio, che tutti gli esami di profitto sostenuti siano stati regolarmente registrati, od ancora….che la laurea in una determinata disciplina sia stata effettivamente conseguita) non è affatto condizione sufficiente ad affermare che la persona cui lo stesso appartiene sia in grado di affrontare la vita concreta in maniera retta e responsabile.

NARDONE

A questo punto ritengo sia d’uopo citare una frase che il magistrato Francesco Amirante, Presidente emerito della Corte Costituzionale, ha pronunziato rivolgendosi ai neo-iscritti al Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Napoli “Federico II” durante il primo degli incontri introduttivi allo studio del diritto che hanno avuto luogo a settembre dello scorso anno: “nella vita non si smette mai di apprendere”. Ciò conferma, e in un certo modo “modernizza”, quanto affermato in precedenza dal De Filippo, costituendo al contempo un monito per ciascun giovane: in uno dei miei precedenti articoli ho avuto modo di soffermarmi sulle professioni, ponendo in risalto la differenza tra coloro che si dedicano al mero studio del contenuto dei manuali e quelli il cui approccio alla materia oggetto del proprio lavoro è pratico ed al contempo frutto di una vera e propria vocazione, oltre che di un’adeguata formazione; nella riflessione odierna vorrei invece porre in rilievo il modo in cui i Cittadini -specie i giovani- affrontano la vita così come essa si presenta.

Non di rado, nel corso delle poche giornate in cui, scevro dai miei impegni, mi concedo il lusso di scendere in strada, mi capita di imbattermi in alcuni giovani il cui pensiero è rivolto in maniera esclusiva alle attività ludiche ed ai propri bisogni voluttuari, quali la palestra, le serate in discoteca, il ciuffo a mo’ di “Bravo”,  la partitella a calcetto del mercoledì sera, gli smartphones di nuova generazione, e via discorrendo, senza tuttavia curarsi del proprio avvenire: molti di essi, che io definirei, alla Napoletana, “Figl e’ Papà” (It.: “figli di Papà”, ossia persone aventi la propria famiglia alle spalle che possono contare nel continuo sostegno della stessa, persino in età adulta), non hanno -a mio dire- la minima idea di quale sia il significato moderno del noto detto Latino quisque faber fortunae suae  (It.: ognuno è fabbro -ossia costruttore- della propria fortuna, del proprio avvenire). Questi Cittadini, dei quali non pochi sono in possesso di titoli di studio finiti, abilitazioni all’esercizio di determinati mestieri o professioni, se non addirittura di attività familiari oramai avviate da coloro che li hanno preceduti, non hanno superato l’esame della vita: essi non hanno voglia di apprendere alcunché, né di affermarsi nel contesto sociale, adducendo sovente la carenza di posti di lavoro nel Bel Paese a pretesto di tale condotta ignava.

La vita quotidiana va condotta con la debita dirittura e coscienziosità: coloro che sanno di possedere dei talenti (di qualsivoglia natura) debbono sfruttarli e porli al servizio degli altri consociati, aprendosi al continuo apprendimento di quanto necessario a portar a compimento tutto ciò.

La vita è un’università avente natura non accademica, né quantomeno è delimitata da quattro mura: impegnamoci dunque a dare il nostro contributo alla società al fine di porre effettivamente in essere la tanto auspicata ricrescita dell’Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Redazione

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