Conflitto Russia – Ucraina. Rapporti Cina e USA. Quanto influiscono sulla economia italiana? Intervista con Germano Dottori

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anna tortora
Anna Tortora

Il conflitto Russia – Ucraina ha cambiato gli assetti geopolitici e le dinamiche economiche mondiali.
Ne parlo con Germano Dottori, esperto di politica estera e consigliere scientifico di Limes.

Centrale di Zaporizhzhia. Sparatoria nelle vicinanze. L’ambasciatore italiano in Ucraina, Zazo: “Le prospettive di una ripresa dei negoziati, sono scarse.”
“Quanto accade nei dintorni e dentro la centrale nucleare di Zaporizhzhia sta attirando un grande interesse internazionale a causa delle possibili conseguenze del suo eventuale danneggiamento. Non vi è dubbio che siano i russi a controllare l’impianto, seppure con l’aiuto di personale civile ucraino: ne abbiamo avuto la dimostrazione nel corso della visita condotta dai tecnici dell’AIEA. Osservando la presenza di equipaggiamenti militari russi, qualcuno ha affermato al riguardo che la circostanza basta a farne un legittimo obiettivo. Ma forse si tratta di un espediente per giungere ad un ulteriore allargamento del conflitto, utile più a Kiev che Mosca. Sembra inoltre che il Cremlino intenda collegare la centrale alla rete elettrica delle zone che già controlla, fattore che certamente disturba il governo ucraino. Quando la polvere delle opposte narrazioni si depositerà, capiremo meglio. Condivido comunque le valutazioni del nostro ambasciatore Zazo: finché le parti in causa riterranno di poter migliorare la propria posizione con le armi, non potremo avere veri negoziati. Questa non è una lite condominiale che si possa ricomporre con qualche astuzia diplomatica. I russi vogliono prendere altra terra. Gli ucraini hanno invece appena effettuato una puntata verso Kherson, riportando dei successi tattici la cui portata è però da valutare. Diciamo che siamo ancora in una fase molto interlocutoria. Kiev sta ricevendo nuovi aiuti, mentre Mosca sta preparando il suo terzo corpo d’armata, che dovrebbe a breve fare in suo ingresso in teatro. La pace pare molto lontana.”

 

Cosa pensa dell’uccisione di Darya Dugina?
“Sembra un omicidio “di segnalazione”. Qualcuno che è stanco della guerra – o che magari non l’ha proprio mai voluta – ha forse cercato di esprimere il proprio malcontento. E’ stato in ogni caso colpito un bersaglio “morbido”, ma molto connotato: ideologicamente schierato in favore dell’operazione militare speciale e della cancellazione dello Stato ucraino, ma esterno ai gangli vitali dell’amministrazione presidenziale. Quello che è davvero successo lo comprenderemo nel tempo, più in là.”

 

Gli USA hanno inviato 1miliardo di dollari di armi a Taiwan. La Cina ha dichiarato di non volere ingerenze degli USA…
“Non mi pare che ci sia qualcosa di veramente nuovo, almeno per ora: gli Stati Uniti hanno sempre contribuito alla difesa di Formosa pur aderendo alla politica dell’unica Cina e riconoscendo Pechino come sua rappresentante legittima. Non è però escluso che questo approccio non sia destinato a cambiare. È dagli anni novanta che si discute in America dell’opportunità di favorire la frammentazione cinese. Taiwan potrebbe servire allo scopo. Il riconoscimento della sua indipendenza potrebbe infatti innescare un processo a catena. Probabilmente, l’intensa gesticolazione militare e politica cui stiamo assistendo ruota attorno a questo nodo. È peraltro interessante il ruolo che nella vicenda sta assumendo il Giappone.”

 

Quanto l’Italia pagherà, in termini economici, per questi conflitti?
“Quando entrano in discussione gli equilibri planetari, il rischio di guerra aumenta inevitabilmente, circostanza che potrebbe indurre ad un ripensamento della conformazione attuale delle catene del valore. Nell’ambito sanitario, era già successo con il Covid. Ora il fenomeno potrebbe estendersi all’energia e al campo alimentare. Sostanzialmente, la competizione politica sembra sul punto di provocare la crisi della globalizzazione. Tutto ciò, ovviamente, avrebbe ripercussioni importanti. Da un lato, alcune produzioni tornerebbero a casa. Ma si assisterebbe pure ad una considerevole lievitazione dei prezzi, conseguente alla riduzione dell’efficienza della produzione su scala globale. Ci sarebbero dei vincitori e dei perdenti, sia tra gli Stati che al loro interno. L’Italia trae buona parte della sua ricchezza dal commercio internazionale: ogni fattore che lo rende più difficile o lo restringe, ci danneggia. Non saremmo comunque i soli a soffrire. Quanto ha affermato Macron a proposito della spensieratezza che saremmo sul punto di perdere non va preso sottogamba. Ad alcuni ha ricordato quanto disse l’avvocato Gianni Agnelli sul finire degli anni ottanta sulla “festa” che stava per finire. È vero che per alcuni – anzi molti – non c’era mai stato molto di cui gioire. Ma nel complesso Agnelli ebbe ragione. È probabile che l’abbia anche il Presidente francese.”

Con l’augurio che ci siano a breve tempi migliori, ringrazio Germano Dottori per la piacevole conversazione.

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.