Covid 19, vivere nella paura. Un esclusivo flagello italiano

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anna tortora
Anna Tortora

L’assenza di libertà produce banalità. Ed è la ostentata e caparbia volontà dì essere bravi ad ogni costo il vero cancro della libertà.
“Sento dire che abbiamo dimenticato presto che a causa del Covid siamo stati in lockdown e ci sono stati 130mila morti. Ma no. Non dimentichiamo proprio nulla. Soprattutto non dimentichiamo che in lockdown ci siamo stati a causa del governo e così pure per il coprifuoco, per le delazioni di Stato, per il distanziamento sociale eccetera. Per i morti, poi, delle due l’una: o son tanti perché le misure prese erano sbagliate o son tanti perché c’è poca chiarezza in un conteggio usato per indurre paura.
Quanto ai vaccini, beh, menomale che ci sono ma bisogna pur notare che prima sono stati messi in discussione da governo e informazione e poi sono stati usati come unica soluzione escludendo altre pratiche che, usate con ragionevolezza, avrebbero dato sollievo e aiuto ai non vaccinati (volontari e involontari).
Insomma, ciò che davvero non dobbiamo mai dimenticare è che nella storia dell’epidemia all’italiana ci sono stati fanatismo e logica del capro espiatorio con cui le istituzioni, per coprire la propria inettitudine, hanno colpevolizzato dissenso, intelligenza e libertà. Le cose, piaccia o no – considerando anche i no-vax che sono stati usati come un funzionale alibi, esattamente come i gonzi della comodità neofascista -, stanno così.
Nella nostra vita politica e istituzionale vi è un latente autoritarismo che si innesca in modo quasi automatico ogni volta che c’è un imprevisto dalle conseguenze traumatiche. Subito a quel punto scatta il dispositivo di sicurezza che trasforma lo Stato/governo in un sistema infallibile di conoscenza e rimedio. Gli Italiani, che la sanno più lunga del loro Stato, non si fanno trovare impreparati e prontamente fingono di credere alle bugie.
L’Italia, da sempre, funziona così. Finché la bugia, come accade ciclicamente, non cede di schianto.”
Giancristiano Desiderio, giornalista e scrittore

Infatti…
“Non provo alcuna sorpresa, né perplessità nei confronti delle pulsioni autenticamente illiberali e filogovernative di molti amici che si dichiarano da decenni liberali. So bene che svariati fra questi ultimi cercavano solo di occupare uno spazio politico poco frequentato in lingua italiana, che altri appaiono incapaci di distinguere fra liberalismo e democrazia, che alcuni cercavano una patente e una patina di perbenismo per frequentare i salotti buoni di Bisceglie. Poco male.
Però tutti loro indistintamente (insieme ai socialisti e comunisti seri) hanno sempre considerato le aree dalle Alpi a Capo Passero politicamente ridicole, incapaci di produrre alcuna efficace azione di governo o di creare una parvenza di sintesi politica accettabile. I loro riferimenti geopolitici andavano invariabilmente o oltreoceano o verso quell’Europa fredda che santificavano in modo un po’ ingenuo, quali paradisi dello Stato di diritto e del governo limitato e (per i socialisti) della corretta redistribuzione e del welfare.
Il GP ha invece creato un nuovo nazionalismo liberal-socialista di fronte al quale l’obiezione “è una misura fascista e per di più solo delle aree italiche” non appare in alcun modo risolutiva. Anzi ti rispondono “bene, siamo all’avanguardia!”
Un tempo credevo che un certo “primato nazionale” nella moda e nella cucina fosse patrimonio comune, tanto quanto la consapevolezza della miseria del resto. Che poi è il Resto.
Oggi comprendo che la paura del contagio ha suggellato al fine un’alleanza stabile e indissolubile come il matrimonio cristiano fra intellettuali e governo di questo non paese. Con pochissime eccezioni, quelli che se ne intendono hanno appoggiato lockdown, coprifuoco, mascherine, vaccini e maggiore era la coercizione su ogni singola misura di contrasto, più grande era il loro plauso. Si sono dimostrati la migliore guardia del corpo che i nuovi Hohenzollern potessero sognare. La loro riprovazione era sempre rivolta contro il popolino ignorante, che non stava mai a casa abbastanza, non rientrava agli orari stabiliti, non indossava correttamente la mascherina, e si vaccinava solo in misura di oltre l’ottanta percento(!)
Non so se il mio essere antigovernativo mi spinga verso l’avversione nei confronti delle élite e degli intellettuali, ma di una cosa sono certo: la povera gente non si meritava questo triste destino, ossia tutti i disastri che governo e classe dirigente apparecchiano per loro da quel fatidico 17 marzo 1861.”
Marco Bassani, storico

Il Governo ci ha fatto vivere nella paura e la paura è il demone più sinistro del nostro tempo.

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.