Contro il Coronavirus – La peggiore gestione di una pandemia. Il libro di Serenella Bettin, intervista con l’autrice

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Anna Tortora

Per la mia rubrica IL Personaggio sono lieta di ospitare Serenella Bettin del quotidiano Libero, che ci parlerà del suo libro, ‘Contro il Coronavirus – La peggiore gestione di una pandemia’ e dei risvolti che si sono avuti in questi due anni.

Eri a Vo’ Euganeo, in provincia di Padova, quando hai cominciato a scrivere questo libro. Cosa ti ha spinto a farlo?

“Quando è iniziata la pandemia, proprio la prima sera in cui è scoppiata, sono stata spedita a Vo’ Euganeo e lì sono arrivata che c’era una situazione spettrale.
Sono arrivata in un paese in cui non c’era nessuno per strada, vi era solo una pompa di benzina illuminata (tipo quei film americani, hai presente?), il sindaco era tappato dentro il suo palazzo e la piazza era deserta. Quando sono andata via – a parte la paura che avevo, non si sapeva niente ed eravamo tutti senza mascherine – ho percorso una strada da sola di notte. Il giorno dopo, facendo la doccia, pensavo al Carnevale di Venezia bloccato, già qui in Veneto c’erano delle misure drastiche e dissi tra me ‘Cavoli! Siamo testimoni di una cosa che sta sconvolgendo il mondo’. Quindi, pensai di annotare tutto, come faccio di solito perché per me è un bisogno fisico, e nel libro ci sono i primi tre mesi della pandemia.”

Racconti testimonianze ed episodi. C’è una storia che ti ha colpito maggiormente?

“Ce ne sono tante. Ad esempio, la mattina al bar – erano ancora aperti – la gente aveva paura di salutarsi, stavano tutti a distanza. Non si potevano prendere più le brioche con le mani.
Oppure, quella volta che sono andata in un reparto Covid, in un ospedale a Montebelluna in provincia di Treviso, sono entrata nella sala rianimazione e ho visto una donna che aveva le gambe la metà delle mie. Poi c’era un uomo che tentava di parlare, di dirmi qualcosa, ma non ce la faceva. Sono storie che hanno segnato tutti noi.
Quando ho riletto il libro per mandarlo in stampa, mi fermavo a riflettere chiedendomi ‘Ma noi abbiamo vissuto sta roba?’…”

Da allora la gestione della pandemia è migliorata?

“La gestione della pandemia è migliorata. Infatti dico ‘la peggiore gestione di una pandemia’ riferendomi al Governo Conte, perché non mi è piaciuta la comunicazione, non mi è piaciuta la mancanza di prese di posizione quando si doveva chiudere tutto. Il Veneto si è salvato, paradossalmente, grazie al governatore Zaia che è andato via diritto chiudendo e basta. Non dimentichiamo che proprio il Veneto insieme alla Lombardia sono state le prime regioni colpite.
Con Draghi ho visto la mentalità cambiare anche negli imprenditori, io sono molto spesso a contatto con le aziende del Nord Est. E’ cambiata perché non si scende più a compromessi. Bisogna scacciare il virus, quindi ci sono vaccini e greenpass. Si può non essere d’accordo, però ho visto che l’anno scorso, in questo periodo, eravamo chiusi e ora siamo aperti. Ieri, mi ha scritto un imprenditore dicendomi ‘Qua è un disastro’. Certo, ci sono realtà e realtà, tuttavia la gestione è migliorata.”

I vaccini. Pensi si debba ancora lavorare per sensibilizzare i più scettici e i Novax?

“Io penso che chi voleva vaccinarsi lo abbia fatto. Poi c’è stato un periodo in cui qualche scettico l’abbiamo “reclutato”, però ci sarà sempre quello zoccolo duro che non vorrà capire che il vaccino è l’unica arma che abbiamo contro il Covid. Ci sono persone convinte di cose assurde e allucinanti, tipo che nel vaccino ci sia chissà cosa…tipo il vomito della Madonna.

Una pandemia dalla quale stiamo uscendo e di cui, speriamo presto, avremo solo un bruttissimo ricordo.
Ringrazio Serenella Bettin per il prezioso contributo.

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.