Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Il lavoro femminile e la corporeità

Condividi
Anna Tortora

La corporeità ha sempre assunto una valenza fondamentale nell’incontro con l’altro, ma quando si perde l’obiettività, la generosità e la tensione verso l’altro, cercando il soddisfacimento di un bisogno immediato e rinnegando qualsiasi potere sensibilmente umano, si perde ogni valore e ogni rispetto verso il ruolo della donna.
In occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, parliamo del lavoro femminile con la dottoressa Carolina Pellegrini, consigliera regionale (al secondo mandato) alle parità in regione Lombardia.
“Il tema della violenza nei confronti delle donne è complesso e non si limita affatto al femminicidio.
Io mi occupo da anni di un’altra forma di violenza di cui fino a poco tempo fa si parlava poco. Le violenza nei luoghi di lavoro che rappresenta un abuso di potere nei confronti delle donne, già esposte rispetto rispetto agli uomini a discriminazioni salariali, precariato e forme di segregazione orizzontale.
La violenza nei luoghi di lavoro costituisce un fenomeno diffuso e può sostanziarsi in discriminazioni, molestie, molestie sessuali e ricatti sessuali, mobbing.
Un’indagine Istat nel 2016 ha stimato che quasi 1.500.000 donne nel corso della propria vita lavorativa abbia subito molestie fisiche o ricatti nei luoghi di lavoro, ma solo il 20% ne ha parlato con qualcuno e solo lo 0,7% ha denunciato.
Le motivazioni più frequenti, alla base della scelta di non denunciare, derivano da più fattori. Dalla percezione della scarsa gravità percepita dell’episodio, dalla mancanza di fiducia negli organismi di tutela, dalla paura di perdere il posto di lavoro, ma anche dalla paura di essere giudicate e trattate male al momento della denuncia”.
E andiamo ad un aspetto troppe volte sottovalutato
“I dati sulle discriminazioni nei luoghi di lavoro, ma anche sull’ingresso del mondo del lavoro fanno emergere un fatto inequivocabile: la maggior parte degli episodi discriminatori sono agiti nei confronti delle madri. Questo significa che la maternità in questo paese è ancora considerata un problema sui posti di lavoro. L’80% dei casi discriminatori che ho esaminato negli ultimi otto anni si riferiscono a madri. Madri che non hanno la possibilità di scegliere di poter stare a casa a fare la mamma a tempo pieno perché non ne hanno la possibilità, cioè uno stipendio (a volte pure precario) non basta”
Che tipologia di discriminazioni (forme di violenza molto subdole) subiscono?
“Nella fase di ingresso spesso nei colloqui di lavoro vengono poste domande circa lo stato civile (sei sposata, hai un fidanzato, hai figli o ne vuoi fare).
Durante il percorso lavorativo spesso accade che al rientro dalla maternità le donne non ritrovano la loro postazione di lavoro, o spesso cominciano episodi di mobbing subdolo per spingere la donna ad andarsene.
A volte gli episodi di pressing sono forti e le donne subiscono uno stress tale da non farcela. Spesso riceno ricatti che non denunciano per paura di perdere il posto .
Nel 2019 (dati della Relazione annuale sulla convalida delle dimissioni) sono state 37611 le madri che hanno convalidato le loro dimissioni adducendo varie motivazioni (mancanza rete parentale di supporto, organizzazione del lavoro non inclusiva per mamme, servizi per l’infanzia assenti o cari, non concessione flessibilità oraria, ecc ecc).
Queste donne, e mi viene da dire queste famiglie, che futuro possono avere? Molte di loro, sicuramente, rischiano una situazione economica precaria con tutte le problematiche annesse e connesse, compresa la violenza economica. Ecco perché il tema del lavoro femminile e della sua tutela è molto importante per prevenire storie di violenza domestica.
Mi piacerebbe poter dire che l’obiettivo è quello di mettere le donne nella condizione di scegliere se fare la mamma a tempo pieno, la lavoratrice o la mamma e la lavoratrice. Purtroppo, oggi, sono davvero poche le madri che possono permettersi di scegliere, perché la crisi economica graffia e graffia tanto”.
L’autenticità, la qualità, la verità di intenti e contenuti di ogni donna, poste a fondamento di un dono offerto e accolto, costituiscono l’essenza della vita.
Anche ad un primo sguardo su questo tema così delicato appare che manchi qualcosa tra i diversi episodi, mentre cresce il bisogno di una rivincita personale, come viaggio interiore, come percorso e approdo individuale, come memoria e progetto di sé.
Sta a tutti comprendere che quel qualcosa è il rispetto che troppe volte viene negato alle donne. Ho descritto la violenza sul lavoro perché molte volte è l’inizio di altre violenze. Come lo schiaffo o il pugno, si inizia così e poi si arriva al peggio.
“Disoccupazione tra le più alte in Europa, carriere discontinue, part-time obbligato per conciliare lavoro e famiglia, disparità nei salari rispetto agli uomini. Sono i macigni che impediscono a troppe donne italiane di raggiungere una indipendenza economica e, con essa, anche la libertà personale. Riuscire a guadagnare abbastanza per potersi mantenere è una condizione essenziale per sfuggire al controllo degli uomini violenti, prima che sia troppo tardi. Per questo, investire nell’occupazione femminile non è solo un modo per rilanciare l’economia del Paese, ma anche uno strumento per combattere la violenza sulle donne. Ricordiamolo sempre, non solo il 25 novembre”.
Mara Carfagna
Voglio concludere con la poesia di Paolo Enrico de Faveri, scritta appena due giorni fa in occasione di questa giornata e che, gentilmente, mi ha inviato.

NARDONE

“Li ho visti i tuoi occhi,
distesa per terra,
le vesti stracciate,
l’orrore nel sangue,
paura e dolore.
Vorrei confortarti,
tenerti nel petto,
l’abbraccio del cuore
per darti sollievo,
la pace del sonno.
Ma tu non ascolti,
non vedi, non senti,
nel freddo del vuoto.
Che possa la vita
ridarti il sorriso,
che possa l’amore
scaldare i tuoi giorni,
rimuovere l’odio,
sbiadire il ricordo.
Che possa il rimorso
bruciare nel petto
dell’uomo che ha osato”.

loading...

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.