Armi e minori: forum alla prefettura di Napoli

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Il prefetto: non è tema astratto ma di cronaca quotidiana. Occorre un approccio pragmatico e multidisciplinare

Per capire la portata del rapporto tra la circolazione di armi illegali e la grave devianza giovanile nell’area metropolitana di Napoli è sufficiente leggere i numeri del lavoro del Gruppo analisi interforze, coordinato dalla prefettura di Napoli e del rapporto Fire realizzato con il supporto della Commissione europea.

NARDONE

La prefettura, in sinergia con l’università Federico II, ha acceso i fari sul fenomeno promuovendo ieri una giornata di studi. Un lavoro di analisi ancora in corso e che si concluderà a marzo: non solo approfondimenti, ma anche la presentazione di software e algoritmi di prevenzione attraverso modelli predittivi.

«Non ci occupiamo di astrazione, ma di un tema che è nella quotidianità delle cronache napoletane per cui occorre un approccio ragionato, pragmatico e multidisciplinare» ha detto il prefetto di Napoli, Marco Valentini scorrendo i dati.
Nel 2019 sono 268 i minori denunciati, 33 gli arresti solo se si guarda ai numeri della polizia. A cui si aggiungono quelli dei carabinieri con 51 minorenni arrestati, due per tentato omicidio e 38 per rapina. Negli ultimi trenta giorni, dal 20 gennaio a oggi, si contano già 18 reati commessi da minori.

«A preoccupare – ha commentato la procuratrice della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Napoli, Maria de Luzenberger – è la recrudescenza dei crimini commessi dai minori nell’area partenopea».

«I soggetti coinvolti hanno tra i 17 e i 24 anni nel caso dei delitti. Il costante ritrovamento di armi da guerra è la spia della forte presenza della criminalità organizzata in determinati territori» ha spiegato il capitano del Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Napoli, Marco Zavattaro.

Giacomo di Gennaro, professore dell’università Federico II e tra i promotori dell’iniziativa ha sottolineato che «il problema della devianza minorile impone azioni preventive di tipo sociale e infrastrutturale». Un aspetto su cui ha insistito anche il professore Vittorio Amato, capo del dipartimento di Scienze politiche. «Occorre puntare su un approccio della ricerca che abbia ricadute sul territorio e la società».

Il presidente per il Tribunale per i minorenni di Napoli, Patrizia Esposito, ha posto l’accento sulla rieducazione e sui percorsi di responsabilizzazione per i giovanissimi, poiché nel fenomeno della devianza giovanile è centrale l’incidenza della povertà educativa, e spesso «la camorra è ritenuta l’unico sistema di welfare affidabile» ha detto Maria Iavarone, professoressa dell’università Parthenope, ripercorrendo le storie di alcuni ragazzi.

Elia Lombardo, docente al Master di criminologia della Federico II ha spiegato che «alcuni crimini sono prevedibili perché frutto della combinazione di elementi come giorno, orario, target che si presentano in maniera ciclica e stanziale. Tramite alcune analisi si possono elaborare modelli con percentuali di prevedibilità fino all’80 per cento».

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