Cosa succede se i sindaci bocciano il decreto sicurezza?

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Stretta sui Prefetti

La mancata applicazione della legge, nella parte che riguarda i migranti, annunciata dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando, al quale si è associato il primo cittadino di Napoli Luigi De Magistris “è un atto politico. I Comuni sono tenuti a uniformarsi alle leggi”. A sottolinearlo all’Adnkronos è il presidente emerito della Corte Costituzionale, Cesare Mirabelli. “La pubblica amministrazione – spiega – non può sollevare questioni di legittimità costituzionale e deve uniformarsi alla legge, a meno che non sia liberticida, che potrebbe essere un caso eccezionale, una rottura dell’ordinamento democratico. Bisogna vedere se si tratta di norme rispetto alle quali è prevista un’attività del Comune che ha carattere di discrezionalità, che la legge impone e che il sindaco ritiene di disapplicare. Non può essere una contestazione generale”. “Se ci sono atti che la legge prevede per i Comuni il sindaco non può disapplicarla. Se la disapplica, e in ipotesi interviene il prefetto o un’altra autorità, sorge un contenzioso e allora potrebbe essere sollevata una questione di legittimità costituzionale. Al momento – ribadisce Mirabelli – è un atto politico”. 

Oggi Repubblica riferisce che dal Viminale fanno sapere che i prefetti di Palermo e Napoli sono tenuti a denunciare i sindaci, e gli ufficiali dell’anagrafe, nel caso in cui trasgrediscano la norma. Il reato che potrebbe essere contestato è l’abuso in atti di ufficio, aggravato dal fatto che i sindaci, in materia di stato civile, sono anche ufficiali di governo. I prefetti, inoltre, hanno la facoltà di annullare l’atto dell’ufficio comunale. Se la disobbedienza dei sindaci dovesse concretizzarsi, potrebbe aprirsi un contenzioso tra i comuni e lo Stato. A questo punto, un giudice penale o amministrativo potrebbe sollevare la questione di legittimità costituzionale del decreto, messa già in dubbio per iscritto dalla direttiva di ieri del sindaco Leoluca Orlando. Il decreto Salvini – voluto fortemente dal ministro dell’Interno e approvato dalla maggioranza gialloverde lo scorso autunno – finirebbe davanti alla Corte Costituzionale.

Intanto, in seguito alle dichiarazioni dei ‘sindaci ribelli’, il presidente dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci) Antonio Decaro ha espresso “l’esigenza di istituire un tavolo di confronto in sede ministeriale per definire le modalità di attuazione e i necessari correttivi a una norma che così com’è non tutela i diritti delle persone”. Il candidato alla segreteria del Partito democratico Maurizio Martina ha invece lanciato l’idea di un referendum abrogativo. “Quel decreto porta solo più insicurezza sulla pelle di tutti i cittadini ed è giusto contrastarlo per difendere le città dalla follia della propaganda leghista – ha dichiarato l’esponente dem, sostenendo che “prima quelle norme verranno abrogate e meglio sarà”.

Pizzarotti: giusto non applicarlo. “Dal punto di vista politico sono assolutamente d’accordo che si debba affrontare il problema, visto che il decreto sicurezza lascia aperto un vulnus rispetto a stranieri e richiedenti asilo che non riescono a fare le cose più basilari. Dal punto di vista amministrativo non è chiaro come faccia Orlando a chiedere agli uffici di non applicare una legge”.

Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti commenta così l’iniziativa del sindaco di Palermo Leoluca Orlando.
“I funzionari applicano le leggi – dice Pizzarotti – e oggi le leggi prevedono questo: non si capisce qual è l’atto amministrativo con cui si possa sospendere una legge dello Stato. Bisogna capire qual è il percorso. Detto questo, quello che pone Orlando è sicuramente un tema che va affrontato, anche come Anci, perché il problema determinato dal decreto sicurezza ricade su tutti”.

Redazione

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