Avellino, il prefetto: «Spopolamento e dissesto sono pericoli da battere tutti insieme»

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Nel ricordo delle vittime del sisma dell’80 ribadita la necessità di tutelare il territorio e i paesi dell’Irpinia

«La memoria ci insegna che siamo in un territorio drammaticamente fragile che ci chiede cura. Non basta l’emozione senza un progetto» sono le parole del prefetto di Avellino Paola Spena, pronunciate ieri durante la visita del parco dedicato alla memoria di 432 vittime del terremoto del 1980. «Abbiamo gli strumenti per prevedere finanche le tragedie, impossibile non metterli in pratica».

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«Qui in Irpinia è nata la protezione civile nazionale – ha ricordato il prefetto, in una intervista oggi a “Il Mattino” – un moto di solidarietà che ha messo in secondo piano anche i ritardi di quei drammatici momenti».

Per il prefetto la soluzione per affrontare il dissesto che continua a funestare il territorio è «con una coscienza che si forma nelle scuole, nei luoghi della cultura innanzitutto. Ma anche con un grande piano che utilizzi i fondi nazionali ed europei. Si tratta di una priorità».

«Abbiamo a che fare con fenomeni che richiedono anche una ricostruzione delle coscienze», ha detto il prefetto Spena in relazione al disorientamento che è arrivato dopo gli anni della ricostruzione. «Ma si comincia dall’attrezzare il territorio contro lo spopolamento, contro al desertificazione del territorio che sono mali gravissimi. Senza gli uomini i territori restano nell’abbandono».

Ora l’emergenza Covid consente, per il prefetto, «risposte composte se si prende coscienza del problema come di un pericolo comune da affrontare, se non si valuta la reazione del singolo. basata sull’egoismo e si considera invece la capacità della collettività di rispondere».

Sulla sfiducia nelle istituzioni giunta quando le indagini scoprirono, indagando sui crolli, la presenza della camorra in Alta Irpinia, il prefetto sottolinea “il lavoro unico svolto dalle forze dell’ordine e dalla magistratura, che consente di spezzare il filo equivoco che c’è tra chi è nel bisogno e l’aguzzino. Il racket si combatte con gli strumenti che sono a disposizione, gli aiuti della stato esistono, spesso non si conoscono. Meglio ingaggiare un duello con la banca per un fido piuttosto che finire nel gorgo dell’estorsione. Questo è un salto culturale che la gente deve fare. La gente spesso non sa che anche anonimamente si può denunciare ad un posto di polizia qualcosa che non funziona, un ricatto piccolo o grande».

Tornando alle emergenze territoriali e alle sollecitazioni che arrivano dalla società il prefetto cita il capo della protezione civile: “Borrelli lo ha spiegato: serve un sistema di protezione della proprietà che faccia riferimento a vincoli assicurativi, ma la legge di base va costruita proprio sulla scorta delle esperienze drammatiche dei terremoti che ogni anno squassano l’Italia. Le emergenze si battono con norme chiare e facilmente applicabili e con le tecnologie».

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