Carfagna: Maternità surrogata sia reato anche all’estero

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Anna Tortora
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NARDONE

Mara Carfagna, onorevole di Forza Italia, ha presentato una proposta di legge per rendere perseguibile il reato di maternità surrogata, commesso da cittadini italiani all’estero. Con la maternità surrogata (utero in affitto) ci muoviamo su una strada toccata dalla medicina e dalla biologia che non è più semplicemente terapeutica e riparatista dell’organismo umano, per riportarlo alle sue funzioni, ma è una soddisfazione ad un progetto di desiderio.

È una strada molto tortuosa, non esente da possibilità di sbandamento.

“L’utero in affitto è una pratica aberrante che viola i diritti umani della madre e del bambino: per 9 mesi il corpo di queste giovani donne viene utilizzato come un’incubatrice e alla nascita del piccolo ogni legame con la madre viene troncato per sempre. Si tratta di un vero e proprio sfruttamento diffuso nei paesi più poveri, dove le giovani donne spesso non hanno altra scelta. Ho depositato una proposta di legge per estendere la perseguibilità del reato di surrogazione di maternità sulla procreazione assistita anche agli italiani che si recano negli Stati in cui è ancora possibile farlo, con pene che vanno dalla reclusione da tre mesi a due anni e multe da 600mila a un milione di euro. Questo dovrebbe essere un efficace deterrente a un business internazionale milionario”. Mara Carfagna.

La maternità surrogata è una tecnica di procreazione assistita in cui la madre “surrogata” porta avanti una gravidanza su commissione di altri.
Nella maternità surrogata si effettua, solitamente, la cosiddetta fecondazione in vitro.
La questione è molto delicata e non può essere messa solo sul piano dello slogan “Nessun Dio, nessuna legge, il corpo è mio”.
Molte femministe si sono schierate a favore della proposta della Carfagna. Il corpo di una donna non può essere veicolo di scambio, non può ridursi ad una vera e propria mercificazione.
Diceva Elio Sgreccia, padre della bioetica cattolica “C’è nel credo cattolico un’espressione ‘Gentium non factum’. Lo diciamo del Figlio di Dio, che è generato non creato. In un certo senso dovrebbe essere per ogni figlio, generato da un atto d’amore, non costruito come un oggetto di laboratorio”.
Questo è l’ethos. Mi direte “Questo è un pensiero cattolico”, sì è certamente cattolico, ma ha una sua ragionevolezza umana. E quando si vanno a scardinare delle strutture,  si va in altre direzioni che coinvolgono l’essere umano e la sua dignità nella sua totalità.

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Anna Tortora

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laurata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.