Come cambiano le prestazioni psicologiche ai tempi del Covid: uffici aperti al pubblico, con il consiglio di preferire la terapia a distanza

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Tra le professioni che, durante la pandemia, non sono state costrette a un’interruzione c’è sicuramente quella degli psicologi (codice Ateco 86.90.30.). I diversi decreti che si sono succeduti nell’ultimo anno non hanno mai interrotto il mestiere degli psicologi, che prosegue nel rispetto delle restrizioni e delle misure di prevenzione fornite dal Ministero della Salute.

Nel mese di ottobre 2020, con l’entrata in vigore del Decreto-legge 125/2020, è stato introdotto l’obbligo di indossare la mascherina sia all’aperto sia nei luoghi chiusi diversi dalla propria abitazione, quindi anche all’interno degli studi degli psicologi.

Il passaggio del Lazio in zona rossa nei primi giorni del mese di aprile non ha costituito un impedimento all’esercizio della professione degli psicologi, ma è stato fortemente raccomandato di prediligere la modalità di svolgimento a distanza. L’Ordine ha quindi chiarito le modalità di erogazione della prestazione a distanza.

In termini burocratici, cosa cambia?

La diversa modalità di esercizio dell’attività di psicologo necessita del consenso al trattamento dei dati personali e del consenso al trattamento sanitario: la raccolta del consenso al trattamento dei dati personali è richiesta solamente per i nuovi pazienti, mentre la raccolta del consenso al trattamento sanitario è obbligatoria per tutti i pazienti assistiti dallo psicologo, anche per i pazienti che erano in cura presso lo specialista già prima della pandemia. Questo perché occorre il consenso alla nuova tipologia di terapia, in quanto diversa rispetto alle modalità adottate in precedenza, quando la terapia si svolgeva in presenza.

Terapia a distanza o in presenza?

  • Una volta chiarito l’aspetto burocratico, bisogna capire quanto sia realmente efficace la terapia a distanza, un tema già molto dibattuto nella comunità degli psicologi, dove si sta cercando di capire come, per alcuni pazienti, l’erogazione della terapia a distanza sia preferibile in quanto più semplice per il paziente, si pensi alle persone affette da fobie sociali oppure a quelle che vivono al limite, in condizioni di auto-emarginazione. Per queste persone, la possibilità di mettere distanza tra sé e il terapista costituisce un vantaggio che può andare a massimizzare l’efficacia della stessa terapia.
  • Come tutte le attività erogate a distanza, anche la terapia in questa modalità presenta dei limiti, primo tra tutti la mancanza di una location appositamente strutturata, protetta da rumori, suoni e da elementi disturbanti. Anche con queste difficoltà, l’emergenza sanitaria ha, di fatto, costretto psicologi e pazienti a preferire la terapia a distanza, con tutte le valutazioni del caso, a partire dalla possibilità che questa strada sia da prediligere anche dopo la fine della pandemia.

E le terapie di gruppo?

La psicoterapia di gruppo, in cui un gruppo di persone si incontra con frequenza periodica in presenza di un conduttore, è definita come “un’area comune della quale tutti possono essere partecipi e nella quale possono imparare a capirsi; all’interno di questo processo i membri del gruppo cominciano a comprendere il linguaggio dei sintomi, dei simboli e dei sogni, e questo apprendimento è tanto più prezioso perché avviene tramite l’esperienza.” [Fonte psicoterapia di gruppo]. È proprio l’aspetto esperenziale che è venuto a mancare a causa del distanziamento sociale obbligatorio, mettendo a dura prova tutti i pazienti che partecipavano regolarmente alle sedute di gruppo, ora erogabili esclusivamente a distanza.

Il passaggio alla terapia di gruppo da remoto ha messo non poco in allarme gli specialisti, poiché la terapia di gruppo a distanza risente di tutta una serie di mancanze come il contatto visivo, l’odore e la coordinazione visiva tra conduttori, con l’ipotesi allarmante che si vadano a “perdere anche la comunicazione collaborativa, il dialogo riflessivo, la riparazione interattiva, la narrativizzazione coerente e la comunicazione emotiva.  (Siegel, 1999).”

Ma vi sono anche dei vantaggi nella terapia da remoto, ossia la possibilità di non perdere del tutto il rapporto con il terapista, continuando altresì a mantenere l’impegno periodico con il gruppo.

 

Per gli psicologi cosa cambia?

Gli psicologi hanno affermato di sentir meno la gerarchia che caratterizza il rapporto terapista/paziente, complice l’assenza del tipico studio dello psicologo. A distanza, infatti, la casa di ogni paziente diviene uno studio. La terapia di gruppo a distanza potrebbe quindi essere destinata a durare anche oltre la pandemia, come uno strumento che assicuri la continuità dei servizi di riabilitazione e terapia sia per i pazienti sia per gli specialisti. Intanto, l’emergenza sanitaria attualmente in corso permette di testare l’efficacia di queste forme di terapia, che sicuramente saranno disponibili anche in futuro, specialmente per le categorie più fragili.

Redazione

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