Boom di maschicidi in Italia, ecco le stragi atroci e silenziose degli uomini

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di Daniela Portella.

L’Italia non è un paese sicuro. Non lo è nemmeno per gli uomini, visto che, proprio in queste ore, si è tornato a parlare di maschicidi, aggiornando ancora una volta il lungo e triste elenco degli uomini vittime della violenza delle donne. Nell’ultimo anno, complice il Covid e il lockdown forzato, sta diventando una vera e propria strage che non accenna a fermarsi. Uomini ammazzati con una ferocia e una violenza inaudita. Chi nella propria casa e chi in mezzo alla strada in pieno giorno sotto gli occhi dei passanti; spesso la furia omicida delle donne non risparmia neanche i figli e le persone vicine alle vittime. Sono le stragi atroci e silenziose degli uomini nel nostro Paese.

Carlo è la quindicesima vittima dall’inizio dell’anno e la quarta in poco meno di una settimana. L’architetto cinquantenne ucciso con più di 15 colpi di arma da fuoco dalla ex compagna, che non accettava la fine della loro relazione, si era confidato qualche giorno prima con un amico dicendo di non sentirsi più al sicuro e di temere il peggio. La killer è un’insegnante con gravi problemi economici con la quale la vittima aveva avuto una relazione. Nel pomeriggio di ieri ha raggiunto l’uomo all’interno dello studio in cui lavorava, e forse al culmine dell’ennesimo litigio ha sparato quindici colpi, di cui quelli al collo e al petto sono risultati fatali. Per lui non c’è stato niente da fare; è morto poco dopo l’arrivo in ospedale. È l’ennesima vittima dell’amore malato di una donna che non voleva saperne di una relazione finita. È boom di maschicidi: Carlo, Mario, Giovanni, Antonio, Francesco. Storie simili sono l’epilogo di un’idea distorta dell’amore che si trasforma in possesso, una strage senza fine che non sembra possibile arrestare. Non basta, come sta accadendo in questi mesi, chiedere agli uomini di fare più attenzione o di non rientrare a casa tardi la sera da soli, perché, come dimostrano anche gli ultimi casi, la maggior parte delle volte l’assassina ha le chiavi di casa, è una moglie, una fidanzata, una ex, ma anche una madre, una sorella, un’amante o una pretendente respinta. Donne che pensano di essere padrone delle vite degli uomini, di possederle e di poterne decretare la fine. La pandemia di Covid-19 e il lockdown hanno pesato sul numero di omicidi commessi in Italia, ma niente di quanto scritto finora è vero. I casi riportati sono casi di cronaca reali accaduti negli ultimi mesi, ma le notizie sono state cambiate. Sono stati modificati i nomi, le età, le città e le vite dei protagonisti, ma non il tono con il quale spesso vengono date notizie di questo tipo; soprattutto è stato cambiato il loro genere. Nessuna delle vittime è un uomo. Secondo quanto emerge dal report dell’Istat sulla criminalità e gli omicidi, nel 2020 si è registrato un forte calo degli omicidi, ma un altrettanto decisivo aumento dei femminicidi. In particolare, nel primo semestre del 2020, gli assassini di donne sono stati pari al 45% del totale degli omicidi (contro il 35% dei primi sei mesi del 2019), mentre hanno raggiunto il 50% durante il lockdown. L’Osservatorio Diritti ci ricorda che dal 9 marzo al 3 giugno 2020, durante l’emergenza Coronavirus sono stati 44 i femminicidi in ambito familiare-affettivo, il 75,9% dei 58 omicidi di quel periodo.

Nel nostro Paese c’è stato un femminicidio ogni tre giorni, aumentando a uno ogni due durante il periodo del lockdown, per arrivare al dato shock del febbraio 2021: 3 donne uccise nel giro di 24 ore. Non esiste neanche il “maschicidio” come controparte del femminicidio in realtà, perché i femminicidi non sono omicidi qualunque. Si chiamano femminicidi non perché indicano il genere della vittima, ma per la modalità dell’omicidio; sono tutti i casi di donne uccise in quanto donne. Eppure in Italia si fa ancora fatica a parlarne senza ricorrere ai luoghi comuni ricorrenti che li descrivono come “raptus”, “gelosia”, “amori malati” o “tragici incidenti”, perché in un modo o nell’altro si tende a giustificare e a minimizzare quanto accade. Noi ci siamo semplicemente abituati a questi eventi, a queste storie di violenza ormai sdoganata e normalizzata. Il problema è che non ci rendiamo conto dell’emergenza in corso: non c’è più stupore, né rabbia o indignazione. Il modo in cui se ne parla ha spinto l’opinione a considerarlo come un fatto ormai inevitabile, fino ad accettare l’abuso dell’uomo nei confronti della donna come qualcosa di normale, una sorta di legge di natura. Per questo ci siamo chiesti che cosa accadrebbe se ogni due giorni invece di una donna venisse ucciso un uomo, provando a immaginare come sarebbe stato. Dacia Maraini dalle pagine del Corriere della Sera a fine febbraio ipotizzava che probabilmente i giornali si scatenerebbero e si leverebbero voci scandalizzate, urla e denunce. Qualcuno invocherebbe di ritornare alla pena di morte e certamente si teorizzerebbe che le donne sono malvagie per natura, nemiche dell’uomo e che per natura tendono a distruggerlo. Decine di psichiatri sosterrebbero che le donne sono incapaci di vincere la gelosia, portate al crimine e oggettivamente pericoloso.

Daniela Portella

Avvocato civilista da circa 25 anni , cattolica , due figli, oltre al territorio partenopeo ha lavorato nel nord est in particolare Udine e Trieste ove ha riscosso molto successo tra gli imprenditori e salvando molti imprenditori che erano coinvolti con contratti usurari di banche senza scrupoli . Impegnata anche in politica ha ricoperto la carica di assessore all’ecologia , sport e verde pubblico nel comune di Cardito .Da sempre a fianco delle donne contro ogni forma di violenza sulle donne ha organizzato corsi di autodifesa dedicati alle donne ‘ giù le mani ‘ che hanno riscosso molto successo