“Dopo dieci anni”, il giallo d’esordio di Lucia Caruso

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Nulla a che fare con l’avvenenza “da calendario” di Costanza Confalonieri Bonnet e di Lolita Lobosco, due brillanti poliziotte che indagano il sommerso di Rimini e di Bari: no, Elsa Brandi, investigatrice privata a Milano, è una figura che affascina per differenti ragioni. Innanzitutto, per il suo animo inquieto e per la sua profondità di pensiero. Ha una complessa psicologia ed è una donna molto colta. Conosce la musica e suona il pianoforte. Apprezza l’arte ed è innamorata della sua città. Cucina volentieri e descrive i piatti che prepara per il vicequestore Stefano Milani, figura centrale della sua esistenza. Infatti si macera nel dubbio se sia il caso o meno di accettare la corte serrata del suo partner perché in fondo c’è sempre qualcosa che la irretisce. Elsa Brandi è la protagonista del romanzo d’esordio “Dopo dieci anni” (Edizioni 2000diciassette) di Lucia Caruso. Intellettuale finissima prim’ancora che docente di scuola media superiore, è nata a Benevento, frequentato il liceo classico Pietro Giannone e ha conseguito il diploma di laurea in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Pisa. Vincitrice di diversi concorsi per l’insegnamento ha lavorato per brevissimo tempo in alcuni istituti del Beneventano fino al suo trasferimento in Lombardia. Ha insegnato per circa quarant’ anni a Saronno, prima presso il Liceo Scientifico G.B. Grassi e poi presso il Liceo Classico S.M. Legnani. Appassionata di musica, arte e teatro, è stata componente del consiglio di amministrazione del Teatro “Giuditta Pasta” di Saronno, occupandosi in particolare del settore scuole. Ed è che in questo lungo periodo trascorso in Lombardia che ha preso forma l’idea di dare corpo e anima all’investigatrice Elsa Brandi. L’opera consta di due racconti incentrati sulle indagini di un’acuta detective, collaboratrice di un commissario. Attorno alla protagonista e al vicequestore ruota una serie di personaggi fissi e altri intorno ai quali si costruisce una vicenda criminosa risolta grazie alle indagini della detective. L’autrice trova un espediente narrativo per calare il lettore nell’attualità parlando di anche pandemia. I racconti sono ambientati nel primo quindicennio del Duemila ma con riferimenti anche al Covid 19, quando qualche personaggio ne parla per averlo sperimentato in seguito. Nella narrazione, in cui si apprezza lo stile raffinato, si alternano figure di un campionario umano composito, che svela vizi di oggi e di ieri, come la brama di possesso, leitmotiv delle vicende, in nome del quale l’uomo arriva a uccidere l’uomo e a sovvertire i principi dell’etica, mettendo al di sopra di tutto il dio denaro. Avidità e avarizia, vizio capitale di dantesca memoria, distorcono la mente, al punto da creare un contro-sistema di valori, in cui la sopraffazione e la bestialità hanno la meglio e il fine giustifica i mezzi, anche se illeciti. I fili delle indagini vengono così dipanati nella regìa della narrazione poliziesca, in cui relazioni familiari disfunzionali, amori di convenienza, legami per interesse, traffici illegali e mire tentacolari della criminalità, compongono un mosaico verosimile su dinamiche e problematiche di viva attualità, sullo sfondo del capoluogo meneghino, penetrato nella sua autenticità mediante il riferimento a sapori e motti della cultura milanese. Misura, equilibrio, armonia, delicatezza caratterizzano la vicenda complicata di Stefano ed Elsa, alla quale sono sottese le indagini serrate dei due in una Milano sempre capace di rinnovare se stessa.

NARDONE

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(gp)

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