Coronavirus, ecco cosa riapre oggi in Italia

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Attenzioni alle ordinanze regionali.

 

NARDONE

Secondo l’ultimo DPCM riaprono oggi le librerie, le cartolerie e i negozi di vestiti per neonati e bambini. Ripartono le attività forestali, l’industria del legno e anche la produzione di computer. Ecco i primi spiragli nel lockdown da coronavirus. La serrata pressoché totale viene prorogata ancora, da oggi fino al 3 maggio, compresa la stretta sui rientri dall’estero e sui viaggi di lavoro nel nostro Paese, con controlli agli imbarchi e stop ai viaggi per chi ha la febbre.

Non è certo la Fase 2, ma è almeno il primo timido passo di un nuovo inizio. Tra gel e mascherine, oggi librerie, cartolerie e negozi d’abbigliamento per l’infanzia riaprono i battenti, con tutte le precauzioni del caso. Ma non è così in tutta Italia. Non sono poche le regioni – con una babele di ordinanze – che hanno deciso di mantenere le forti restrizioni del lockdown, mentre altre hanno invece cominciato ad allentare le maglie dei divieti sulla scia dei dati ormai stabili, se non in lieve calo, dei contagi da coronavirus. E non è escluso che la prossima settimana possano riaprire i battenti anche altri settori dell’industria, come quello della moda, dell’auto o della metallurgia, anche se il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, invita alla calma.

Restano tutti i limiti agli spostamenti, la chiusura delle scuole, lo stop alle attività produttive non essenziali. E resta la possibilità per le Regioni di emettere ordinanze ancora più restrittive di quelle dello Stato. Ma arrivano singole deroghe e nuove norme per le attività che saranno aperte, con l’obbligo di mascherine per i dipendenti e disinfettanti mani vicino alle casse o anche alle tastiere dei bancomat.

Boccia: chi riapre si assume responsabilità –“Capisco la voglia di uscirne, ma i numeri ci dicono che siamo ancora dentro l’emergenza” pertanto “i presidenti che vogliono riaprire se ne assumono la responsabilità”. Così il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, che in un’intervista al Corriere della Sera dice che “parlare di normalità vuol dire illudere la gente” e se si commette un errore “distruggi settimane di sacrifici di tutti”. E a chi non ha colto l’insegnamento di questi 45 giorni, il ministro ricorda che “l’Italia conta 160 mila casi e 20 mila morti”. Boccia prosegue spiegando che “nella fase due entreremo dal 4 maggio, dobbiamo ancora mantenere la barra dritta” mentre ora ci troviamo ancora “nella fase in cui vediamo le prime luci e dobbiamo difendere i risultati raggiunti” e pur comprendendo desideri e necessita, il ministro propone un paragone con la Francia: “Se il presidente Emmanuel Macron prolunga il lockdown all’11 maggio, è perché sa che senza salute non c’è economia” afferma Boccia.

E se da un lato ai fautori “dell’aprire a tutti i costi” il ministro ricorda che “la solidarietà è venuta dal volontariato, dai medici e dagli infermieri partiti anche a Pasqua per andare in corsia al Nord, mettendo a rischio la loro salute”, dall’altro riserva anche una riflessione sul sistema in generale dicendo: “Mettere ordine con 21 sistemi regionali diversi è un obiettivo ambizioso. Quello che puoi ottenere, è che la nave Italia segua la stessa rotta”. Così Boccia ripete: “I presidenti che vogliono riaprire se ne assumono la responsabilità, come ho detto a Fugatti che guida la Provincia di Trento e vuole sbloccare alcuni cantieri. Non è meglio aspettare la valutazione sulle classi di rischio di ciascun lavoratore, pronta fra sei o sette giorni? Perché partire prima, rischiando che si accenda un focolaio?” si chiede il ministro che per altro consiglia “di seguire le linee della comunità scientifica e le scelte del governo.” Poi conclude: “Zaia avrà fatto le sue valutazioni sulla base dei contagi, ma io penso che se qualche presidente di Regione apre i cantieri senza aspettare le classificazioni di rischio dell’Inail si assume la responsabilità delle forzature”, insiste Boccia.

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Redazione

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