‘Canzone e…guapparia’, al Trianon Viviani la melologia drammatica di Merola e Mercurio allieta il teatro nei giorni di festa

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Cosa resta della ‘guapparia’ napoletana di un tempo? La produzione del Trianon Viviani lo racconta in scena con ‘Canzone e…guapparia’, a teatro fino al 30 dicembre.  Lo spettacolo di origini popolari, affida a due personaggi con ruolo di giornalisti, uno americano e l’altro napoletano, seduti ad un caffè, la lettura di una Napoli che fu con le sue espressioni dei vicoli. “La giustizia è un’apparenza; – racconta il cronista napoletano che dona attualità alla drammaturgia – la violenza si ciba sempre dell’assenza dello Stato. A Napoli per il popolo esiste una giustizia amministrata in maniera alternativa. Il giudice unico in ogni diatriba di quartiere è il violento per antonomasia”.

Sarà dunque con questi occhi che il pubblico scruterà sulla scena, la fenomenologia che affonda le radici nella guapparia, retta dalla sceneggiata che vede come protagonista al Trianon Viviani, Francesco Merola, erede di quel Mario che a questo genere di spettacolo ha dato lustro a Napoli e nel mondo. Il giovane Merola è Don Michele e recita con la moglie Marianna Mercurio, che per l’occasione interpreta Donna Regina. I due personaggi vivono la loro tenzone di capo quartiere. La donna è dedita all’usura, Don Michele è un guappo alla vecchia maniera con una sua paranza. Facilmente, tra una canzone di rivendicazione ed un incontro con il personaggio che di turno si avvicenda sul palco, si evince quanto al guappo basti affermare il principio del più forte senza voler per forza uccidere. In questa fotografia del passato, perfettamente dipinta sulle quinte dal lavoro scenografico di Bruno Garofalo, per l’occasione anche regista, i reporter sottolineano che lo Stato non varcherá mai l’uscio di un basso che puzza di rancido e di miseria, pertanto povertà e violenza, non potranno mai essere completamente estirpati. La coppia nella vita e sulla scena, Merola – Mercurio, funziona nel genere. In vero la Mercurio spicca nella sua recitazione in lingua napoletana. È regina della sceneggiata al Trianon, di nome e di fatto. In qualità di napoletana verace conferisce la sua valorizzazione di genere con un cantato ed un recitato che sposano benissimo la tipologia teatrale, sostenuta da una notevole presenza scenica che accompagna Merola sul palcoscenico. Di papà Mario qualcosa si intravede nel figlio Francesco; la fierezza posturale, il vibrato usato nella canzone popolare partenopea, nonostante Mario resti insuperabile in qualità di re della sceneggiata. Va sottolineato come Francesco tenga a far rivivere un genere nato negli anni ’20 e proliferato grazie al padre, al cinema e nel mondo, che altrimenti potrebbe essere accantonato.

Lo spettacolo è più che altro un riassunto dei temi della sceneggiata ed un omaggio alle canzoni che l’hanno resa celebre. La trama, abbastanza semplice, mostra come il senso d’onore del guappo, lo porti inevitabilmente a perdere amori, amicizia e rispetto, perchè dalla morte causata e procurata, non si potrà mai più tornare indietro. Don Michele è infatti ammirato nel suo quartiere napoletano, tanto che gli altri membri della sua paranza desiderano emularlo; è innamorato di Margherita la fioraia, interpretata da Tiziana De Giacomo, ben calzante nel ruolo, ed è a sua volta amato da Donna Regina, che cercherà a tutti i costi di volerlo per sè, fino a causare il drammatico epilogo che porterà il guappo a perdere tutto.

Il cast di amici della sceneggiata, considerando la fedeltà degli attori coinvolti nel genere, affida il plauso del pubblico a Antoine, Mattia Cioffi, Michele Costantino, Marcello Cozzolino, Francesco Del Gaudio, Oscarino Di Maio, Raffaele Esposito, Laura Lazzari, Maurizio Murano, Alessio Sica e Sara Testa, mentre le musiche di Pino Perris, eseguite dal vivo, conferiscono un quid piacevole alla resa scenica. E’ però nell’esecuzione dal vivo di Guapparia, brano cult di Libero Bovio, che Francesco Merola riceve il suo più caloroso applauso, con tanto di acclamazione che vale per se stesso e naturalmente per il padre Mario, di cui, attraverso la riproposizione della sceneggiata, non si può perdere memoria.

 

Foto di Arturo Favella

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.