Finlandia e Svezia nella NATO. Fallimento di Putin o incertezze in Europa?

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Anna Tortora

Ora che Finlandia e Svezia hanno chiesto l’adesione alla NATO rinunciando alla loro storica neutralità, cosa potrebbe accadere?
“Non c’è niente di più pacifista e neutrale da 200 anni della Svezia di Olof Palme. Se entrerà davvero nella Nato, vuol dire proprio che Putin l’ha fatta grossa.”
Antonio Polito, editorialista del Corriere della sera

“L’ingresso nella Nato di Finlandia e Svezia è un fatto storico e rompe oltre un secolo di neutralità.
Putin non voleva la Nato ai confini e ora rischia di trovarsi un paese – la Finlandia – che con la Federazione Russa condivide 1300 km di frontiera.
Se serviva una conferma all’intensatezza di questa guerra eccone una oggettivamente clamorosa.
Un capolavoro di incapacità e di arroganza da parte del regime russo.
Confesso tuttavia di non essere particolarmente entusiasta di questo allargamento: vedo i rischi concreti di un ridimensionamento della prospettiva della politica estera e di sicurezza autonoma dell’Ue, una prevalenza dell’opzione militare rispetto a quella diplomatica.
Vedo insomma allontanarsi l’idea di una nuova stabilità nella cooperazione tra est e ovest del Continente, quella che ormai tutti giustamente chiamano la nuova Helsinki.
Lo ha fatto anche Draghi ieri in Parlamento.
Al momento il veto della Turchia blocca l’adesione dei due paesi scandinavi.
I motivi sono vari, quello però declamato con più evidenza è la critica al tradizionale impegno di questi due paesi nel dare asilo politico ai combattenti curdi, da Erdogan definiti terroristi. Il messaggio è semplice e lineare: se non me li consegnate, scordatevi la Nato.
Inutile spiegare qui chi sono i curdi e quale è la loro vicenda storica.
Ricordiamoci soltanto che essi sono stati l’avamposto dell’Occidente nella guerra all’Isis in Siria.
E li abbiamo persino armati per evitare che il Daesh si espandesse a macchia d’olio oltre la Siria e l’Iraq.
Allora la Turchia – questa è storia – giocava una partita quantomeno ambigua nel contrasto agli islamisti.
In Turchia una delle poche forze democratiche e laiche che si sono opposte alla deriva autoritaria di Erdogan.
L’Hdp è un partito che fa parte del Pse, il suo leader Selahattin Demirtaş è in carcere da più di cinque anni.
L’ultima volta che lo incontrai a Istanbul nel 2016 mi disse: ho pochi giorni di libertà, il prossimo sarò io.
Oggi quel partito è praticamente sull’orlo della clandestinità nonostante sia presente in Parlamento.
I suoi vertici vengono decapitati sistematicamente dalla polizia e la magistratura turca senza alcun rispetto delle garanzie minime dello stato di diritto.
La condizione posta da Erdogan non dovrebbe essere nemmeno presa in considerazione, dunque.
Non lo dovrebbero dire solo Svezia e Finlandia, ma tutti i paesi aderenti alla Nato.
Sarebbe paradossale che chi vuole difendere la democrazia contro l’autoritarismo di Putin, scelga di tradirla al primo giro di boa.
Le vittime non sarebbero solo i curdi, abituati ai tradimenti dell’Occidente, ma un’idea di società libera e democratica che non può concepire geometrie variabili.”
Arturo Scotto, Leu

“Finlandia e Svezia nella Nato porteranno incertezze.
Durante una conferenza stampa congiunta organizzata il 15 maggio, il Primo ministro svedese, Magdalena Andersson, e il Presidente finlandese, Sauli Niinisto, hanno annunciato la consegna, il 18, della domanda di adesione alla NATO da parte dei loro due Paesi. Il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, aveva in precedenza già espresso il suo punto di vista favorevole.
In merito a ciò, Tony Fang, docente della facoltà di commercio dell’Università di Stoccolma, ha osservato che in questo modo Il Baltico diventerà l’avamposto della partita tra NATO e Russia, il che aumenterà il rischio di un eventuale coinvolgimento dei due Paesi richiedenti in conflitti.
Dal canto suo, il presidente russo, Vladimir Putin, ha affermato che l’ingresso dei due Paesi nell’Alleanza atlantica non costituirà una ‘minaccia diretta’, tuttavia, qualora le strutture militari della NATO dovessero estendersi ad essi, Mosca risponderebbe sulla base del tipo di minaccia apportata alla Russia.”
Radio Cina Internazionale

E l’Italia? Il 60,8% degli italiani non gradisce l’operato della Nato…

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.