Covid-19, il teatro dell’assurdo continua

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Anna Tortora
Anna Tortora

NARDONE

La tragedia del Covid ha in sé un aspetto grottesco. Mi passi questa considerazione, che non è certo una mancanza di rispetto nei confronti di tutta la sofferenza che ha causato (vittime, restrizioni, rinunce, etc). I governanti hanno avuto sei mesi di tempo per poter lavorare e invece abbiamo: trasporti al collasso, monopattini inutili, scuole chiuse prima dell’arrivo dei banchi a rotelle. E ora chiudono. Certo.

“Solo qualche mese fa si vedeva in ogni stormir di fronde il pericolo fascista. Oggi che lo Stato di diritto è stato soppiantato dal dispotismo oscurantista, i nostri antifascisti immaginari tacciono. Si consolano provando a sostenere che l’autoritarismo buono (quello che chiede persino la delazione di Stato) è necessario per non scivolare nell’insicurezza. Stando zitti fanno, naturalmente, più bella figura, ché all’insicurezza sanitaria si è aggiunta l’insicurezza civile, l’Italia vive una stagione di incivilimento e a svolgere la critica dell’abuso di potere tocca ai pochi liberali che hanno coltivato nel tempo la cultura eretica dell’antitotalitarismo.
Aveva ragione chi diceva che nulla sarà come prima. Sarà peggio.”
Giancristiano Desiderio

E coloro che dovrebbero aiutarci, gli scienziati, litigano in TV al posto di tranquillizzare i cittadini. Dovrebbero avere la capacità di dare soluzioni al problema. Io consiglierei a questi signori di lavorare, al posto di atteggiarsi a baroni dei camici bianchi. Richiesta fatta anche dal prof. Zecchi che, a Stasera Italia, ha detto di avere paura della pandemia, ma soprattutto è confuso a causa dei litigi tra scienziati. È opportuno ribadire che la scienza in quanto portatrice di conoscenza oggettiva del reale empirico rappresenta un valore (lo hanno presente?); la ricerca scientifica ha indubbiamente una dimensione assiologica proporzionata al grado di conoscenza storicamente determinata e un sapere circoscritto nei limiti delle metodologie usate.

Ecco cosa dice il Prof. Matteo Bassetti
“Ho chiesto per mesi di attrezzarci, ma certa stampa ha solo provato a linciarmi e nessuno mi ha ascoltato.
Certa stampa e certi colleghi hanno solo tentato di ammazzarmi mediaticamente e di linciarmi.
Un vero scandalo che mi ha fatto molto riflettere sul mio futuro professionale  in questo paese.
Il mio timore era che la gente, allarmata da una comunicazione schizofrenica  fatta di terrorismo e di sensazionalismo, in  autunno/inverno potesse riversarsi negli ospedali al primo sintomo influenzale per la paura che gli era stata trasmessa.
Sapevo che questo avrebbe comportato un grave rischio ai fini della propagazione del virus e del sovraccarico per gli ospedali.
Oltre ad attrezzarsi, infatti nei mesi estivi andava spiegato alla gente che l’infezione da Covid, nella stragrande maggioranza dei casi, decorre in maniera lieve e si poteva gestire a casa. Questo non è stato fatto e i risultati si vedono nei nostri ospedali. Si è detto alle persone che il Covid era sempre una malattia  devastante, che dava sempre complicazioni perpetue e che buona parte dei contagiati sarebbe finito  intubato o morto, così, non appena qualcuno ha un sintomo, corre in ospedale a farsi curare e ricoverare per paura di non avere cure adeguate a casa.
Altro che dirmi (come fa qualcuno in malafede…e sono tanti) che non dovevo dire che la malattia era più gestibile.
Che siano loro a farsi un esame di coscienza e a pensare che disastro hanno combinato.
I danni rischiano di essere devastanti.
La politica della paura non serve a nessuno”.
Ma i cittadini sono impauriti e non hanno più facoltà di discernimento. La confusione sdoganata da scienziati e politici ha favorito inquietudine, in troppi non riescono ad avere un pensiero libero.

“Insomma, sappiamo che il lockdown è non solo inutile ma anche dannoso e incostituzionale ma si farà lo stesso per dare un alibi a governo e regioni che da febbraio a oggi non hanno né costruito la sorveglianza attiva con la medicina di base né concepito una diversa strategia comunicativa che non sia quella del terrore a uso e consumo di un regime dispotico invocato ugualmente dalle vittime e dai carnefici che si scambiano reciprocamente i ruoli. Tutto perfettamente in linea con quella cultura, a metà tra il dramma e la commedia, che ho descritto ne ‘L’individualismo statalista. La vera religione degli Italiani’. Non lo dico con soddisfazione ma con la pena nel cuore di chi vede la patria immiserirsi spiritualmente”.
Giancristiano Desiderio

Paura, relativismo, crisi, terrore, sono espressioni che indicano il malessere attuale. La crisi si è fatta spazio nell’assenza di riferimenti, in un sentimento di vuoto. Sembra che i cittadini non abbiano alcun appoggio concreto, al punto che si rifugiano nel “capo” di turno quando una realtà senza profondità e tanto confusa non può dare loro soddisfazioni.
Bisogna, dunque, che i cittadini, nella consapevolezza che l’Italia ha una grande storia, una sua identità culturale ed anche una vocazione per il futuro, riacquistino forte il senso di una partecipazione responsabile, premendo i governanti perché non solo esprimano come prioritaria la salute, ma ne indichino concrete e realizzabili vie di soluzione, vie tanto più credibili quando i politici, e non solo, avranno saputo distinguere tra affari e politica.

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Anna Tortora

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.