Enrico Nigiotti al Teatro Acacia: “Se non fosse stato per Pino Daniele ora non suonerei la chitarra”

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Napoli, 16 apr. – E’ reduce da Sanremo 2019, oltre che dal successo ottenuto in coppia con Gianna Nannini, che gli è valso il disco d’oro per il brano ‘Complici’. Il livornese Enrico Nigiotti dopo ‘Nonno Hollywood’ si arma di voce e chitarra, girando l’Italia col suo ‘Cenerentola Tour’, fatto di canzoni che sono storie e di chitarre strimpellate fino all’ultima nota, per la goduria personale e del pubblico che lo applaude.

In tappa con Veragency al Teatro Acacia di Napoli, Enrico si racconta ai giovani accorsi ad applaudirlo e si guadagna anche il premio magazine Albatros, speciale cultura, assegnatogli dagli italiani nel mondo, che in lui hanno visto l’artista in grado di riuscire a raccontare in musica le storie del quotidiano, rintracciando con grande sensibilità d’animo, il file Rouge della grande tradizione cantautorale del nostro Paese.

Semplice, spigliato con la voglia pura di fare musica, Nigiotti, giovane trentaduenne dal 2008 sulla cresta dell’onda italiana grazie alla fiducia di Caterina Caselli, così racconta la sua emozione tutta napoletana.

– Enrico Nigiotti a Napoli. Una tappa importante considerando il tuo amore smisurato anche per Pino Daniele. Quale l’emozione di essere sul palco dell’Acacia?

E’ un grande regalo essere a Napoli. Se non fosse stato per Pino Daniele, che considero uno dei più grandi artisti che meriterebbe riconoscimenti nel mondo, oggi non impugnerei la chitarra, né amerei il blues. Grazie a lui sono qui a suonare ‘Je o’pazzo’. E’ il mio applauso in musica per lui. Grazie al pubblico di essere venuto qui. Tutto quello che vivo il più delle volte si trasforma in canzone, forse perché è l’unico modo che conosco per raccontare le emozioni.

-“Nonno Hollywood” è il tuo portafortuna ormai, oltre che un cavallo di battaglia. Il tuo parere sull’esperienza post sanremese?

Mi viene solo da dire “vaffa… alle classifiche e viva le emozioni”. Ad esempio nel disco c’è un’altra canzone che ho dedicato a mia nipote, giocandole uno scherzo; così è venuto fuori il testo ‘Lettera da uno zio antipatico’. Quanto a mio nonno ricordo tanti episodi di lui che ha guidato in qualche modo la mia carriera, ad esempio rammento di quando tornai una volta dal mare, andai a cena a casa di un mio amico (ovviamente non si aveva una lira) e portai il vino di mio nonno che non era per niente buono, però era famoso perché “picchiava forte” diciamo. Il mio amico cucinò una platessa e per scherzo ho preso la chitarra e ho cominciato a fare questa canzone…senza nemmeno volerlo venne fuori il testo che poi è andato a finire a Sanremo Giovani. Sto parlando di ‘Qualcosa da decidere’.

– Il tuo lavoro discografico ‘Cenerentola’, è un omaggio alle donne, con una dedica particolare ad Alda Merini. Perché questa scelta di declinarlo al femminile?

Più o meno dieci anni fa ho scoperto questa artista magnifica che mi ha subito colpito e rapito, non solo per le sue poesie, ma anche per quello che diceva durante le interviste e per come lo diceva. Ogni volta che la ascoltavo mi arrivava addosso un sacco di vita grassa e un sacco di temporali e ho deciso di scrivere pensando a lei questa canzone, ‘La ragazza che raccoglieva il vento’ che dedico a tutte le donne libere come Alda Merini.

Foto gallery Arturo Favella

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.