Crisi in Afghanistan. Intervista con il giornalista Gerardo Verolino

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anna tortora
Anna Tortora

IL Personaggio ritorna in grande stile con Gerardo Verolino, giornalista ed esperto di politica estera. Con lui affronto un tema di grande attualità.

NARDONE

PERCHÈ  GLISTATI UNITI SI SONO RITIRATI DALL’AFGHANISTAN?

“C’è più di un motivo. Anzitutto quello che abbiamo visto a Kabul è la presa d’atto del disimpegno americano dalle controversie internazionali. Gli Stati Uniti non vogliono essere più il poliziotto del Mondo. Ma non da adesso. È un processo storico, forse irreversibile, che è in corso da almeno vent’anni: da quando sono cambiati gli assetti geopolitici planetari e il Mondo non è diviso più solo in due blocchi. Le ultime guerre vere a cui hanno partecipato, con convinzione, gli Stati Uniti, surrettizziamente definite “imperialiste”, sono state la liberazione del Kuwait dagli iracheni del 1991 da parte di George Bush senior e la guerra dei Balcani del 1999 sotto la presidenza di Bill Clinton. Ma già qualcuno in America cominciava a chiedersi se fosse giusto e che senso avesse morire per Sarajevo”

E LE GUERRE SUCCESSIVE?

“Alle guerre degli anni 2000, l’America ha partecipato riluttante. Se non ci fosse stato l’attacco criminale della jihad islamica a New York non avremmo avuto i marines a Kabul nè a Baghdad. Faccio notare che per ben due volte, negli anni successivi, una portaerei americana si è avvicinata alle coste siriane per colpire il dittatore Assad che massacrava il suo popolo, nel 2013 con Obama e nel 2018 con Trump. Ma in entrambe le circostanze, di fatto, l’America decide di non intervenire. Obama, addirittura, si rimangia la parola data dopo che aveva asserito che se il dittatore avesse usato i gas chimici contro i cittadini l’America gliel’avrebbe fatta pagare. Assad usa i gas chimici, la macchina militare si mette in moto ma poi il presidente fa marcia indietro prendendosi le accuse da parte dell’opinione pubblica di essere un capo di governo titubante se non pavido”

E GLI ALTRI MOTIVI CHE HANNO INDOTTO GLI AMERICANI A RITIRARSI?

“Le guerre costano: sia in termini di uomini che di risorse. Quella in Afghanistan è costata 2300 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti, oggi, ritengono che una guerra in un territorio sperduto a migliaia di chilometri di distanza non sia prioritaria. Ritengono invece necessario concentrare gli sforzi contro il nemico più grande: la Cina. Gli imperi che sono sopravvissuti nella storia sono quelli che hanno saputo anche amministrare le proprie risorse e capire qual è il momento di ritirarsi. D’altronde nel 1983, dopo l’attacco suicida di un kamikaze a Beirut che provoca la morte di 142 marines, Reagan ritira le truppe americane dal Libano. Reagan lo può fare senza essere attaccato da nessuno perché ha un prestigio e una popolarità in patria che Biden, purtroppo, non ha. E il ritiro delle truppe, all’epoca, non fu goffo e abborracciato come oggi. Un altro motivo alla base del disimpegno americano è rappresentato anche dal crescente antiamericanismo che in Occidente e soprattutto in Italia, ha raggiunto punte parossistiche”

MI FACCIA DEGLI ESEMPI

“Ne faccio alcuni. Nella stessa America che finisce sotto l’attacco dei terroristi, dopo l’11 Settembre è fiorita una filmografia complottista da Fahrenheit 9/11 di Michel Moore a The Power of Nightmares di Alan Curtis a Taxi to the Dark Side di Alan Gibney a The Unknow Know nella quale si mette sotto accusa l’America e non I terroristi: si mette in dubbio che gli attacchi siano veri; si dice che gli americani sono dei mascalzoni mentre i jihadisti sono delle vittime e delle brave persone; si sostiene, insomma, che la colpa è sempre della democrazia liberale mentre l’Islam è buono. Addirittura c’è un mockumentary, Dead of a President, in cui il regista Gabriel Range inneggia all’uccisione del presidente americano. Per lui Bin Laden è meglio di Bush. In Italia, non ne parliamo. Quando i soldati americani entrano a Kabul, Tiziano Terzani, sul “Corriere della sera” nel 2002 accusa gli Stati Uniti e scrive che “i B52 sono qui non soltanto per bombardare i rifugi di Bin Laden ma per ricordare a tutti chi sono I nuovi poliziotti, I nuovi giudici, I nuovi padroni – burattini di questo paese (…) e la bandiera dei marines, tanto perché sia chiaro che giustizia in questo caso vuol dire soprattutto vendetta, porta le firme dei familiari delle Torri Gemelle. Tocca a ora ai taliban essere vittime degli americani che vogliono vendicare I loro morti e soprattutto vogliono ristabilire l’idea della loro invulnerabilità”. Durante gli ultimi venti anni abbiamo assistito solo a manifestazioni di odio contro gli americani mentre si strizzava l’occhio agli islamisti”

IN ITALIA SI STRIZZA L’OCCHIO AI FONDAMENTALISTI ISLAMICI?

“Non da adesso. Si inneggia all’Islam in funzione antiamericana o antiisraeliana: sempre antioccidentale. Direi già dal 1979 con la rivoluzione islamica khomeinista tanta intellettualità di sinistra magnifica il ritorno degli ayatollah in Iran. Sempre sul “Corriere della sera”, Michel Foucault tiene un diario, tra il Settembre del 1978 e il Febbraio del 1979, chiamato Taccuino persiano in cui si spende in panegirici per Khomeini definito “il santo, l’uomo che si erge con le mani nude, acclamato da un popolo”. Ma, addirittura, ci dice che le minoranze saranno tutelate, le donne rispettate e sarà un trionfo della democrazia. Follie. Ma l’abbaglio coinvolse tante persone. Nel corso degli anni, la sinistra italiana, radicalizzandosi, accentua il suo filo – islamismo. Oggi scende in piazza a favore di Hamas che è un parente stretto dei talebani, un movimento politico che applica la sharia e sottomette il popolo secondo riti barbari. L’odio cieco per l’Occidente produce questi effetti perversi”

MA ALLORA L’INVASIONE DALL’AFGHANISTAN NON È SERVITA A NIENTE?

“È servita a dare, per vent’anni circa, la libertà agli afghani e a far capire il valore assoluto della libertà e della democrazia a popoli che non lo sanno. Le scene che abbiamo visto all’aeroporto Karzai di Kabul, con le madri che passavano, al di là del muro di protezione, i propri neonati ai soldati americani sapendo che non li avrebbero più rivisti, o i ragazzi che si aggrappavano disperatamente agli aerei americani in decollo consapevoli di cadere giù e morire, lo testimoniano. Inoltre, i giovani afghani che si sono immolati hanno dato una grande lezione a tutti gli sciocchi giovani occidentali che non apprezzano il valore inestimabile della democrazia liberale preferendo scendere in piazza per sostenere regimi e ideologie orribili e oscurantiste”

Ringrazio il caro Gerardo per la piacevole conversazione e per il prezioso contributo.

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.