Emmanuel Macron è il nuovo Presidente della Repubblica francese

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Con il 66,06% e 20,75 milioni di voti Emmanuel Macron trionfa al ballottaggio contro Marine la Pen che conquista solo il 33,94% dei voti.

NARDONE

Roma, 8 mag. – Già pochi minuti dopo la chiusura dei seggi elettorali il risultato è stato chiaro: il nuovo Presidente francese con il 66,06% dei voti è Emmanuel Macron, candidato socialista arrivato alle elezioni con En Marche! il partito social-liberale fondato proprio da Macron nel 2016.

Macron, a soli 39 anni, diventa il più giovane Presidente francese. Non male per un “outsider” del mondo politico. Il neo presidente, infatti, può vantare nel suo CV due anni come ministro dell’economia ma nessuna precedente esperienza elettorale nel Paese. Ma la sua poca esperienza politica non ha scoraggiato gli elettori francesi che, stanchi di un panorama politico deludente, hanno deciso di dargli fiducia.

Ma quali sono state le carte vincenti che Macron ha potuto sfruttare nella battaglia contro Marine La Pen, candidata del Front National, partito di destra radicale euroscettico? Sicuramente ha avuto dalla sua parte proprio il suo essere “un uomo nuovo”. En Marche! è un movimento che rivendica la sua estraneità ai partiti tradizionali del Paese mentre La Pen deve fare i conti con il peso del passato del proprio partito, nato come partito nostalgico dell’estrema destra fascista europea e che ha continuato ad avere posizioni nazionaliste e xenofobe. E proprio l’ostilità di parte del popolo francese verso le posizioni della destra radicale del Front National ha portato molti voti al candidato socialista, quasi «un voto contro La Pen più che un voto per Macron».

L’hanno definita la vittoria dell’Europa per le posizione europeiste di Emmanuel Macron che durante la campagna elettorale ha sostenuto con forza l’idea che l’integrazione europea e il suo rilancio possano essere un punto di partenza per una Francia più forte.

Ma è stata anche una “vittoria” nella sconfitta per il Front National che non era mai stata così vicino all’ambizioso traguardo delle presidenziali. Un segnale importante che indica come la “dédiabolisation“, ovvero la strategia di riabilitazione del partito attraverso forme e posizioni più moderate, stia funzionando e che sta crescendo la sua credibilità come reale alternativa di governo per i francesi. Il prossimo passo per La Pen sarà probabilmente cambiare nome al partito sperando che questo gesto possa simbolicamente rompere definitivamente con il passato.

Ma la battaglia tra Macron e La Pen non è ancora finita: a giugno, infatti, si terranno le elezioni legislative che porteranno all’elezione del nuovo Parlamento e il risultato non è affatto scontato. Va infatti ricordato l’alto tasso di astensionismo (25,5%) e di schede bianche o nulle (10%) di queste ultime elezioni. Le elezioni di giungo potrebbero quindi rivelarsi un grande problema per il neo-Presidente che potrebbe ritrovarsi a governare senza una maggioranza parlamentare.

 

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Marcella Esposito

Laureata in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa, si interessa di governance urbana e sviluppo locale nei paesi dell'Africa sub-sahariana, di migrazioni e questioni di genere.