‘Così parlò Bellavista’, in scena al Teatro Augusteo tutta la filosofia di vita napoletana

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Napoli, 20 nov. – Dal cinema al teatro. Così parlò Bellavista, il capolavoro di Luciano De Crescenzo, viene riproposto in drammaturgia al Teatro Augusteo di Napoli fino al 28 novembre.

NARDONE

Il regista e protagonista Geppy Gleijeses, già attore del cast del film che consacrò De Crescenzo ed il suo libro poi trasposto in pellicola, offre una replica dello spirito di De Crescenzo, ai suoi affezionati estimatori.

Avvalendosi di una compagnia di eccezione con Marisa Laurito in testa, Gleijeses dona ai napoletani uno spettacolo della memoria, attraverso il remake del film cult amato dal pubblico in sala, che agevolmente risponde alle battute di scena, ormai conosciute a menadito da generazioni e generazioni.

La stupenda scenografia di Palazzo dello Spagnolo, un nuovo inserimento voluto da Gleijeses, attraverso l’intricata presenza di archi e scale, rende viva l’immagine del condominio napoletano in cui si intersecano vissuti, battibecchi e lezioni di filosofia pratica.

Il Gleijeses che negli anni Ottanta interpretava Giorgio, il fidanzato disoccupato di Patrizia, a distanza di tempo si trova dall’altro lato della barricata, ricoprendo il ruolo di Gennaro Bellavista, il protagonista assoluto della piéce, che si barcamena tra insegnamenti filosofici dati ai suoi discepoli e disquisizioni quotidiane, a volte al limite del paradosso,  sorte in ambito condominiale.

Lo stare insieme con attori della nuova generazione e colleghi come Benedetto Casillo, indimenticabile nel cast del film, conferisce fedeltà e modernità al testo teatrale che pur rifacendosi sia al libro che al film, ha dei piccoli tratti di novità che non dispiacciono.

Al centro della vicenda resta l’importanza di perpetrare delle tradizioni partenopee come quella di fare le conserve nella stessa stanza con tutti i familiari, l’affabilità di commentare i dilemmi della vita con gli abitanti dello stesso palazzo in cui si abita, finendo poi a parlare del più e del meno, formando così il napoletano pensiero.
La grandiosità del film di De Crescenzo, che in verità un po’ schiaccia la pièce teatrale, nonostante il suo nobile intento, è quella di porre l’accento a distanza di decenni, su problemi come la disoccupazione e la camorra, di cui purtroppo nel 2021 ancora parliamo con grande attualità.

Gleijeses fa scendere in platea i suoi attori, perché la piazza di Bellavista resta sempre tra  la gente, quasi a voler rivendicare il socratico pensiero di indagare la realtà attraverso il solo contributo umano.

La proposta di singoli sketchs concepiti come corpi separati, ricongiunge la strada alla corte del palazzo, segno che nello spazio aperto che é l’agorá, non esistono più né un vero né un falso, perché ogni uomo ha una propria visione del mondo e ciò che appare giusto a qualcuno può essere sbagliato per qualcun altro.

In questo De Crescenzo impartisce ancora insegnamenti a distanza, grazie ad alcuni suoi grandi amici come la Laurito e Gleijeses che con questa operazione teatrale rendono giusto onore al grande pensatore napoletano.

  

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.