Cachet milionari per le attrici porno. Dalla Jameson alla Grey

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NARDONE

Roma, 23 mar. – Trenta, quindici, dieci milioni di dollari. Un tempo considerate piaghe dalla dubbia moralità, le attrici porno sono oggi star dai cachet hollywoodiani. Tanto celebri e ricche da aver indotto l’ ancor più celebre Playboy a sguazzare tra i back-office dell’ hard per tirarne fuori classifiche di stampo forbesiano. Quindici nomi campeggiano sul sito Internet del colosso fondato da Hugh Hefner, illuminando le retrovie di un mondo mediaticamente inesplorato. Un mondo di cui la quarantunenne Jenna Jameson pare essere regina incontrastata. Stando ai dati forniti da Playboy, spetta a lei, bionda atomica detentrice del titolo di «milf», lo scettro di pornostar più pagata dell’ anno: trenta milioni di dollari.
Sebbene il tempo abbia abituato a considerare gli uomini meritevoli di guadagni maggiori, la top 15 stilata da Playboy sembra sfatare il vecchio mito. Medaglia d’ argento dell’ universo a tinte rosse è, infatti, Tera Patrick, cui il sapore orientale è valso un guadagno di 15 milioni di dollari. Cinque in più rispetto a quelli accordati a Peter North, tra i pochi uomini ad essersi aggiudicati la terza posizione e un posto in classifica. Contrariamente al comune pensiero, sono le donne a detenere il monopolio di un mercato in costante crescita. Paperoni dell’ ha. rd, le attrici po. rn. o occupano undici delle quindici posizioni della lista Playboy, lasciando ai colleghi maschi poco di che spartirsi. Oltre a North, dunque, solo i «veterani» Ron Jeremy, Lexington Steele e Evan Seinfield sono riusciti a non farsi fagocitare dalla strapotere di bustini e guêpière. Strumenti principe del commercio nascosto dietro lo spauracchio della rivoluzione se. ssu. ale. Dell’ emancipazione al femminile, della presa di coscienza di un corpo che non ha nulla di che vergognarsi. Le scuse, i pretesti, di cui le po. rn. ostar si riempiono la bocca pur di vendere se stesse come modelli di riferimento sono tanti e triti.
Eppure, nel mare magnum di paroloni e ideologie, un concetto ritorna sempre, con la stessa illusoria prepotenza: quello di libertà. «Siamo libere di fare se. sso a fronte di telecamera. Siamo libere di lucrare sulle nostre forme e sul nostro sex appeal», chiosano le star dell’ hard con frequenza sostenuta, ma senza la profondità di pensiero che fu di Moana Pozzi. Valentina Nappi, si dà arie da filosofa e dibatte addirittura su Micromega.
Sasha Grey (tredicesima in classifica con un reddito pari a 2,5 milioni di dollari) invece scrive libri, e fra tutte è probabilmente la più dotata (di talento letterario e senso critico). Poi ci sono quelle disposte a fare di tutto pur di dominare il gossip, come Mia Khalifa, che ha reso note le avances ricevute da alcuni vip. A volte basta un tweet, una foto, qualche dichiarazione a metà strada tra l’ osceno e il ridicolo. Altre volte, invece, è bene spingersi su terreni sdruccevoli, dove porn ografia diventi sinonimo di aiuto sociale.
«Meglio fare la pornostar che l’ Olgettina», dichiarò qualche mese fa la buona Valentina Nappi, cui il viaggio negli Stati Uniti non impedì certo di esprimersi su questioni di rilevanza nazionale. «Noi facendo il porno facciamo qualcosa di progressista», aggiunse poi, delirando sui risvolti sociali del proprio mestiere. Che, ormai ampiamente sdoganato da Youtube, Youporn e servizi affini, pare essere diventato foriero di un successo pop. Tanto pop da aver trascinato stelle dell’ ha. rd nel cuore di Hollywood, delle televisioni via cavo, dei governi (inter)nazionali (vedi Cicciolina e l’ ex modella erotica Sofia Hellqvist).
Il tutto senza provocare il benché minimo sdegno. Perché le stelle dell’ ha. rd, miliardarie dalle ciglia finte, hanno trovato il modo di mistificare la propria natura imprenditoriale nascondendola dietro la maschera dell’ impegno morale. Femministe femminili (o presunte tali), hanno sostituito i maglioni infeltriti con regg. ise. ni minuscoli e gridato al mondo che per rivendicare diritti, libertà e consapevolezza non è necessario l’abbruttimento fisico. Chapeau.

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Redazione

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