“Figlie di Eva”, pink comedy sul riscatto delle donne

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Sant’Arpino, 11 apr. – Un acronimo per raccontare la storia di tre donne. Così nasce EVA, la sintesi delle personalità di Elvira, Victoria e Antonia. Anzi, così sorge il nuovo partito ‘Figlie di Eva’, da cui il titolo dello spettacolo, che rappresenta la voglia di rimettersi in gioco in politica di Maria Grazia Cucinotta (Vicky), Elvira (Michela Andreozzi) e Antonia (Vittoria Belvedere), dopo aver tentato il suicidio a causa dello stesso uomo, opportunista ed arcigno.

NARDONE

Lui, il marito di Vicky, il capo di Elvira e il padre dell’alunno della supplente Antonia, è la nemesi di tre signore che pur avendo tutte le carte giuste per potersi autorappresentare, si nascondono dietro la figura di un uomo di potere, la cui fama è stata costruita dalla forza delle tre donne.

Abituate a star dietro agli uomini, a causa dei pregiudizi sul gentil sesso, dopo la rovina dell’anima decidono di allearsi contro lo stesso   carnefice.

’Una per tutte, tutte per una…e per tutte’, è il motto che campeggia per l’intero spettacolo.

La pink comedy scritta da Michela Andreozzi, Vincenzo Alfieri, Grazia Giardiello, e diretta da Massimiliano Vado, esalta il potenziale del popolo rosa, insieme alla capacità di riscatto del gentil sesso, capace di risorgere dalle proprie ceneri, proprio come l’araba fenice.

Maria Grazia Cucinotta, grazie alla sua esperienza che le consente di poter interpretare tutto, veste i panni di una donna apparentemente frivola, in grado di metter su una ‘banda al femminile’, in nome dell’amicizia e della solidarietà. “Quando una cosa non c’è, la si crea”, ripetono le tre protagoniste della piéce che esalta la bellezza della diversità, nel puntare su sfide impossibili.

Se il primo atto presenta in modo paritario le singole storie di Vittoria, Elvira ed Antonia, sottomesse alla ragione maschilista, il secondo eleva il racconto, innalzando contemporaneamente il ritmo teatrale.

Eccelle indiscutibilmente Michela Andreozzi, abituata a padroneggiare la parola, come autrice, oltre che attrice.

La bravura della Belvedere, su cui viene caricata tutta la vis espressiva del brutto anatroccolo in cerca di nuova vita, viene affiancata dalla grazia della Cucinotta, che in qualità di moglie straricca del sindaco impenitente e corrotto, regge le fila della vicenda.

L’origine di tutto é la maledetta gabbia dei ruoli sociali a cui ciascuno di noi deve sottostare. Il pregiudizio nei confronti delle donne diventa discriminazione. Su queste basi il testo teatrale presenta una denuncia leggera su un tema caldo della società odierna.

Lo spettacolo in scena al Teatro Lendi di Sant’Arpino, fino al 12 aprile, tra punte ironiche, tratti esilaranti, a volte domati dalla tenerezza delle donne verso se stesse, chiude in modo brillante la rassegna teatrale che ha portato in scena tante storie vere, per educare il suo pubblico intensamente al bello.

 

Fotogallery di Arturo Favella

 

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Pina Stendardo

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.