Conflitto Russia – Ucraina. Intervista con lo scrittore Nicolai Lilin

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anna tortora
Anna Tortora

Per la mia rubrica IL Personaggio sono lieta di ospitare lo scrittore Nicolai Lilin.
Nato nel 1980 a Bender, in Transnistria, vive in Italia dal 2003. Scrittore, tatuatore e artista, presso Einaudi ha pubblicato i romanzi: Educazione siberaiana , tradotto in ventitré Paesi e divenuto nel 2013 un film diretto da Gabriele Salvatores, Caduta libera, Il respiro del buioi, Storie sulla pelle, Il serpente di Dio, Spy Story, Love Story, Favole fuorilegge, Il marchio ribelle e Le leggende della tigre.

Per Piemme ha pubblicato: Putin l’ultimo Zar e Putin l’ultimo Zar da San Pietroburgo all’Ucraina.

 

Qualche giorno fa, lei ha detto “Il problema non è Putin in sé ma nella situazione che si è creata attorno”.

“Putin arrivò al potere dopo la fine dell’Unione Sovietica.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica sono cambiati gli equilibri. C’è stato un tentativo fallito di applicare la democrazia, questo tentativo fallimentare di creare una nuova politica in Russia si è rivelato un terreno fertile per la nascita delle nuove oligarchie. Oligarchie selvagge e predatorie. Questa nuova base di potere oligarchico ha fatto sì che in un Paese così gigantesco si avessero due possibilità: o essere frazionato e diviso da vari oligarchi nei paesi più piccoli oppure rimanere unito a costo di avere un sistema totalitario.
Putin arrivò a governare in un Paese fallito, dove la democrazia non è stata neanche applicata, e il sistema si reggeva su una cultura lontana anni luce da ciò che intendiamo noi per democrazia. E per essere onesti, anche la nostra visione di democrazia, pur non essendo fallimentare come in Russia, è imperfetta. Il sistema di Putin è totalitario, tutti i suoi funzionari sono suoi sudditi, ha una visione imperiale che può essere compresa ma non giustificata. Compresa perché solo così si può comprendere cosa sta accadendo.”

 

 

Zelensky ha l’appoggio dell’Occidente, con qualche perplessità da parte dei cittadini comuni. Secondo lei, perché si è creata questa propaganda quasi eccessiva del conflitto Russia – Ucraina?

“Purtroppo le semplificazioni danneggiano l’obiettività. Quando parliamo di tutto questo, innanzitutto dobbiamo ricordare cosa è l’Ucraina e qual è la sua storia. È limitante dire ‘Non ci interessa sapere la storia, l’Ucraina è un Paese indipendente.’ Va bene è indipendente e così deve essere. Noi, quando pensiamo che l’Ucraina sia più democratica della Russia, facciamo un gravissimo errore: l’Ucraina non è l’Occidente. Noi occidentali stiamo guardando, ora, a Zelensky come un eroe che combatte per i valori occidentali quando l’Ucraina, invece, è un Paese lontanissimo dai nostri valori democratici. L’Ucraiana ha più similitudini con la Russia che con l’Occidente. Putin reprime chi si oppone alla sua politica imperiale, in Ucraina si reprime chi è contro l’oligarcato. Vengono repressi gli intellettuali che sono contro la glorificazione del nuovo neonazismo che c’è in Ucraina.
Il presidente Zelensky in diretta televisiva ha detto che, secondo lui, è un bene che una parte del popolo ucraino pensi che Stepan Bandera (nazista ucraino della seconda guerra mondiale) sia un eroe.
Zelensky può avere le sue opinioni, però mi spaventa che in Occidente non si capiscano certe cose.
In Ucraina non si combatte la guerra per l’Europa, la Russia è sicuramente l’invasore in questo momento ma dal 2014 in Ucraina andava avanti uno sterminio verso le popolazioni russofone dal Governo ucraino.
In Ucraina si fanno gli stessi crimini per cui reputiamo, giustamente, tiranno Putin.
Io avevo un amico, Oles’ Buzyna, un antropologo antiputiniano. Era un ucraino intellettuale, l’ho conosciuto al Festival di Gorizia, è venuto anche a Milano per presentare dei libri. Ebbene, Buzyna è stato ucciso, gli hanno sparato tre colpi di pistola in faccia davanti casa sua, perché, durante una trasmissione televisiva, ucraina disse che per lui era un errore glorificare i collaboratori nazisti. Io credo che qualsiasi persona civile in Occidente possa essere d’accordo per questa sua posizione. Tra l’altro colui che l’ha ucciso, un ventenne, è stato dentro sei mesi. Quindi, quando si parla di Ucraina democratica, bisogna mettere da parte la propaganda che viene indotta da certi interessi che vogliono trascinarci in una guerra che non ci appartiene. È una guerra per acquisizione del potere imperiale di un Putin autoritario che vuole strappare a certi poteri occidentali dei territori che lui ritiene appartengano alla Russia. Ecco, mettere da parte i ragionamenti di pancia e capire che la politica ucraina non è tanto differente da quella russa anzi, a mio avviso, è più pericolosa.”

 

 

Leggendo il suo libro, “Putin, l’ultimo Zar”, si evince un Putin come esperto di geopolitica, fine intellettuale e uomo di strada. Sono questi i motivi del suo successo?

