Donald Trump annuncia l’uscita degli USA dall’accordo di Parigi sul clima.

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Donald Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi sul clima. L’Europa, la Cina e l’India sono intenzionate a mantenere gli accordi presi.

NARDONE

Roma, 3 giu. – Il 1 giugno ore 21.00 italiane è arrivato l’annuncio ufficiale: gli Stati Uniti di Trump sono intenzionati a ritirarsi dagli accordi di Parigi sul clima firmati nel 2015. L’accordo definisce un piano d’azione globale con il fine di limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C.

Trump ha sottolineato come, secondo la sua opinione, l’accordo svantaggi gli Stati Uniti a beneficio di altri Paesi, e che quindi sia necessario proteggere gli interessi dei cittadini americani e dei suoi lavoratori. Aggiunge che gli Stati Uniti non contribuiranno più al Green Climate Fund, un fondo creato per aiutare i Paesi in via di sviluppo a ridurre le emissioni di gas serra, che sta costando al Paese più di 3 milioni di dollari. Il Presidente non chiude definitivamente le porte a un accordo sul clima ma annuncia l’intenzione di rinegoziarne i termini, in modo da raggiungere un accordo che non leda gli interessi del suo Paese.

Ma a soli due giorni dall’annuncio si stanno moltiplicando le critiche alla decisione del Presidente. Immediata è stata la replica del presidente francese Emmanuel Macron che ha affermato di non essere intenzionato a rinegoziare i termini dell’accordo in quanto «Non c’è un’altra strada da seguire. Non ci si può sbagliare sul clima; non c’è un piano B perché non esiste un pianeta B». Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel ha criticato la scelta di Trump affermando, però, che la sua decisione non inciderà sull’impegno dell’Europa nel proteggere il nostro pianeta.

Anche Cina e India, tra i maggiori produttori di Co2, hanno ribadito il loro impegno a rispettare gli accordi presi. In India sta aumentando l’interesse del governo verso le energie rinnovabili anche in seguito alla crescente pressione della società civile sempre più preoccupata dagli alti livelli di inquinamento del Paese. Va sottolineato, però, che in sede di discussione degli accordi a Parigi, il primo ministro indiano Narendra Modi aveva affermato come gli Stati più sviluppati dovessero assumere maggiori responsabilità nel ridurre le emissioni di Co2 per non gravare sulle economie dei Paesi che stanno vivendo adesso il loro momento di maggiore crescita. In questa ottica, l’uscita degli Stati Uniti dal fondo creato per aiutare i Paesi meno ricchi a ridurre le emissioni potrebbe effettivamente rallentare il raggiungimento degli obiettivi auspicati dal congresso di Parigi.

Ma le critiche verso l’uscita dall’accordo non vengono solo dall’esterno: un fronte di opposizione composto dai governatori di alcuni Stati, alcuni sindaci e presidenti di compagnie stanno organizzando un piano per ridurre autonomamente le emissioni americane. Molte industrie americane stanno infatti investendo nell’energia rinnovabile e la politica di Trump potrebbe finire per svantaggiarli.

Nonostante le critiche Trump non sembra intenzionato a tornare sui suoi passi anche perché molti cittadini appoggiano la sua decisione. Nei prossimi mesi si vedrà se le pressioni esterne e interne al Paese costringeranno il Presidente a rivedere la sua posizione o se si potranno raggiungere nuovi accordi che soddisfino gli interessi portati avanti da Trump.

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Marcella Esposito

Laureata in Relazioni e Istituzioni dell'Asia e dell'Africa, si interessa di governance urbana e sviluppo locale nei paesi dell'Africa sub-sahariana, di migrazioni e questioni di genere.