Antonio Polito ci parla del suo nuovo libro ‘Le regole del cammino’

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Anna Tortora

Il carattere comune che emerge dal rapporto fra modernità e religione in Europa è, sicuramente, la complessità relativa non solo alla definizione di spiritualità, ma anche alla configurazione delle forme che il fatto religioso ha assunto nei vari Paesi attraverso i processi di cambiamento caratteristici del nostro tempo.
Molto spesso i grandi interrogativi sul senso della vita e sul suo valore non sono più al centro dell’esistenza umana. L’ uomo è spinto da desideri e questa forza interna che lo porta a cercare una cosa migliore non può essere ignorata, anzi deve essere considerata seriamente.
Antonio Polito, editorialista e vicedirettore del Corriere della Sera, ci illustra la sua esperienza  in questo cammino quasi mistico “D’ora in poi niente per noi sarà più una passeggiata”.

– Ciao Antonio, mi descrivi questo tuo cammino?
“Certo. ‘Le regole del cammino’ è il frutto di un’esperienza, il cammino di San Benedetto è un cammino di diciannove giorni, io e miei amici ne abbiamo percorso poco più della metà. Un itinerario disegnato che parte, ovviamente, da Norcia, alle propaggini dei Monti Sibillini, passa da Subiaco fino a Cassino, attraversando i luoghi più rappresentativi della vita di San Benedetto.
A Montecassino, lui fondò un cenobio di monaci ed è una contraddizione, perché monaco deriva dal greco e signica uno solo. Sai bene che i primi monaci cristiani si isolavano dal resto della gente per andare a vivere da soli in luoghi appartati e lontani dai centri abitati. Essi erano monaci eremiti. Il monachesimo dal III-IV in poi si diffuse in tutta Europa.
Per favorire una serena vita comune si creò una ‘Regola’ e in Occidente la Regola più diffusa fu quella di San Benedetto da Norcia che fondò l’ordine dei benedettini. Grazie al loro lavoro, alla loro Regola, si perpetuerà la cultura classica che era stata deperita dai barbari. Hanno salvato i testi latini, la lingua latina. Hanno salvato le basi della civiltà occidentale.
Paolo VI ha insignito Benedetto da Norcia Santo patrono principale d’Europa; Jaques Le Goff quando parlava di semi della civiltà europea si riferiva all’elemento maggiore che è il cristianesimo. Io sono europeista e questo viaggio tra Umbria e Lazio, tra la civiltà comunale italiana, mi ha fatto pensare alle radici dell’Europa ed ha reso più forte la ricerca spirituale mia e degli altri camminatori. Queste zone hanno un alto concentrato di Santi, naturalmente il cristianesimo coincide con il cammino di San Francesco d’Assisi…ho visto un dipinto sul muro in cui San Francesco non ha ancora le stigmate.
Cosa dire poi del Sacro Speco situato nella parete rocciosa del monte Taleo, presso Subiaco, dove San Benedetto visse da eremita. I cristiani in questi luoghi lavorarono davvero con grande efficacia.
A Veroli, nella Basilica a lei dedicata, ci sono le reliquie di Santa Maria Salòme. E sempre a Veroli vi è l’abbazia di Casamari dove per un po’ ci furono i monaci benedettini”.

– La regola benedettina vale anche oggi?
“Certo, perché la pandemia ci ha insegnato che abbiamo dei doveri verso noi stessi e verso gli altri. Noi avevamo percepito la libertà come una liberazione da tutto e non è così. Bisogna, invece, ricostruire il giusto equilibrio tra libertà individuale e benessere comune”.
Ti conobbi che eri ateo.
“Mi sono definito a lungo ateo, ma attraverso delle profonde riflessioni ritengo di essere deista.
Il deismo nacque nel XVII secolo, in epoca illuminista, ricordiamo Diderot (filone ateo), Voltaire e Rousseau. Io seguo il pensiero di Voltaire e Rousseau che credevano ad un’intelligenza superiore, ad una volontà superiore creatrice del mondo. Ecco, io sono a questo punto”.

La crisi dello spirito moderno è venuta a profilarsi nella forma di una libertà illusoria, eccessiva: laddove la ragione emancipatoria aveva soluzioni chiare, organizzate all’interno di un significato onnicomprensivo e solare, la pandemia ha riscoperto l’oscura eccedenza della vita rispetto ad ogni libertà e il travaglio non risolto del negativo.
A questo evento, letto nell’orizzonte più ampio, Antonio Polito volge lo sguardo alla ricerca di un significato, che faccia della vita un cammino responsabile verso la speranza.

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.