“Putin ha avuto successo in Russia per la sua capacità di mostrarsi una persona semplice che comunica con la gente che vive nelle periferie. Il suo lessico, il suo modo di usare certi termini, gli hanno permesso di entrare nei cuori di molti Russi che vivono in periferia – ricordiamo che la Russia è un Paese di 140 milioni di abitanti e la vera Russia è quella di periferia – . Lui aveva, quando ha cominciato il suo percorso politico, la capacità di mediare. Putin è stato nel KGB, è un grande psicologo, ha sfruttato abilmente le sue qualità in politica.
La sua visione geopolitica è molto limitata, lui si è fermato al modello dell’Impero che non si fonda sul potere economico, ma è un Impero stallo, ovvero con l’economia fondata sull’estradizione delle materie prime. Possedere le materie prime da una parte è un dono di Dio, dall’altra è una maledizione. In queste condizioni si sviluppa una becera corruzione che contraddistingue tutti gli ex Paesi dell’Unione Sovietica. Il modello imperiale di Putin rispetto ad esempio a quello cinese è molto scadente.
Il sistema di Putin è molto radicato in Russia per cui bisogna adottare delle strategie diplomatiche.”

 

 

Perché gli USA non vogliono trattare con Putin?

“Gli Stati Uniti sono un impero anche loro, un impero economico basato sulla speculazione, sulla militarizzazione. Da una parte fa la bella faccia con le storie della libertà e della democrazia, dall’altra parte questa libertà, che viene applicata negli USA, costa tanto al resto del mondo. Dunque, Russia e USA, due imperi che si trovano in una fase di un mondo nuovo. Purtroppo, i tuoi colleghi giornalisti, forse per motivi legati alla loro visione della realtà, non vogliono accettarlo. La guerra in Ucraina è una delle prime guerre del nuovo mondo, del mondo multipolare – il bipolarismo è finito e non ci sarà più – gli USA sono al collasso e per questo la loro politica è sempre più aggressiva. Ricordo che il Presidente Obama diede il via ai droni, nuovo tipo di arma spietata, aerei senza pilota che sterminavano esseri umani dall’altra parte del pianeta. E a quest’uomo hanno dato il premio Nobel per la pace.
Al collasso è anche la Russia, così si scontrano per una questione importante: il polo statunitense vorrebbe togliere qualsiasi possibilità di dipendenza della vecchia Europa dalla Russia, così abbiamo degli inasprimenti alle frontiere dove una volta passava la famosa cortina di ferro. Banalmente abbiamo visto crollare la cortina di ferro, credendo alla bontà occidentale di creare un mondo unito basato sul mercato libero. Agli Stati Uniti non piace vedere la Russia come un partner equivalente, vuole dettare le sue regole che, ovviamente, la Russia non accetta. Il vero grande fattore del nuovo mondo è la Cina che sembra stare lì in disparte, ma in realtà ha vinto. Abbiamo visto già alle votazioni dell’ONU questi cambiamenti, ma l’Europa non vuole accettarlo per via dell’attaccamento alla narrazione statunitense. Una narrazione obsoleta che ci fa vedere realtà che ormai non esistono più, è tempo di guardare ai valori europei e capire quali sono. Quello che diceva De Gasperi vale ancora oggi? Abbiamo crisi d’identità, per questo non capiamo cosa sta accadendo e i motivi veri della guerra in Ucraina.”

 

 

Un armistizio salverebbe l’Ucraina e il mondo?

“Io credo che l’Ucraina possa essere salvata solo dalla diplomazia mossa da questi due grandi imperi che si scontrano sul suo territorio. L’ Ucraina stessa non ha un’importante rilevanza, lo stesso Zelensky è una nullità politica per quanto vogliano farlo passare per un Gandhi della situazione, è un politico mediocre, una persona di spettacolo che viene usato dalle oligarchie e su di lui non si può fare affidamento. Se saranno i suoi oligarchi a decidere di abbandonare gli Ucraini, lui lo farà. Se questi decideranno di firmare un accordo con Mosca, lui lo farà. É una persona che non rappresenta se stesso; Putin rappresenta se stesso ed è tragico, è un tiranno imperialista; Biden è il classico presidente americano, anche lui non rappresenta se stesso ma rappresenta tutta una struttura che in grande linea è fatta da industriali, speculatori finanziari. La pace ucraina, dunque, è in cattive mani da tutte le parti; l’unica speranza è che per utilità reciproca questi cattivi (chiamiamoli cattivi tra virgolette) si metteranno d’accordo e finiranno questa guerra. Ma se solo per un momento accettiamo che l’Ucraina debba perdere con la vittoria totale della Russia, significa condannarla definitivamente. D’altra parte non si può ammettere che l’Ucraina torni ad essere quello che era nel momento in cui si è staccata dall’URSS, perché a livello geopolitico ciò non esiste più, la Crimea non l’avranno più. Putin sta ricostruendo un Impero, bisogna pur dargli qualcosa ma l’Europa si deve mostrare forte, se abbiamo questo conflitto è perché siamo stati sordi alle richieste di Putin nel dargli una mano a risolvere certe situazioni. Abbiamo fatto credere agli Ucraini che loro sono europei, che entreranno in Europa, che entreranno nella NATO mentre non è così, loro per entrare in Europa dovranno fare una strada lunga, innanzitutto dovranno imparare i valori di libertà e democrazia che abbiamo noi.”

Ringrazio Nicolai Lilin per la piacevole conversazione.

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.