Giustizia italiana e una sua possibile riforma. Intervista al giudice Luigi Bobbio

Condividi
anna tortora
Anna Tortora

Oggi parliamo di giustizia con il giudice Luigi Bobbio, ex senatore di Alleanza Nazionale, già sindaco di Castellammare.
Andiamo subito agli eventi degli ultimi giorni: i casi di Del Turco, Mannino e De Girolamo.
Claudio Martelli, da te definito il miglior ministro della Giustizia, dice a proposito di Del Turco:

“A monte del dibattito su Del Turco c’è una questione di fondo: la confusione tra legalità e giustizia, due cose diverse. La legalità è fatta dalle leggi vigenti, la giustizia risponde a dei principi, spesso scritti nelle Costituzioni, non di rado in conflitto con le leggi vigenti”.

E ancora

“L’ufficio di presidenza del Senato ha tolto il vitalizio a Ottaviano Del Turco, sindacalista socialista, già segretario aggiunto della CGIL e poi parlamentare del PD e presidente della Regione Abruzzo condannato senza prove dopo mesi di carcere preventivo.
Del Turco, malato di tumore e affetto da Alzheimer e Parkinson da più di un anno, è segregato in casa in stato di incoscienza.
Essere puniti retroattivamente per reati che non esistevano al momento della presunta commissione dei fatti è già un’oscenità giuridica contro la Costituzione.
Infierire su un uomo già perseguitato da una condanna ingiusta, cui resta solo un fil di vita, è una barbarie immorale, incivile e disumana.
Mentre invochiamo un atto di clemenza dal Presidente della Repubblica chiariremo chi – oltre i soliti noti giustizialisti 5 Stelle, leghisti e Coltelli d’Italia – si è reso responsabile di questa infamia”.

Sei d’accordo?
“Ho molta stima per Martelli e per Ottaviano Del Turco. E ti dirò di più, Ottaviano è una persona di grande cultura.
Quello che è accaduto è inaccettabile. La legge che prevede tali conseguenze nei confronti dei parlamentari che siano stati condannati, per dei reati, è una mostruosità giuridica ed il frutto di un inaccettabile, inutile e dannoso moralismo. Questa legge non doveva essere neanche concepita. E invece…”

Pensi lo stesso per ciò che è accaduto a Nunzia De Girolamo e a Calogero Mannino?

“È ovvio! Io sono in filosofia un seguace di Giovanni Gentile e ritengo che Politica e giustizia non debbano mai essere interpretate e praticate alla luce della morale e dell’etica”.

L’arresto di Denis Verdini. Si può parlare di un uso politico della magistratura?

“Bella domanda, già solo il sospetto che ci sia questa possibilità significa qualcosa. Il caso di Denis Verdini è emblematico, l’accusa aveva chiesto di approfondire e la Cassazione ha, invece, dato la condanna. Qualcosa andava rivisto. Ci sono un’infinità di processi ispirati da finalità politica, basta pensare ai processi a Silvio Berlusconi”.

Va riformata la Giustizia italiana?

“Certo. Ci vuole una totale riforma del CSM, a cominciare dal numero dei componenti, va rivisto l’art.107 della Costituzione, la separazione delle carriere è necessaria. Il Pm deve uscire dall’ordine giudiziario ed essere un funzionario”.

Tu sei stato Pm

“Sì, e a quei tempi una separazione delle carriere non era così necessaria come oggi. Dopo quello che è venuto fuori con Palamara, ripeto che sia auspicabile una seria riforma della giustizia. Palamara non mi piace, ma è stato sottoposto ad un frettoloso giudizio sommario ed è il solo a pagare”.

Come la faresti tu?

“Separazione delle carriere tra Pm e giudici.
Prevedere che solo i giudici facciano parte dell’ordine giudiziario.
Abolizione della obbligatorietà dell’azione penale.
Pm ufficio amministrativo incardinato nell’esecutivo, in tutto o in parte elettivo.
Abolizione della elezione dei membri togati del nuovo Csm dei giudici.
Abolizione del potere di interpretazione delle norme processuali.
Fortissima riduzione del potere di interpretazione delle norme sostanziali.
Abolizione del valore probatorio delle intercettazioni.
Ripristino della prescrizione.
Rendere libere ed effettive le indagini difensive.
Revisione della Costituzione e della legge costituzionale per impedire/vietare le sentenze additive della Corte costituzionale.
Riportare il CSM al rigido rispetto della Costituzione.
Ecco, così vedrei, in grandi linee, una bella Riforma della giustizia”.

Di Bonafede cosa pensi?

“Non ne voglio neanche parlare”.

Allora parliamo dei Dpcm di Conte. Sono anticostituzionali?

“I Dpcm sono previsti dalla Costituzione. I contenuti dei Dpcm sono esterni alla Costituzione, si risolvono in uno spossessamento del Parlamento”.

Un’intervista davvero interessante e ricca di spunti, grazie all’autorevole ospite e al suo contributo di stile, in una condizione storica che nessuno, fino ad un anno fa, avrebbe potuto immaginare. La riforma della giustizia dipenderà ovviamente, come auspica il dottor Bobbio, dalla misura in cui essa troverà personalità che ne incarneranno i principi. Di questa sfida posta alla magistratura, gli stessi cittadini ne sono fortemente consapevoli.
Ringrazio e saluto il Maestro Luigi Bobbio.

Redazione

I nostri interlocutori sono i giovani, la nostra mission è valorizzarne la motivazione e la competenza per creare e dare vita ad un nuovo modo di “pensare” il giornalismo. [email protected]