Cappato (Radicali) : ” Macron e ‘ il punto di svolta . Noi aperti ad un progetto Pan – Europeo , democratico e libertario”

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Il leader radicale Marco Cappato parla per la prima volta pensando ad un progetto politico attraverso una cosciente disamina della situazione europea e della svolta che deriveranno dalle presidenziali francesi . Avremo un Macron italiano ?

NARDONE

Roma, 4 mag. – La crescente impopolarità dell’Unione europea ha finalmente raggiunto la centralità politica che merita. La novità non riguarda tanto i nazionalisti d’ogni sorta, che da anni fanno fortuna elettorale con la rendita di posizione dell’attacco ai “burocrati di Bruxelles”. Con l’affermazione al primo turno di Macron ora si è scosso anche l’altro campo, quello di chi non ritiene utile disfarsi dell’Unione. L’ex Ministro di Hollande ha infatti indicato senza ambiguità una strada alternativa al balbettio confuso dei “governativi” di quasi tutta Europa, sempre pronti a scaricare su Bruxelles le proprie inadeguatezze, salvo poi sorprendersi come scarsamente credibili nell’arginare la demagogia anti-europea alla quale loro stessi hanno ceduto. Prima ancora che una proposta di riforma della UE, Macron ha infatti avuto il coraggio di esprimere orgoglio europeista, di mettere l’Europa al centro per cercare soluzioni invece che per accampare alibi.
Proprio perché il caso Macron è un potenziale punto di svolta, sarebbe pericoloso sottovalutare i rischi di quanto possa essere velocemente riassorbito. Il pericolo non viene tanto dal nemico “sovranista”, ma dai falsi amici della partitocrazia europea, pronti a caricare sul carro del (forse) vincitore la stessa mercanzia avariata dell’inter-governamentalismo, che vaste maggioranze conservatrici, socialiste, popolari e liberali hanno somministrato sotto il costante ricatto dell’emergenzialismo finanziario.
C’è infatti un punto sul quale ai detrattori dell’Unione europea (insieme alle esigue forze federaliste europee), difficilmente si può dare torto: L’Unione europea NON è democratica. E lo è ancora meno l’insieme di accordi per la “governance” ( cioè “governo senza democrazia”) dell’euro.
Se Macron è il segnale che l'”europeismo” può tornare a giocare d’attacco, è indispensabile individuare non solo contenuti, ma anche strumenti affinché questa nuova spinta non si riduca a operazione di marketing; che cioè non sia solo una confezione colorata a stelle gialle su sfondo blu con la quale impacchettare le esigenze di sopravvivenza di vecchie corporazioni politiche e sociali europee.
Per quanto riguarda i contenuti, Angiolo Bandinelli su questo giornale ha rilanciato il progetto di “federazione leggera” di Emma Bonino come decisivo in questa fase. Anche io ritengo che quella sia la strada da seguire, in particolare sul piano della difesa comune (solo così si può pensare di ridurre le spesi militari aumentandone l’efficacia) e della scienza europea (i rischi di isolazionismo scientifico sono già un tallone d’Achille per il Governo britannico). Aggiungo che la premessa indispensabile, da porre in modo chiaro ed esplicito ad ogni ipotesi di riforma, debba essere proprio la questione della “democrazia europea” e della cittadinanza. L’antica intuizione del Manifesto di Ventotene -di come la questione federalista dovesse venire prima di ogni divisione tra destra e sinistra- può essere seriamente declinata oggi soltanto se la questione della democrazia europea viene prima di quella delle “competenze” o del merito delle politiche. In altri termini: prima ancora di decidere se vogliamo un’europa liberale o socialista, e quali competenze ri-nazionalizzare o europeizzare, serve l’accordo di coloro che (da ogni schieramento politico) esigono dall’Europa meccanismi decisionali democratici e piena cittadinanza europea, che non significa solo legittimazione democratica diretta dei rappresentanti, ma anche diritto alla conoscenza dei processi decisionali, strumenti di iniziativa popolare pan-europea, diritti civili e politici comuni che riguardino anche i migranti (sul modello di ciò che Radicali italiani propone per l’Italia con il superamento della Bossi-Fini).
Per esprimere l’ambizione di un progetto democratico europeo, serve un soggetto politico europeo che corrisponda nella forma e nel metodo al tipo di Europa che si vuole creare. La questione del soggetto politico europeo è ineludibile, e rappresenta un problema anche per Macron. Forse Massimo Cacciari è troppo tranchant nello scrivere, riferendosi anche a Macron, che “tutti i leader, privi di ogni autentica struttura organizzativa (…) non rappresentano null’altro che i poteri non democratici che ne hanno voluto o favorito l’ascesa”. Ma certamente la questione del soggetto politico non può essere rimandata a un momento successivo. Ciò non significa riproporre vecchi modelli partitici, il superamento dei quali ha contribuito al successo di Macron. Significa invece concepire un soggetto politico pan-europeo democratico e libertario, cioè che decida su base europea, che sia aperto all’adesione di persone di qualsiasi appartenenza e nazionalità -comprese quelle extra-europee dei richiedenti asilo- e che non si lasci rinchiudere nella dimensione elettorale nazionale.
In Italia, l’importanza dell’Europa contro i potentati nostrani ne fece per decenni la popolarità, certo oggi appassita, ma forse non irrimediabilmente. Proprio dall’Italia, dunque, potrebbe nascere un nucleo promotore aperto a tutti i soggetti interessati -singoli, organizzazioni, rappresentanti istituzionali anche a livello locale- con l’obiettivo di innescare il processo di costruzione di un movimento per la democrazia e la cittadinanza europea che sappia guardare anche oltre le scadenze elettorali.

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