Cloro in piscina: a cosa serve e come usarlo

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Il cloro è il principale strumento della sanificazione delle piscine ed è molto semplice da usare, anche se deve sempre essere maneggiato con cautela. Per garantire una pulizia efficace della piscina, però, si devono conoscere le caratteristiche di questo prodotto chimico e il corretto dosaggio. Se non viene usato correttamente, infatti, non solo la piscina non ne uscirà sanificata, ma si rischia anche di favorire la proliferazione di alghe e agenti patogeni, spesso difficili da rimuovere. Un corretto utilizzo del cloro, quindi, è fondamentale sia per la pulizia della nostra piscina che per prevenire alcuni problemi che possono diventare dispendiosi in termini di tempo ed energie. Vediamo nel dettaglio a cosa serve il cloro, le varie tipologie e le quantità consigliate in piscine residenziali e pubbliche.

Cos’è e a cosa serve il cloro

Il cloro è il prodotto chimico più utilizzato al mondo per la disinfezione e la sterilizzazione delle piscine, e in generale è molto usato nella fabbricazione di diversi articoli detergenti. Viene prodotto principalmente dall’elettrolisi del sale: a livello chimico, il sale è cloruro di sodio, un composto costituito da molecole formate da un atomo di cloro e una di sodio. Attraverso la scissione della molecola, si possono ottenere il cloro e altri componenti con un’elevata azione disinfettante.

L’inserimento del cloro libero è una delle basi per un corretto trattamento dell’acqua della piscina. Può avere efficacia solo con determinati valori del pH, precisamente tra 7,2 e 7,6. Per raggiungere questi valori, possiamo utilizzare cloro in pastiglie, liquido o in polvere. Vediamo quali sono le differenze tra questi utilissimi agenti disinfettanti.

Cloro shock o dicloro

Il cloro destinato a clorazioni shock è chiamato dicloro e solitamente si presenta in formato granulare, per uno scioglimento più rapido. Si parla di cloro shock proprio perché è utilizzato quando si vuole realizzare una disinfezione veloce e approfondita, riducendo al minimo i tempi ed eliminando tutti gli elementi inquinanti con l’inserimento di un’elevata dose di cloro. Questo trattamento è particolarmente indicato a inizio stagione, quando si deve riaprire la piscina dopo un lungo periodo di inattività e si rende necessaria un’igienizzazione profonda. Ad ogni modo, il trattamento shock da cloro andrebbe effettuato con una certa regolarità durante tutto l’arco di tempo in cui la piscina viene utilizzata, soprattutto in caso di acqua torbida che può essere una spia della presenza di alghe. Il cloro granulare contiene circa il 60% di cloro utile, è stabilizzato e ha una maggiore concentrazione e stabilità, fattori che favoriscono un minor consumo stagionale rispetto al cloro liquido.

Cloro liquido

Il cloro liquido è normalmente più economico rispetto al cloro in granuli e ha un livello di pH più alto, che si aggira intorno ai 13, è quindi fortemente alcalino. Se il cloro granulare è più indicato per le piscine di dimensioni medio-piccole, il cloro liquido viene spesso utilizzato negli impianti più grandi, anche perché può essere immesso in piscina in automatico da apposite pompe dosatrici e questo lo rende di facile utilizzo. È indicato sia per clorazioni d’urto che per il mantenimento giornaliero.

Cloro in pastiglie

Il cloro in pastiglie o tricloro è un composto a lenta solubilità, che rilascia il 90% del cloro utile in un periodo che può andare da qualche giorno a 15 giorni. Le pastiglie si sciolgono lentamente e rilasciano la quantità di cloro necessaria a mantenere la piscina pulita e igienizzata per diversi giorni. A differenza del cloro liquido, non è possibile versare direttamente le pastiglie in piscina, essendo fortemente abrasive: queste potrebbero danneggiare in modo permanente il telo di rivestimento, provocandone la decolorazione definitiva. Le pastiglie devono essere sempre sciolte nello skimmer o in un dosatore specifico. Il cloro in pastiglie è consigliato per una manutenzione ordinaria della piscina, piuttosto che per un trattamento shock: questo proprio a causa della loro caratteristica di lento rilascio del prodotto, che impedisce di ottenere una disinfezione rapida.

Quanto cloro deve esserci in piscina

Il valore del cloro si misura secondo la scala PPM (parti per milione), l’unità di misura che riguarda i rapporti tra quantità con la stessa unità di grandezza. La quantità di cloro consigliata per le piscine residenziali si attesta fra 1 PPM (parti per milione) e 3 PPM (parti per milione), mentre nelle piscine pubbliche l’intervallo si colloca fra 0,7 e 1,5 PPM, che di fatto sarebbe il valore ottimale per ogni tipo di impianto. La misurazione della quantità di cloro presente in piscina può essere facilmente effettuata attraverso appositi kit disponibili in commercio. È un’operazione da compiersi con cadenza quasi quotidiana per cogliere in tempo qualsiasi diminuzione dei valori del cloro, che potrebbe provocare la torbidità dell’acqua e la formazione di alghe.

Qual è il dosaggio corretto

In caso di cloro in pastiglie, la frequenza di dosaggio dipende da vari fattori come la temperatura dell’acqua, gli eventi atmosferici avversi e così via. In generale, si consiglia di utilizzare almeno 1-2 pastiglie alla settimana per piscine di medie dimensioni. Per gli altri tipi di cloro, invece, si consigliano 50-100 g/m3 per la superclorazione e 10-15 g/m3 per il mantenimento ordinario (fonte: cloro per piscine). Ricordate sempre che dopo la clorazione shock non ci si può bagnare immediatamente, bisogna aspettare almeno due giorni.

Come sceglierlo

Come si è visto, il cloro è fondamentale per la manutenzione dell’acqua della piscina, ma possibile scegliere fra diverse tipologie, fra le quali ciascuna presenta vantaggi e svantaggi. Il cloro liquido, per la sua facilità di utilizzo, può essere la soluzione migliore per le piscine grandi e molto frequentate, mentre il cloro in polvere è consigliabile nel caso di piscine residenziali di piccole-medie dimensioni. Prima di acquistare il cloro, consultate il manuale degli accessori della vostra piscina per capire se avete bisogno di una tipologia specifica.

Redazione

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